Musica

Giovanni Allevi: parole e musica per comporre la speranza

L’incontro “Abitare la speranza. Quando la Musica attraversa il dolore e apre all’Infinito. Le speranze dei giovani in dialogo tra parole e musica” ha avuto per protagonista il compositore e filosofo.

di Stefano Biolchini

Abitare la speranza. Quando la musica attraversa il dolore e apre all'infinito. Le speranze dei giovani in dialogo tra le parole e la musica  Nella foto: Giovanni Allevi al Festival dell’Economia di Trento 2026

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La folta chioma di capelli grigi, le mani svolazzanti che accompagnano le parole ferme, mai gridate e dense, che riempiono l’aria, Giovanni Allevi, compositore, pianista e filosofo è stato l’ospite dell’incontro di grande successo “Abitare la speranza. Quando la Musica attraversa il dolore e apre all’Infinito. Le speranze dei giovani in dialogo tra parole e musica”, moderato da Nicoletta Carbone, la voce della Salute e del Benessere di Radio 24.

“Nella mia vita precedente alla malattia, mi era capitato diverse volte di suonare la mia musica in un reparto di oncologia. Devo confessare che il sentimento che dominava il mio cuore era la paura.

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Anche se quelle persone meravigliose, quelle donne col turbante dagli occhi insolitamente luminosi, facevano di tutto per farmi sentire a casa, magari mettendo da parte il proprio dolore, avevo addosso un’inquietudine generata da una sola parola: “tumore”, era lì, ovunque, spiega.

E prosegue il maestro: “Nella mia nuova vita, ero stato invitato ancora, questa volta in una oncologia pediatrica, con una differenza: mi sentivo uno di loro! Già all’entrata dell’Ospedale Pausilipon di Napoli, il sentimento che inondava il mio cuore non era più la paura o l’inquietudine, ma una infinita tenerezza. Avevo anche fretta di incontrare quei bambini e quei ragazzi. Sapevo che avrei calcato un luogo sacro e che quelle anime splendenti, esempio di vita autentica, mi avrebbero regalato attimi irripetibili. La stanza era tutta colorata. I piccoli angeli in corsia, col capo senza capelli, alcuni con una flebo attaccata, erano già disposti in semicerchio attorno ad un pianoforte verticale”.

E dunque “cosa suonare per un pubblico tanto speciale? Avevo pensato alle immancabili “Per Elisa” di Beethoven, la “Marcia alla Turca” di Mozart e la mia “Back to Life”, magari conosciuta da qualcuno di loro. Ho sollevato una mano sopra la tastiera, le dita tremavano: “parestesie”, ho pensato sorridendo in cuor mio” spiega il direttore d’orchestra e pianista. E poi “nella stanza è sceso il silenzio. Inspiegabilmente le mie mani sono cadute su altri tasti, su un’altra melodia che non avevo previsto, ma che era marchiata nella mia carne e che ha aspettato di manifestarsi solo in quel contesto: Do Re Fa# - Do Re - Do Re Fa# - Do Re.

Hanno riso tutti all’improvviso e poi è scoppiato un fragoroso applauso. Cos’era? Un segnale, una parola d’ordine che solo noi conosciamo. Noi siamo collegati da un codice segreto, noi che abbiamo visto il buio della sofferenza. Quando fai la flebo della chemioterapia, il meccanismo elettronico che infonde il farmaco ti avverte che l’infusione è finita con una simpatica melodia. Ho suonato proprio quella!” aggiunge il maestro.

“Tutti i pazienti oncologici e le infermiere la conoscono. Non potevo trovare brano migliore per iniziare il concerto più importante della mia vita. Poi ho continuato con la parte che avevo pensato ed ho aggiunto, per finire, “‘O surdato ‘nnamurato”. Cantare tutti a squarciagola “Oh vita, oh vita mia” lì, in quel luogo, con i bambini che accompagnavano il canto con gli strumentini a percussione e la direttrice dell’ospedale che cantava anche lei, è stato indimenticabile”.

Poi, “mentre uscivo dalla stanza, due ragazzine senza capelli erano già sedute al pianoforte e stavano improvvisando qualcosa a quattro mani, con il pubblico tutto intorno, come a voler continuare la piccola festa. Sono andato via con il cuore colmo di emozione e gli occhi lucidi. Grazie bimbe e bimbi, mi avete insegnato cosa vuol dire vivere pienamente.

Mi avete anche riportato alla vera essenza di essere artisti: non mostrare un’abilità o cercare di piacere a più persone possibili, ma per un attimo, solo per un attimo, uscire dal dolore e assaporare la gioia disperata della vita” ha detto il maestro che il 19 settembre, alla Reggia di Caserta, terrà un concerto dal titolo

“La Musica dall’Anima 2026”, serata speciale tra pianoforte, orchestra e ospiti. Ha eseguito “Aria”, “Back to life”, “Go with the flow”, “Our future”, “Tomorrow”. Applausi, senza bisogno di ulteriori note commento!

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