Gli Usa, in pressione sull’Europa, avviano la fase II contro la Fratellanza Musulmana
Lo scorso 23 luglio, il Dipartimento del Tesoro americano sanziona Mahmoud al-Abyari, alto esponente dell’organizzazione, con l’accusa di finanziamenti affini ad Hamas. Parte una nuova strategia di controllo delle fondazioni e delle attività presenti nel Vecchio Continente
di 24Ore NextMed
ai preferiti su Google
3' di lettura
I punti chiave
3' di lettura
Gli Stati Uniti alzano la pressione sull’Europa sul terreno più sensibile della lotta al terrorismo: quello del denaro. Non solo i canali clandestini, ma anche le strutture formalmente lecite - fondazioni, associazioni, charity e società commerciali - sospettate di alimentare le reti che sostengono Hamas. Il segnale arrivato da Washington segna un cambio di passo: il bersaglio non e più soltanto l’operatività militare o la singola cellula, ma l’architettura finanziaria e organizzativa che ne garantisce la sopravvivenza.
Chiedilo al Sole
La rete dentro l’Ue filo Hamas
Il passaggio più rilevante e arrivato il 23 luglio, quando il Dipartimento del Tesoro americano ha annunciato sanzioni contro Mahmoud al-Abyari, indicato come alto esponente dei Fratelli Musulmani egiziani e figura di vertice del loro segretariato generale, insieme ad altri tre individui e tre entità accusate di aver fornito sostegno materiale ad Hamas. Nella ricostruzione ufficiale americana, al-Abyari e una figura basata nel Regno Unito e avrebbe sostenuto campagne di raccolta fondi per organismi già finiti sotto sanzioni statunitensi per i loro legami con Hamas. Nel provvedimento rientrano anche soggetti e strutture attive tra Gaza, Turchia e Indonesia, a conferma di una rete che Washington descrive come internazionale e articolata. Le autorità americane parlano apertamente di charity di facciata e di reti finanziarie utilizzate per convogliare risorse verso l’ala militare di Hamas.
Il messaggio politico e chiaro. Gli Stati Uniti intendono colpire non soltanto chi compie o organizza atti di terrorismo, ma anche chi ne rende possibile la continuità attraverso il finanziamento, il coordinamento e la copertura istituzionale. E su questo terreno che Washington sembra voler aprire una nuova fase di pressione anche sugli alleati europei.
Controllo finanziario tramite sanzioni
A rendere il quadro ancora più significativo e il contesto delineato dalla Financial Action Task Force, che da tempo richiama l’attenzione sulla trasformazione del finanziamento al terrorismo. I flussi, secondo questa impostazione, sono sempre meno centralizzati e sempre più dispersi tra hub regionali, sistemi informali, attività commerciali e autofinanziamento, in un intreccio che rende più difficile distinguere tra attività lecite e sostegno occulto a reti armate. E proprio questa zona grigia a spiegare perchè l’attenzione americana si concentri oggi sulle infrastrutture apparentemente legali.
Le nuove sanzioni rafforzano inoltre la leva extraterritoriale degli Stati Uniti. Qualunque transazione in dollari o passaggio attraverso istituzioni finanziarie americane può ricadere nel perimetro di controllo di Washington, con il rischio di sanzioni secondarie per banche, intermediari, imprese o individui che continuino a intrattenere rapporti con i soggetti colpiti. Per l’Europa, e in particolare per il Regno Unito, questo significa che la partita non riguarda soltanto la solidarietà politica con gli Usa, ma anche la tenuta dei propri meccanismi di vigilanza finanziaria, regolatoria e giudiziaria.

