Ciclismo

Giro d’Italia: Giulio Ciccone conquista la Maglia rosa, Narvaez lo sprint

di Dario Ceccarelli

Il corridore italiano Giulio Ciccone del team Lidl Trek, che indossa la maglia rosa di leader della classifica generale, posa sul podio dopo la quarta tappa del 109° Giro d'Italia 2026, gara ciclistica di 138 km da Catanzaro a Cosenza. (Ansa)

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Mai fidarsi del Giro d’Italia. Mai. Dal suo cilindro, anche quando pensi che ci sia in programma la solita tappa di trasferimento, salta fuori sempre qualcosa di sorprendente. Che insomma non è in agenda di chi fa i pronostici e crede di saperla lunga.

In questo caso, tornando sulle strade della penisola dopo la parentesi bulgara, la sorpresa è doppia: perché non solo l’uruguaiano Guillermo Silva perde il primato arrivando al traguardo con oltre dieci minuti di ritardo, ma soprattutto perché la maglia rosa, dopo una tappa breve ma scoppiettante, tutta calabrese da Catanzaro a Cosenza (138 km), viene conquistata da un italiano, cosa ormai molto rara, da quel Giulio Ciccone, abruzzese delle Lidl Trek, che da una vita cercava, fortissimamente cercava, di afferrarla senza mai riuscirvi.

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Non vogliamo dire che fosse quasi un’ossessione, ma insomma un sogno che non si realizzava, questo sì. Era talmente sconsolato che per questo Giro, nonostante avesse già vinto in passato tre tappe e indossato anche la maglia gialla al Tour, Giulio aveva deciso di mettere da parte qualsiasi ambizione di classifica per dedicarsi soprattutto a qualche vittoria di tappa.

Ma la vita, anche quella dei ciclisti, è strana: quando meno te l’aspetti ti restituisce quanto non hai avuto in precedenza, E così è andata questa volta in una frazione che da descrivere fa venire il mal di testa perché nell’unica vera salita, quella di Cozzo Tunno, il gruppo si frantuma in una manciata di coriandoli, per il ritmo folle impresso dalla Movistar. Mentre l’ex maglia rosa, Silva, affonda nelle retrovie, davanti prendono il volo una sessantina di corridori che poi si giocheranno la vittoria sul traguardo di Cosenza.

In questo gruppo ci sono anche i big, da Vingegaard a Pellizzari, compreso il nostro Giulio Ciccone che, fiutato il colpaccio, cerca anche di acchiappare il traguardo volante prima di Cosenza per raggranellare qualche secondo di abbuono.

Alla fine, preceduto da Christen e Pellizzari, ne prende solo due, che comunque sono sempre meglio che niente. Poi sul rettilineo finale, in lieve pendenza, la volatona viene vinta dall’ecuadoriano Jhonatan Narvaez davanti al venezuelano Orluis Aular e allo stesso Ciccone che, in questo modo, con altri 4 secondi di abbuono, riesce a conquistare questa benedetta maglia rosa che inseguiva da una vita.

“Sì, la sognavo da quando, da bambino, ho cominciato ad andare in bicicletta. “Il mio sogno da ciclista era quella di indossarla, anche per una notte sola, ma godermela e sentirla mia. Nel 2016 al mio primo Giro mi sono detto: Giulio, devi riuscirci! Però mi sfuggiva sempre. Quest’anno, forse togliendomi la pressione della classifica, finalmente è arrivata. Ancora non ci credo. Ora vedrò cosa fare. Non faccio programmi. Certo, essendo abruzzese, mi farebbe piacere indossarla venerdì sul Blockhaus, ma sarà quel che sarà. L’importante è che ce l’ho fatta”, conclude Ciccone con gli occhi umidi di felicità

E ora che cosa succederà? Ha ragione Ciccone, inutile fare programmi. Tutto resta molto aperto con i migliori separati da un fazzoletto di secondi. Ciccone ne ha 4 di vantaggio Christen, Stock e Bernal; 6 su Arensman e Pellizzari. Il danese Vingegaard, il grande favorito, è undicesimo a 10 secondi.

Insomma, questo Giro è ancora tutto da scrivere. Però, almeno qui in Calabria, la sua pagina in rosa Ciccone l’ha scritta.

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