Giovani artisti in campo per la pace
La mostra “Desideri di Pace”, piccola rassegna promossa dall’associazione Genti Arrubia, è visitabile a Quartu Sant’Elena fino al 13 maggio
di Stefano Biolchini
3' di lettura
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Ci sono piccole mostre in grado di sorprendere il visitatore ben oltre la fascinazione delle esposizioni più blasonate, tanto più se custodite in veri e propri scrigni con corredo di recondite wunderkammer. Sono stato per caso, su invito di un amico, a visitare “Desideri di Pace”, piccola rassegna promossa dall’associazione Genti Arrubia con il sostegno della Fondazione di Sardegna nell’ambito del Festival della Letteratura del Mediterraneo. Ebbene, in quel di un antico convento di cappuccini è stato un crescendo d’emozioni inattese. Dimenticati gli stereotipi e i più frusti cliché da buonismo prêt-à-porter, i ragazzi delle classi 2ªC e 3ªA dell’Istituto Comprensivo n. 4 di Quartu Sant’Elena si sono cimentati in un vero e proprio excursus sui mali, ferite e lacerazioni che la guerra comporta. Le loro piccole installazioni, raccolte in alte teche di legno scuro mi sono apparse fin da principio come la più autentica rappresentazione di quanto sosteneva Nelson Mandela: “La pace è un sogno che puo’ diventare realtà…ma per costruirla bisogna essere capaci di sognare”. Ebbene i cartonati, abitati da figurine e soldatini che si stagliano fra carri armati di compensato e di carta, hanno la capacità di descrivere minutamente come la realtà più straziante e acuta possa essere alleviata, e forse curata, solo dall’onirico desiderio di chi, con l’animo in crescita e naturalmente proiettato al futuro, abbia la capacità naturale di credere e poter sperare in un futuro migliore, dove “dalle canne di fucile spuntino fiori”.
Utopie
Utopie, ma senza utopia il mondo non può che essere inevitabilmente peggiore, come ben attesta una contemporaneità che crede nella forza e nel dominio del più forte e che calpesta inevitabilmente, col suo imperialismo imperante, gli ultimi e i deboli. Ecco dunque che le figurine di questi ragazzi, una in particolare con un bimbo che guarda ai palazzi in fiamme con fra le mani un palloncino a forma di cuore, a mo’ di cartello per gridare forte/in silenzio il suo alt alla distruzione del mio, e del nostro futuro, si fa emblema forse ingenuo, ma così denso di significanti, di un mondo che, così lacerato come quello odierno, non può che doversi affidare ai nostri ragazzi, che sempre più spesso, anche alla guida di goffe “Flotille” o soltanto dotati di penna e tam tam via social, danno prova di saper far valere il loro no a guerre, genocidi o tentativi di soprusi antidemocratici.
Emilio Lussu
E che dire dell’installazione del giovane autore che ha diviso e segnato il campo tra il verde di bandiere festanti tra i fiori e il cupo di croci e banconote, simbolo di un’economia di guerra che tutto soffoca e distrugge, e di una finanza predatrice per la quale le persone non sono che il nulla? Con la semplicità disarmante dei giovanissimi, ha riassunto senza sconti l’assurdità del mondo, e forse non è un caso che queste riflessioni così mature nascano fra i conterranei di quell’Emilio Lussu che così bene descrisse le atrocità del passato, dove i giovani Sardi, coraggiosi per una tradizione che di necessità ha sempre fatto virtù, furono il più atroce esempio di come gli ultimi fra gli italiani vennero sacrificati alle prime linee, perché da secoli condannati a non aver mai voce.
Sintesi icastiche
Semplicemente icastico nella sua sintesi politica il giovane che ha rappresentato il Palazzo di vetro dell’Onu in fiamme: la sua cruda sintesi politica lascia di stucco per maturità d’analisi politica. Non meno rappresentativo il piccolo mondo dell’autrice che con la plastilina ha riassunto il dolore e le ansie di una madre in fuga dai bombardamenti con il suo bambino per mano che guarda indietro al mondo che lascia, giusto a ricordarci che il dramma di chi è profugo non è minore a quello di chi vive di stenti intorno ai campi di battaglia, e che il tempo tremendo delle “madri courage e dei loro figli” non ha mai fine! Nella fretta di una visita imprevista non ho annotato i nomi di questi e di molti altri artisti in erba. Ora questo scritto vuol essere solo un piccolo rimedio e soprattutto un invito a visitare la mostra. Ai ragazzi che così plasticamente hanno mostrato gli orrori della guerra non mi resta che manifestare così il mio plauso e soprattutto l’invito a proseguire in questo cammino di testimonianza: è così che si formano i cittadini consapevoli che di qui a breve saranno i padroni del mondo. Questa è una buona partenza e le recenti vicende della cronaca veneziana dimostrano assai bene che abbiamo bisogno quanto mai di cittadini e di artisti liberi: è forse questo il connubio vincente per un futuro di pace?
“Desideri di Pace”, Quartu Sant’Elena, ex Convento dei Cappuccini, fino al 13 maggio






