Gli scontri in Yemen si spostano a Nord. Già centomila sfollati
Il blitz degli Houthi ha cambiato gli equilibri interni al Paese, probabilmente grazie alla defezione delle forze della Resistenza Nazionale. I militari vicini al governo di stanno però organizzando attorno a Taiz e i sauditi rispondono con l’aviazione. La Russia ha grande interesse nel blocco di Bab-el Mandeb, ma il suo ruolo non è per ora dimostrato
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La situazione in Yemen, successiva alla presa dello Stretto di Bab al-Mandab da parte degli Houthi, può essere interpretata come una transizione verso una nuova fase della guerra, non semplicemente come la fine di una campagna militare. Una parte significativa della mappa del potere si è spostata, ma la situazione rimane instabile e le linee del fronte sono ancora aperte a possibilità che potrebbero ridisegnare gli equilibri di potere nel prossimo periodo. L’ultima escalation è iniziata con l’incidente della Mahan Air, seguita dalla dichiarazione degli Houthi della fine di quella che hanno definito la fase di “de-escalation”, prima di annunciare un blocco navale contro le navi saudite con lo slogan “blocco per blocco”. Da allora, l’escalation si è accelerata, con entrambe le parti che impiegano droni e missili. Gli attacchi degli Houthi si sono concentrati sugli accampamenti dell’esercito yemenita fedeli al governo legittimo, sul porto di Mocha e sugli impianti energetici sauditi. Il 3 settembre, le forze Houthi hanno lanciato un attacco a sorpresa su vasta scala contro le aree a ovest di Taiz, in particolare Maqbana, Al-Wazi’iyah e Jabal Habashi, schierando un numero significativo di combattenti. Nella prima fase, le forze dell’asse di Taiz e la Resistenza Nazionale fedele al governo legittimo sono riuscite a resistere e ad assorbire l’assalto iniziale. Gli Houthi hanno ottenuto solo limitati successi, conquistando alcune colline e alture che dominano Bab al-Mandab, prima che le forze governative ne riconquistassero diverse.
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Il ritiro della Resistenza Nazionale
Questa fase è significativa perché le forze armate di Taiz stanno combattendo con gravi carenze di armi e munizioni e subiscono irregolarità nel pagamento degli stipendi. La loro resistenza di fronte all’attacco iniziale è un indicatore cruciale della natura della battaglia e della capacità dei combattenti locali di perseverare nonostante le risorse limitate. In seguito, gli Houthi hanno schierato ulteriori combattenti, mentre le forze dello “Scudo della Patria” – forze governative la cui leadership e formazione sono prevalentemente salafite – sono arrivate e sono riuscite a schierarsi e a stabilire il controllo di Hays e al-Khawkhah, a nord di al-Mukha. Tuttavia, il cambiamento più pericoloso è iniziato con il ritiro di unità delle forze della Resistenza Nazionale guidate da Tariq Saleh, che ha sconvolto il panorama militare, in particolare dopo la caduta del campo di Khalid bin Walid. La caduta ha dato agli Houthi una maggiore capacità di aggirare e mettere sotto pressione le forze dello Scudo della Patria, costringendo le truppe governative a ritirarsi da alcuni assi per riorganizzarsi. Tuttavia, i ritiri sono continuati e si sono intensificati, trasformandosi da semplici riposizionamenti in un fattore decisivo nel cambiare il corso della battaglia. Le testimonianze sul campo che abbiamo raccolto indicano che alcuni ufficiali affiliati alle forze di Tariq Saleh hanno coordinato i ritiri, ma questa informazione richiede un’indagine legale e militare indipendente prima di poter essere considerata conclusiva.
La situazione sul campo
Sul campo, l’esito è stata una rapida avanzata degli Houthi, culminata nella caduta della città di Mocha e del suo porto. A ciò si accompagnarono crescenti accuse contro Tariq Saleh, membro del Consiglio di Leadership Presidenziale, o alcuni suoi collaboratori, ritenuti responsabili della ritirata. Ci sarebbero, secondo alcune accuse, collegamenti con l’espulsione delle forze sostenute dagli Emirati Arabi Uniti e del Consiglio di Transizione del Sud dall’Hadramawt. Tuttavia, la gravità di queste accuse impone di non considerarle come fatti accertati. In seguito, gli Houthi hanno continuato la loro espansione verso sud, in direzione di Dhubab, vicino allo Stretto di Bab al-Mandab, per poi entrare nell’isola di Mayyun, una posizione geografica estremamente delicata nel cuore dello stretto.
Le battaglie sono state accompagnate da una massiccia ondata di sfollamenti da Mocha e da altre aree, stimata in oltre centomila persone. Alcuni si sono diretti verso Aden e Taiz, mentre altri hanno raggiunto Gibuti. Sono emerse anche segnalazioni e testimonianze di violazioni commesse dalle forze Houthi nelle aree in cui sono entrate, tra cui la confisca di case e proprietà private, il saccheggio di beni appartenenti a famiglie e donne e l’arresto di decine di uomini. Si segnalano anche profanazioni di tombe di oppositori e sparatorie contro di esse, pratiche che assumono una dimensione di vendetta che va oltre le operazioni militari stesse. Inoltre, Taiz, Mocha e altre aree popolate sono state teatro di bombardamenti indiscriminati, che hanno aggravato i rischi per i civili e ampliato la cerchia degli sfollamenti e della paura. Tuttavia, la caduta di Mocha e il controllo di Bab al-Mandab non significano la fine della battaglia. Gli scontri continuano a Taiz e le forze governative che si erano ritirate da Mocha si stanno riorganizzando. Se le dichiarazioni del governo si tradurranno in effettivi movimenti militari, è probabile che assisteremo a una ripresa dei combattimenti sulla costa occidentale e a tentativi di riaprire il fronte verso Mocha e Bab al-Mandab.
La reazione saudita
Al contrario, gli Houthi hanno annunciato che le rotte marittime rimarranno aperte alla navigazione e che la loro presenza a Bab al-Mandab non ostacolerà il commercio internazionale. Questa retorica sembra mirare a separare il controllo militare dello stretto dall’interruzione della navigazione, poiché gli Houthi comprendono che il controllo di Bab al-Mandab garantisce loro una significativa leva strategica, ma l’interruzione della navigazione potrebbe rapidamente trasformare questo vantaggio in un pretesto per un intervento internazionale più ampio contro di loro. A livello regionale e internazionale, circolano indicazioni su un ruolo iraniano e russo, sebbene la natura e la portata di tale ruolo richiedano ulteriori verifiche. Per l’Iran, il controllo di Bab al-Mandab da parte degli Houthi rappresenta un ulteriore vantaggio strategico, oltre allo Stretto di Hormuz, soprattutto in un momento delicato legato alle elezioni statunitensi e ai potenziali esiti riguardanti Teheran. La presenza di un alleato iraniano con capacità significative in prossimità di uno dei più importanti punti strategici marittimi fornisce a Teheran un ulteriore vantaggio in qualsiasi futuro confronto con gli Stati Uniti o i loro alleati, e potrebbe rendere Bab al-Mandab, insieme a Hormuz, parte di un più ampio sistema di pressione sulle rotte energetiche e commerciali. Per quanto riguarda la Russia, qualsiasi interruzione dei flussi energetici e un aumento dei prezzi del petrolio potrebbero servire ad alcuni dei suoi interessi economici e strategici, soprattutto alla luce della guerra in corso in Ucraina, degli attacchi contro le infrastrutture energetiche russe, delle pressioni occidentali sulle esportazioni di petrolio e della flotta ombra. Tuttavia, occorre distinguere tra una convergenza di interessi e la prova di un coinvolgimento diretto della Russia nel conflitto, poiché quest’ultima richiede prove più concrete.

