Gli studenti commossi per l'addio alla professoressa uccisa dal nipote
Tra la folla di amici e parenti che hanno riempito la parrocchia di San Stino di Livenza (Venezia), per il funerale di Chiara Guerra, durante la celebrazione risuonano le parole dei suoi alunni. Con la voce rotta dal pianto, dall'altare della chiesa gremita. La loro insegnante, assassinata a coltellate dal nipote 17enne l'11 giugno scorso a 52 anni
2' di lettura
2' di lettura
“Grazie per aver creduto in ciascuno di noi, per tutto il tempo che ci ha donato. Oggi le diciamo addio con le lacrime agli occhi ma anche con tanta gratitudine nel cuore. Faremo del nostro meglio per renderla orgogliosa”. Tra la folla di amici e parenti che hanno riempito la parrocchia di San Stino di Livenza (Venezia), per il funerale di Chiara Guerra, durante la celebrazione risuonano le parole dei suoi alunni. Con la voce rotta dal pianto, dall'altare della chiesa gremita, “i suoi ragazzi della seconda A” hanno confidato che “ancora oggi” faticano a credere che la loro insegnante, uccisa a coltellate dal nipote 17enne l'11 giugno scorso a 52 anni, “non entrerà più in classe”.
Chiedilo al Sole
Oltre il dolore
Ma nonostante il dolore, c'è spazio per un ringraziamento alla professoressa, perché “ha insegnato che ogni giorno va vissuto con coraggio rispetto e gratitudine”. Prendendo parola durante la cerimonia, alcuni studenti hanno descritto Guerra come “una docente capace di trovare sempre tempo per un consiglio, una parola, una presenza discreta ma costante. Di lei mancherà la sua voce, la sua gentilezza: ci ha insegnato - hanno detto - che la scuola non è un luogo solo dove si studia ma dove si sta insieme”. E insieme i giovani, alla fine della cerimonia in parrocchia, si sono posti in testa al corteo che, dietro all'auto funebre col feretro, ha sfilato fino al cimitero cittadino per la tumulazione.
Alunni come una squadra
In mano stretti alcuni palloncini bianchi e azzurri, mentre sulle magliette i ragazzi hanno stampato i loro cognomi e dei numeri, come fossero calciatori, per ricordare la composizione della classe in cui insegnava la loro professoressa. Durante l'omelia, il parroco di San Stino don Alberto Arcicasa ha richiamato il bisogno di rispetto davanti a una morte violenta: “Perché la morte, specie quando avviene in questo modo, è una tragedia per tutti. Non è un evento da cogliere per far spettacolo”, ha spiegato. Ha poi messo l'accento sul tema della “dignità della persona”. Ma anche sulla necessità “della vicinanza dovuta alla famiglia”, che è stata colpita da un “duplice dolore”. Tra gli ultimi interventi, anche quello di una collega di Guerra: “Vogliamo ricordarti come un sorriso, vederti nella nostra mente, risentire le tue parole e rivivere i nostri incontri”, ha detto la donna commossa. Alla cerimonia ha partecipato anche il sindaco di San Stino di Livenza, Gianluca De Stefani, che ha proclamato il lutto cittadino per l'intera durata del rito funebre.
Brand connect
Newsletter Scuola+
La newsletter premium dedicata al mondo della scuola con approfondimenti normativi, analisi e guide operative
Abbonati







