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Gravidanza: dall’alcol al tablet più cura nei primi mille giorni ma non al Sud

Migliorano i comportamenti di mamme e famiglie ma l’Italia resta lontana dagli standard. Il presidente Bellantone: “Ridurre le diseguaglianze”

di Ernesto Diffidenti

Blond pregnant woman leaning on to blue wall caressing her big belly gently pressmaster - stock.adobe.com

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Migliorano i comportamenti delle donne durante la gravidanze e delle famiglie nei due anni successivi al parte incidono sulla salute dei bambini e delle bambine ma restano ancora lontani gli standard raccomandati e differenze territoriali e sociali, in particolare al Sud. È il messaggio che emerge dall’ultima raccolta dati del Sistema di sorveglianza 0-2 anni promosso dal ministero della Salute, coordinato dall’Istituto superiore di sanità e realizzato in collaborazione con le Regioni.

“Non tutti i bambini e le bambine nascono e crescono nelle stesse condizioni – afferma Rocco Bellantone, presidente dell’Iss - . Le disuguaglianze sociali, economiche e culturali manifestano il loro effetto già prima della nascita e questo effetto tende ad ampliarsi nei primi anni di vita, condizionando la salute in tutte le fasi della vita. Per questo, una sanità pubblica attenta ai primi mille giorni non può separare la promozione della salute dalla riduzione delle disuguaglianze di salute attraverso la costruzione di comunità più giuste e più eque”.

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Primi segnali incoraggianti sulla prevenzione

I dati, comunque, mostrano segnali incoraggianti: sono ormai poche le donne che riferiscono di fumare o assumere alcol in gravidanza. Rimangono tuttavia ampi margini di miglioramento, sia rispetto a comportamenti “tradizionalmente” al centro delle politiche di prevenzione come l’assunzione appropriata di acido folico e l’allattamento, sia rispetto a temi emergenti quali l’esposizione di bambini e bambine a tv, tablet e cellulari e alla diffusione della lettura condivisa in famiglia. C’è ancora molto da fare anche sul sostegno alla genitorialità, evidenzia il report dell’Iss, con i dati che evidenziano una buona partecipazione delle mamme agli incontri di accompagnamento alla nascita, ma sono poche le madri che ricevono una visita domiciliare dopo il parto e poco più della metà sono i papà che usufruiscono del congedo, con importanti differenze territoriali.

“In questa edizione – spiega Enrica Pizzi, responsabile scientifica della Sorveglianza - la quasi totalità degli indicatori analizzati mostra un andamento positivo rispetto alla rilevazione del 2022, pur evidenziando ampi margini di miglioramento. Inoltre, i risultati confermano una forte relazione tra le caratteristiche sociodemografiche delle madri, come il livello di istruzione e l’area geografica di residenza, e l’aderenza alle raccomandazioni nei primi mille giorni”.

I comportamenti su acido folico, fumo e alcol

L’acido folico è uno degli esempi più chiari della distanza tra conoscenza e uso corretto. Il 93,2% delle madri dichiara di averlo assunto in occasione della gravidanza, ma solo il 35,4% lo ha fatto in modo appropriato. La maggior parte inizia quando la gravidanza è già avviata, riducendo l’effetto preventivo. Il dato più basso si registra in Campania, con il 24,6%, il più alto in Veneto, con il 44,4%.

Il fumo in gravidanza riguarda il 5,5% delle madri. La quota va dal 3,2% della provincia autonoma di Bolzano al 7,9% del Lazio. Dopo il parto, però, il dato cresce in tutte le Regioni: durante l’allattamento il valore più alto arriva al 10,6% in Sicilia. Nella stessa fase aumenta anche il ricorso a sigarette elettroniche e tabacco riscaldato. Al momento della rilevazione, il 30,2% delle madri aveva un partner o altri conviventi fumatori.

La maggioranza delle donne non consuma alcol in gravidanza, ma una quota continua a farlo anche in quantità ridotte. Il 7,4% riferisce di aver bevuto una o 2 volte al mese, l’1,1% 3 o 4 volte al mese e lo 0,4% 2 o più volte alla settimana. In allattamento il consumo risulta più diffuso in tutte le Regioni. Le percentuali più alte, sia in gravidanza sia dopo il parto, si concentrano tra le madri del Nord Italia.

Sull’allattamento il divario territoriale compare presto. A 2-3 mesi riceve solo latte materno il 48,2% dei bambini, ma la quota scende al 31,3% in Campania e sale al 62% nella provincia autonoma di Trento. A 4-5 mesi l’allattamento esclusivo si riduce al 39,3%: in Sicilia si ferma al 23,6%, nella provincia autonoma di Trento arriva al 58,1%. Tra i 12 e i 15 mesi continua a ricevere latte materno una quota compresa tra il 26,8% della Sicilia e il 54,1% del Friuli-Venezia Giulia. Il 13,1% dei bambini non lo ha mai ricevuto.

I dati su sonno sicuro, letture, video e vaccini

Il sonno sicuro mostra un quadro migliore, ma non uniforme. Il 70% delle madri mette a dormire a pancia in su il figlio di 4-5 mesi, posizione che riduce il rischio di sindrome della morte improvvisa in culla. La Sicilia registra il valore più basso, con il 58,8%, mentre l’Umbria raggiunge il 79,2%.

La lettura condivisa resta poco presente nei primi mesi. Nella fascia tra 2 e 5 mesi, il 53,3% dei bambini non ha ricevuto la lettura di un libro nella settimana precedente l’intervista. Il Friuli-Venezia Giulia si ferma al 33,7%, la Sicilia arriva al 68,2%. Nel Mezzogiorno sono più basse anche le quote di bambini ai quali viene letto un libro ogni giorno.

Gli schermi entrano nella vita dei bambini quando sono ancora molto piccoli. Tra 2 e 5 mesi, il 14,6% passa tempo davanti a televisione, computer, tablet o smartphone. Nella provincia autonoma di Trento la quota è del 6,9%, in Sicilia del 24,9%. La maggior parte resta sotto l’ora al giorno, ma il 3,4% arriva almeno a una o 2 ore quotidiane. Tra gli 11 e i 15 mesi questa esposizione cresce ovunque: la quota di bambini che trascorre almeno una o 2 ore al giorno davanti a uno schermo va dal 5% del Veneto al 36,5% della Sicilia.

“Sulle vaccinazioni prevale l’intenzione di completare il calendario previsto - conclude il report dell’Iss -. Il 74,4% delle madri dichiara di voler effettuare tutte le vaccinazioni, con valori compresi tra il 63,6% della Sicilia e l’84,6% della Basilicata. Il 21,2% intende limitarsi alle vaccinazioni obbligatorie, mentre il 4,2% si dichiara indeciso”.

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