«Grandi aziende fondamentali per una sicurezza che non ha più confini»
Oltre la collaborazione, sinergia tra pubblico e privato. Il messaggio emerso nel corso della seconda edizione del «Festival della Sicurezza» voluto da Luciano Carta e dalla Fondazione Vittorio Occorsio punta a creare un modello olistico che tuteli cittadini e aziende di fronte a minacce sempre più intrecciate. Il tutto, accettando l’attuale sfida geopolitica che spinge l’Europa verso la sovranità tecnologica
di 24Ore NextMed
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3' di lettura
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A Cagliari la due giorni sulla sicurezza italiana, europea e internazionale. Al centro del confronto - organizzato dalla Fondazione Vittorio Occorsio e voluto dal generale Luciano Carta, special advisor e già direttore dell’Agenzia esterna - crisi geopolitiche, minacce ibride, criminalità organizzata, infrastrutture strategiche e industria, con rappresentanti delle istituzioni, della difesa, del mondo accademico e del settore privato. «Il panorama internazionale è caratterizzato da una crescita continua delle competizioni tra nazioni e dei conflitti», ha dichiarato Carta in una intervista rilasciata ad Airpress. «L’attenzione pubblica si concentra soprattutto sui due principali teatri di guerra, ma nel mondo se ne contano quasi sessanta. A questo si aggiungono la minaccia ibrida, il ruolo crescente delle infrastrutture critiche e l’evoluzione delle mafie e delle altre organizzazioni criminali, anche straniere, che nel disordine internazionale trovano nuovi spazi di infiltrazione economica e di esercizio del potere, arrivando ad assumere una dimensione strategica transnazionale».
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A questo quadro, ribadito nei saluti di avvio ai lavori, si sommano clima, energia, materie prime, risorse naturali, acqua, salute, demografia e crescenti squilibri economici e sociali. Cambiano anche gli equilibri tra le organizzazioni internazionali, cresce il peso dei Brics, della Shanghai Cooperation Organization e dei Paesi non allineati, mentre gli Stati Uniti hanno progressivamente spostato il proprio baricentro strategico. Obama avviò l’allontanamento dal Mediterraneo, Biden diede attuazione al ritiro dall’Afghanistan e oggi Trump porta avanti un’azione spesso isolazionista. Così nella giornata di venerdì 18 settembre si sono svolti numerosi panel, ciascuno dei quali ha approfondito spicchi diversi del tema sicurezza con l’intento di offrire non solo un disegno d’insieme. Ma spiegare che senza un modello olistico di sistema non si può più gestire la sicurezza nazionale, quella dei cittadini e delle aziende.
Così, con il primo panel si partiti dalle crisi internazionali. Luigi Di Maio, rappresentante speciale dell’Ue nel Golfo, ha illustrato le prossime mosse di dialogo tra Bruxelles e i Gcc. Lorenzo Guerini, presidente del Copasir, ha illustrato le nuove sfide in ambito Nato e la complessa postura della politica italiana sul tema della Difesa e della sicurezza nazionale. Antonio Ardituro, sostituto procuratore presso la Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo, ha in modo semplice ed estremamente esaustivo spiegato come le diverse criminalità si intersechino tra loro e si sovrappongono. Non più semplici holding ma reti in grado di collaborare con attori esterni, criminalità fisiche e digitali con l’obiettivo di marginare sull’illecito e al tempo stesso amplificare gli effetti delle guerre ibride. Chiara Colosimo, infine, presidente della Commissione parlamentare antimafia, ha fatto il punto sui limiti legislativi, ma anche sui passi avanti effettuati negli ultimi anni. Infine, il vice direttore dell’Aise, Carlo Zontilli, è entrato nel complesso tema dell’Intelligenza artificiale, di che cosa significhi garantire la sicurezza nazionale in tempi di evoluzione tecnologica così accelerati.
Nel pomeriggio, il Festival ha affrontato la questione della resilienza dell’industria della Difesa e la necessaria autonomia tecnologica del Paese nel contesto europeo. Alessandro Ercolani, ceo di Rheinmetall Italia, Andrea Acampora, managing director della divisione Cyber di Leonardo, Roberta Pinotti, presidente della fondazione Pns, Gianluca Di Feo, giornalista di Repubblica e Emanuela Trentin, ceo di Veolia Italia, hanno analizzato la trasformazione delle filiere e l’impatto della competizione geopolitica sulle capacità industriali europee. Interessante la partecipazione di un operatore come Veolia al tavolo, segno che anche la sicurezza energica debba essere trattata nel perimetro più ampio della Difesa e della tutela nazionale. «In uno scenario di forti tensioni, in cui i cyber attacchi nel settore energetico sono cresciuti significativamente (+40% nel solo 2024), la sicurezza si fonda sempre più sulla resilienza delle infrastrutture strategiche», ha detto Trentin a chiusura del panel, «e delle catene di approvvigionamento, rendendo l’autonomia energetica e idrica una priorità nazionale. Di fronte a queste sfide, diventa essenziale un approccio integrato, attraverso un ecosistema di partner certificati: una filiera qualificata e costantemente monitorata, dove ogni segmento della catena di fornitura contribuisce alla sicurezza complessiva».
A chiudere il pomeriggio, infine, un focus sulle guerre ibride e l’impatto che procurano sulle infrastrutture e sull’informazione. Presenti Ivano Gabrielli, direttore del servizio Polizia Postale e per la sicurezza cibernetica, Antonio de Vita, chief security officer di Intesa Sanpaolo, Claudio Antonelli, vice direttore di 24Ore NextMed e Paolo Messa, senior fellow all’Atlantic Council.

