Economia Digitale

Google lancia Offerwall: la risposta al tracollo del traffico causato dall’Ai

Il colosso di Mountain View presenta una nuova soluzione per aiutare gli editori a monetizzare mentre l’intelligenza artificiale erode le visite tradizionali

di Marco Trabucchi

3' di lettura

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Si parte da un fatto: l’intelligenza artificiale sta rivoluzionando il modo in cui gli utenti fruiscono dell’informazione online. Fino a poco tempo fa, il meccanismo era semplice: si cercava “migliori smartphone 2025” su Google, si otteneva una lista di risultati, si cliccava sui siti specializzati e si leggevano (o si guardavano) le recensioni complete. Ogni click generava traffico, visualizzazioni di pagina e ricavi pubblicitari per gli editori (o i creator). Da oggi cambia tutto: con l’introduzione dei motori di ricerca AI, molti utenti saltano il passaggio di cliccare sulla fonte, perché la risposta la dà direttamente l’intelligenza artificiale. In pratica, l’Ai si informa al posto nostro, “leggendo” le fonti e servendoci un riassunto già pronto. Cotto e mangiato.

Un cambio di paradigma che la stessa Google ha contribuito a plasmare. Dopo aver introdotto sul suo motore di ricerca le funzionalità “AI Overview”, che forniscono risposte dirette senza necessità di cliccare sui siti, e persino i riassunti vocali “Audio Overviews”, ora l’azienda lancia ufficialmente Offerwall: uno strumento pensato per offrire un salvagente agli editori che vedono erodere il loro traffico organico.

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Cos’è Offerwall

Testato per oltre un anno con più di 1.000 editori prima del lancio ufficiale, Offerwall sfrutta l’intelligenza artificiale per determinare il momento migliore per proporre l’offerta a ciascun visitatore, ottimizzando così engagement e ricavi. In pratica, consente ai publisher di offrire diverse modalità di accesso ai contenuti: dai micropagamenti alla compilazione di sondaggi, dalla visione di pubblicità all’iscrizione a una newsletter.

I numeri (per ora) premiano

I primi dati forniti da Google mostrano segnali promettenti, anche se ancora limitati. Durante la fase di test, gli editori hanno registrato un aumento medio dei ricavi del 9% su un milione di visualizzazioni attraverso AdSense per annunci premiati. I clienti di Google Ad Manager hanno visto incrementi tra il 5% e il 15%. Uno dei casi studio più significativi arriva dall’India: il gruppo editoriale Sakal Media ha implementato Offerwall su esakal.com, ottenendo un incremento dei ricavi del 20% e fino a 2 milioni di impressioni aggiuntive in tre mesi.

Il ritorno dei micropagamenti

La strategia non è però priva di sfide. I micropagamenti – uno dei pilastri su cui poggia Offerwall – hanno una storia travagliata nel settore editoriale. Tanti tentativi, pochi successi: costi di gestione troppo alti, frizioni nell’esperienza utente, scarsa propensione a pagare anche piccole somme per un singolo articolo. Un esempio recente è quello di Post, una startup social finanziata da Andreessen Horowitz che puntava proprio sui micropagamenti per remunerare gli editori. Nonostante i soldi, ha chiuso i battenti nel 2024.

Google, dal canto suo, ha deciso di collaborare con Supertab, piattaforma che consente pagamenti minimi per accedere ai contenuti per periodi limitati (24 ore, pochi giorni, una settimana). Il servizio, ancora in beta, supporta anche abbonamenti e si integra direttamente con Google Ad Manager.

Personalizzazione, branding e controllo

Offerwall è pensato per essere flessibile e brandizzabile: gli editori possono personalizzarlo con il proprio logo e testi introduttivi, , decidendo quali opzioni mostrare agli utenti. Una funzione attiva di default consente agli utenti di guardare brevi spot pubblicitari per guadagnare l’accesso ai contenuti: è l’unica opzione che genera ricavi secondo i meccanismi standard di Ad Manager. E c’è anche un’opzione che consente agli utenti di indicare i propri argomenti di interesse: queste informazioni vengono poi utilizzate per migliorare la personalizzazione pubblicitaria.

Un equilibrio da trovare

La vera sfida per Google sarà trovare un equilibrio tra innovazione tecnologica e sostenibilità dell’ecosistema editoriale – da cui dipendono molti dei contenuti che nutrono proprio l’Ai di Google. Gli editori, dal canto loro, dovranno decidere se salire sul treno delle nuove forme di monetizzazione o continuare a puntare su un traffico organico che potrebbe diventare sempre più residuale, in un mercato in cui a fare da tramite tra contenuto e lettore non è più il clic, ma un algoritmo che “riassume tutto per te”.

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