Ciclismo

Giro d’Italia, Vingegaard vince in solitaria a Pila e si prende la maglia rosa

Terza vittoria di tappa per il corridore danese che strappa la maglia rosa al portoghese Eulalio

di Dario Ceccarelli

Ciclismo - Giro d'Italia - 14ª tappa - Da Aosta a Pila - Italia - 23 maggio 2026 Jonas Vingegaard del Team Visma - Lease a Bike festeggia dopo aver tagliato il traguardo e aver vinto la 14ª tappa REUTERS/Jennifer Lorenzini REUTERS

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Eccola qua, la sentenza. Secca, inoppugnabile, al di là di ogni ragionevole dubbio. Finora, intravedendo qua e là qualche crepa, qualche piccolo ingranaggio non perfettamente oliato, qualcuno aveva sperato che non fosse poi così irresistibile, che forse era venuto qui in Italia ad allenarsi per il Tour de France e fare un po’ di cinema per guadagnarsi il viaggio e le spese.

E invece, nella prima tappa verità, la 14esima (Aosta-Pila di 133 km) con 5 GP e più di 4350 metri di dislivello, il danese Jonas Vingegaard, il grande favorito del Giro, in un colpo solo ha silenziato gli scettici prendendo sia la tappa che la maglia rosa, difesa con grande dignità dal portoghese Afonso Eulalio, ma persa onorevolmente qui a Pila, dopo 16 km di salita con pendenze fino al dieci per cento.

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Capitan Vingo ha fatto quello che fanno di solito i bravi capitani: prima ha fatto lavorare duramente suoi luogotenenti della Visma (Campenaerts, Kuss e Piganzoli), imprimendo un ritmo serrato al gruppo dei migliori, e poi a circa 4,5 km dal traguardo ha preso il volo andando a vincere con un vantaggio di una cinquantina di secondi sul solito Felix Gall, poi seguito da Hindley (+58”), Davide Piganzoli e Giulio Pellizzari, arrivati insieme con lo stesso tempo (+1.03”).

L’ex maglia rosa, Eulalio, scortato dal fido Damiano Caruso, è transitato dopo quasi due minuti e mezzo. Non sconvolto, però. Andato in crisi a metà dell’ultimo tratto, il portoghese si è infatti poi ripreso grazie anche alle premurose sollecitazioni di Caruso, perfetto nel suo ruolo di collaudato probiviro della Bahrain e affettuoso tutore di Eulalio che comunque, può vantarsi d’aver portato per nove giorni la maglia rosa.

Il sogno è finito, ma per un giovane di 24 anni, nato a Figueras, tra onde e spiagge, non è un’impresa da poco. Resta comunque secondo in classifica, un pensierino al podio può farlo.

Capitan Vingo ha fatto insomma un sconquasso. Non ha proprio ucciso il Giro, ma insomma, il pugno di ferro l’ha battuto. E i risultati in classifica si vedono: al secondo posto, dietro il danese, c’è Eulalio (+2.26”). Al terzo l’austriaco Gal(+2,50”). Al quarto l’olandese Arensman con oltre tre minuti. Il nostro Giulio Pellizzari, osservato speciale dopo la crisi dei giorni scorsi, è sesto a quasi 4 minuti e mezzo. Davanti a lui, in quinta posizione, il compagno Hindley (+3,43”).

Ebbene il nostro Pellizzari non è andato così male come si temeva. Non si è schiantato, insomma. Ha guadagnato anche qualche posizione. Diciamo che galleggia non lontano dal podio, anche se al momento, fossimo nel calcio, in Champions non andrebbe. Però aver superato questa strettoia è già un discreto passo avanti. Che dire? Speriamo bene. Tutti lo coccoliamo, forse perfino troppo. L’impressione è che Giulio sia uno di quei cristalli preziosi da maneggiare con cura. Certo vedere come Davide Piganzoli ha portato su Vingegaard, con quale piglio l’ha scortato (“sapevo che, dopo i miei compagni, sarebbe toccato a me. Ci tenevo, Jonas è un capitano fantastico”), verrebbe voglia di non vederlo solo al servizio degli altri. Comunque Davide, valtellinese di Morbegno, ha solo 23 anni. Deciderà lui cosa fare da grande.

Tornando a Vingegaard, 51esima vittoria, la terza a questo Giro, bisogna dire che è molto diverso dal suo rivale, Taddeo il Cannibale. Jonas non azzanna, vince in morbidezza quel sorriso buono, da Re Pescatore, che sembra quasi scusarsi per aver lasciati indietro gli avversari.

Al rullo, nel dopo corsa, con Eulalio si parlavano come vecchi amici che si perdonano qualche dispetto, che sanno che in corsa alla fine bisogna arrivare uno prima dell’altro. La prossima settimana ci sono ancora parecchie salite, tutto può succedere, il problema però è che non si vede un avversario all’altezza del danese, già vincitore dii due Tour e di una Vuelta. Un talento di 29 anni, che è riuscito a battere Pogacar e che se vince questo Giro diventerebbe l’ottavo campione della storia a firmare la Tripla Corona (Giro, Tour e Vuelta).

Chi sono gli altri? Eccoli: Anquetil, Gimondi, Merckx, Hinault, Contador Nibali e Froome, l’Aristocrazia del ciclismo.

“Questo era il giorno che stavo aspettando” racconta Vingegaard. “Avevo segnato con una x questa tappa, qui volevo prendere il controllo della gara e conquistare la maglia rosa. I miei compagni sono stati bravissimi, io ho solo dovuto completare il loro lavoro. E ora? Guardo la classifica e sono davvero soddisfatto. E’ andata ancora meglio di come avessi pensato”

Infine, dopo le fatiche del sabato, arriva una domenica di relativa tranquillità. Da Voghera si va a Milano passando per Pavia. 157 chilometri che più piatti non si può per dare sfogo ai velocisti e far riposare i big prima del gran finale che ricomincia martedì 26 maggio da Bellinzona. Questa domenica si spera che Jonathan Milan, il nostro sprinter friulano, riesca finalmente a far centro in una volata dopo un circuito di 16 chilometri con poche curve da ripetere quattro volte. E se non vedremo sul podio Milan, vedremo almeno Milano che, nelle domeniche di maggio, con i suoi vialoni napoleonici e il suo skyline futuribile, è sempre uno spettacolo sorprendente.

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