Ciclismo

Giro d’Italia, super crono di Ganna. Vingegaard non brilla, Eulalio resta in rosa

Il corridore della Netcompany Ineos ha preceduto il compagno di squadra Thymen Arensman, migliore tra gli uomini di classifica, distante 1’54”

di Dario Ceccarelli

L'italiano Filippo Ganna della Netcompany Ineos durante la decima tappa, una cronometro individuale del Giro d'Italia, da Viareggio a Massa, martedì 19 maggio 2026. (Foto di Gian Mattia D'Alberto / LaPresse) LAPRESSE

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Cos’è passato? Un missile? Un razzo misterioso? Un oggetto volante non identificato? Niente paura, quell’uomo in bicicletta che sfreccia più veloce di un jet ha un nome e cognome: si chiama Filippo Ganna, ha 29 anni, viene da Verbania e quando pedala contro il tempo è più veloce di Superman e Flash Gordon messi assieme. Pratica un altro sport, quello delle lancette: prima c’è lui, poi i comuni mortali con l’orologio a ricarica.

Questa volta Top Ganna, nella decima tappa del Giro, la cronometro Viareggio-Massa di 42 chilometri, ne ha fatto un’altra delle sue: non solo ha vinto alla stratosferica media di quasi 55 km all’ora, conquistando quindi il suo ottavo successo in carriera al Giro, ma ha stracciato la concorrenza rifilando distacchi pesantissimi, distacchi non molto frequenti in questo ciclismo super globalizzato dove, alla fine, con tecnologie e materiali ipermoderni, le differenze tendono ad appiattirsi.

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Per spiegarsi meglio, Ganna ha rifilato 3 minuti a Jonas Vingegaad, cioè il grande favorito del Giro d’Italia. Vero che il danese, giunto 13esimo, ha ampiamente deluso arrivando stravolto e scomposto al traguardo, però tre minuti sono una bella botta. E infatti Vingegaard, nonostante le aspettative, non è riuscito a sfilare la maglia rosa al portoghese Afonso Eulalio, curiosa rivelazione di questo Giro. Pur non essendo le cronometro il suo pane, il portoghese, con una bella azione d’orgoglio, è riuscito a limitare i danni concludendo la sua prova al 41° posto a quasi 5 minuti da Ganna.

Tanti rispetto a SuperPippo, ma non così tanti rispetto a Vingegard sul quale, prima della crono, aveva 2 minuti e 24”. Alla fine, di quel gruzzolo, gli sono rimasti solo 27 secondi che gli permettono, però, di conservare la maglia rosa. Un vantaggio minimo, certo, sufficiente a lasciarsi ancora alle spalle il Re Pescatore, che per una volta si lecca le ferite. Naturalmente, sulla prova non brillante di Vingegaard si è aperto subito il dibattito. C’è chi dice, tra gli apocalittici, che non è un bel segnale, che la crono non mente, soprattutto in prospettiva di una settimana sulle montagne. I più pragmatici pensano invece che il danese, dovendo poi incrociarsi al Tour con Pogacar, sia venuto al Giro per allenarsi e arrivare poi al top alla Grande Boucle.

Più probabile, a nostro parere, che questa sia la lettura corretta. Tenendo poi conto che, forma o non forma, Vingegaard è comunque secondo in classifica, a mezzo minuto da Eulalio, ma ben piazzato rispetto a quelli che dovrebbero essere i suoi rivali. Pellizzari, pur non crollando, è ora nono a 3 minuti e 3 e 36”. Anche l’austriaco Felix Gall, di solito sempre incollato al danese, ora è quarto a 2’24”.

Ecco, tra i possibili avversari di Vingo, quello più in palla è stato l’olandese Thymen Arensman, che oltre ad essere compagno di Ganna, si è anche piazzato secondo a circa due minuti precedendo il francese Cavagna, terzo classificato. Comunque ora Arensman, nella generale, è a quasi due minuti da Vingegaard.

Insomma, non è il Vingo migliore, ma le vere crisi sono un’altra cosa. E allora il povero Pellizzari? Tra virus ed eccessi di pressione mediatica, il ragazzo ha sofferto parecchio. Ora chiaramente i gradi di capitano passano all’australiano Jai Hindley, anche lui bastonato da Ganna (+3’31”), ma ancora ben piazzato in classifica con un sesto posto a un paio di minuti da Vingegaard.

Ma ci sarà tempo per parlare di Pellizzari. Ora i riflettori sono tutti su Ganna. Con i suoi 54,351 km\h nessuno è mai andato più veloce di lui in una crono superiore ai 40 chilometri. In pratica ha pedalato intorno ai 64 km all’ora. Una prestazione incredibile che ribadisce come il recordman dell’ora sia quasi imbattibile nelle prove contro il tempo. Questa è la sua 40esima vittoria da professionista, la 32esima a cronometro. Nella galleria degli specialisti, divide con Eddy Merckx, il primato di 7 successi al Giro. Ma il re delle lancette, alla corsa rosa, è ancora Francesco Moser con 12 vittorie.

Ganna, quando gli si fa notare il suo palmerès, si schermisce. Limitandosi a dire: «Sono andato davvero forte, una bellissima prestazione». E promette una cosa: «Ho un asso nella manica per il finale di stagione». Deve essere qualcosa di importante perché Pippo non è un tipo da annunci: anzi, uno che alle parole preferisce i fatti, cioè pedalare, come i grandi campioni di un tempo che non si vantavano mai troppo dei loro successi. Ganna è un magnifico diamante, ma dietro di lui (lasciando in sospeso il discorso su Pellizzari) altri metalli preziosi non si vedono. Comunque, questa volta, con SuperPippo, la festa la facciamo noi.

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