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Gli italiani sanno come vivere meglio, ma stress e ritmi frenano il cambiamento

La nuova edizione dell’Osservatorio Nestlé “L’età senza Età” fotografa la situazione nella penisola: i nostri connazionali sono promossi nella teoria della longevità, ma la pratica è un’altra storia

di Martina Soligo

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(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Gli italiani sanno come prendersi cura di sé. Almeno sulla carta, perché la pratica nella vita reale è poi un’altra storia. Due connazionali su tre, infatti, si considerano informati sulle buone pratiche di salute, ma sei su 10 si fermano alla teoria perché faticano a essere costanti. È la fotografia che emerge dalla nuova edizione dell’Osservatorio Nestlé “L’Età senza Età”, il progetto che dal 2009 analizza il rapporto degli italiani con alimentazione, benessere e stili di vita e che dal 2024 ha ampliato il proprio focus sui temi della longevità.

Con il contributo del coordinatore scientifico, dottor Giuseppe Fatati, nutrizionista e presidente dell’Italian Obesity Network, e della professoressa Patrizia Rovere Querini, direttrice dell’Unità Operativa di Medicina Generale a indirizzo salute metabolica e invecchiamento dell’Irccs Ospedale San Raffaele e docente di Medicina Interna all’Università Vita‑Salute San Raffaele, la nuova indagine ha l’obiettivo di evidenziare quanto sia essenziale adottare stili di vita equilibrati e orientati al benessere per migliorare la qualità della vita e, contemporaneamente, aiutare a comprendere quali siano gli ostacoli che ne rendono difficile l’adozione nella quotidianità.

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L’importanza della sana alimentazione

Quasi la totalità degli italiani tra i 35 e i 65 anni ritiene che nutrizione, benessere mentale ed emotivo abbiano un ruolo fondamentale nel percorso di salute. L’alimentazione è un tema particolarmente sentito dai più senior, anche se in generale oltre sette italiani su 10 conoscono le regole di una corretta alimentazione per invecchiare in salute, una quota che sale a otto su 10 tra le donne. Anche in questo caso, però, la pratica è un’altra storia: solo poco più della metà riesce a essere costante e uno su quattro ammette di farcela raramente. I principali ostacoli a mantenere un’alimentazione sana sono la difficoltà a perseverare con nuove abitudini (soprattutto nella fascia 45-54 anni), il costo dei cibi sani e la mancanza di tempo (entrambe le motivazioni espresse in particolare dai più giovani). «Tempi stretti e ritmi di lavoro intensi rendono difficile trasformare la teoria in pratica. La spesa è il primo vero atto di prevenzione: oggi si può conciliare salute, gusto e velocità, ma serve un minimo di pianificazione», commenta Giuseppe Fatati. Pianificazione che è utile anche quando si passa alla preparazione del pranzo o della cena, che viene visto come un momento piacevole per esprimere cura verso di sé e gli altri specialmente dai più senior (36%). Per il 21%, invece, viene vissuto in modo diverso a seconda della giornata, e per il 20% come un compito necessario senza particolare coinvolgimento.

Uno stile di vita sano, spesso non alla portata di tutti

Gli italiani sono consapevoli del ruolo dell’attività fisica nella longevità sana: due persone su tre praticano attività fisica moderata almeno una volta a settimana, un’abitudine diffusa e stabile in tutte le fasce d’età. Eppure, per oltre la metà degli italiani, oggi uno stile di vita sano non è alla portata di tutti, molto influisce l’ambiente circostante: per quasi un italiano su due la disponibilità di spazi urbani adeguati, come piste ciclabili o parchi, rappresenta un fattore che facilita la possibilità di fare esercizio fisico quotidiano. «La longevità si costruisce nelle piccole scelte di ogni giorno, soprattutto quando siamo stanchi o fuori routine. La volontà conta, ma deve essere sostenuta da un ambiente che renda facili le scelte sane», spiega Patrizia Rovere Querini. A questo si aggiunge il tema della wellness economy: «Servizi, palestre, programmi nutrizionali e soluzioni digitali sono concentrati nelle città e hanno costi non sempre sostenibili», aggiunge Fatati.

Relazioni e progetti futuri per stare bene

Per stare bene però, alimentazione sana e attività fisica non bastano. Fondamentali sono le relazioni e i progetti di vita. Per il 70% degli italiani avere progetti di vita è infatti la principale motivazione per prendersi cura della propria salute. La visione del proprio futuro è quindi la chiave motivazionale per perseverare e mettere in pratica le nozioni teoriche su cui i nostri connazionali sono ben preparati. Trasversalmente alle età, il bisogno principale per il futuro è sentirsi bene fisicamente ed emotivamente (oltre il 50%). A seguire, il desiderio di vivere meno anni ma in autonomia e buona salute (20%), un tema meno sentito dalle persone tra i 35 e i 44 anni. L’indagine di Nestlé evidenzia poi come le principali preoccupazioni legate alla propria longevità riguardano lo stress (42% del campione), la familiarità con malattie (38%, ma sale al 45% tra le donne), la solitudine (35%) e l’inquinamento (29% che sale al 35% per gli uomini).

Longevità e prevenzione riguardano tutti, ma le donne sono più preparate

Longevità e prevenzione sono tematiche che riguardano indistintamente uomini e donne, eppure queste ultime, secondo la ricerca, sono più preparate, almeno dal punto di vista teorico. Il 79% dichiara di sapere cosa significhi mangiare correttamente per invecchiare in salute (contro il 66% degli uomini), il 63% ha assunto integratori nell’ultimo anno per migliorare la salute futura (49% gli uomini) e il 45% indica la familiarità con le malattie come principale fonte di preoccupazione (percentuale che scende al 31% per gli uomini). Maggiore attenzione significa spesso maggiore responsabilità percepita: per molte donne, infatti, la longevità è già un progetto attivo, non solo un obiettivo. «Le donne vivono più a lungo, ma spesso con maggiore fragilità. Sono più consapevoli, ma continuano a prendersi cura soprattutto degli altri, trascurando sé stesse», osserva la professoressa Rovere Querini.

Controlli periodici, movimento costante e alimentazione equilibrata sono i pilastri per aumentare la qualità dell’invecchiamento, eppure da soli non bastano. Come illustra la docente, sonno, gestione dello stress e qualità delle relazioni sociali giocano un ruolo decisivo. Coltivare interessi, mantenere la mente attiva e circondarsi di persone con cui condividere esperienze aiuta a proteggere il benessere psicofisico nel tempo. «La longevità nasce dall’equilibrio tra tutti questi fattori, non da una lista rigida di regole», aggiunge Rovere Querini. «Oggi sappiamo che una parte significativa di un invecchiamento sano e attivo dipende da noi. È un cambiamento importante rispetto al passato, quando si pensava che la genetica determinasse tutto. Passiamo da una visione passiva a una più attiva, fatta di gesti concreti e piccole scelte positive ripetute nel tempo», conclude Fatati. Costruire uno stile di vita sano, dunque, è possibile, anche se è difficile essere costanti. A oggi gli italiani sono migliori nella teoria che nella pratica, ma per fortuna un italiano su due è convinto che non sia mai troppo tardi per cambiare.

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