Grecia, Egitto e Cipro assieme per rifornire l’Ue
Dopo l’alleanza militare tra Atene e Gerusalemme, altra novità nello scacchiere Egeo. I leader dei tre Paesi annunciano un gasdotto e nuovi terminal. Mitsotakis e il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi intendono collegare le rispettive reti elettriche e rilasciato dichiarazioni concordi sui rapporti bilaterali e sui dossier palestinese e libanese. Un perimetro da cui la Turchia è esclusa
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Nell’ultima di una serie di mosse e contromosse strategiche che si susseguono sullo scacchiere dell’Egeo, i leader di Grecia, Egitto e Cipro si sono incontrati sulla costa mediterranea egiziana per annunciare la collaborazione volta a collegare i giacimenti di gas offshore ciprioti alle infrastrutture egiziane, aprendo così la strada alla sua esportazione verso il continente europeo. Pur trattandosi di un’intesa di per sé rilevante, la notizia si inserisce in un più ampio gioco di reciproche cautele tra Turchia e Grecia.
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L’accordo, siglato da Eni e dalla sua controllata cipriota - che ha annunciato un contratto tra i 500 e i 750 milioni di dollari per i lavori sul giacimento Cronos - prevede un gasdotto sottomarino che porterà il gas agli impianti di lavorazione egiziani, da cui verrà poi trasferito via nave verso l’Europa sudorientale e centrale. Con una produzione annua stimata di 2,8 milioni di tonnellate di Gnl, l’intesa permetterebbe di aggirare le criticità legate allo Stretto di Hormuz e al Mar Rosso e, secondo il premier greco Kyriakos Mitsotakis, rafforzerebbe ulteriormente il Corridoio Verticale, la rotta che dalla Grecia risale verso l’Europa centro-orientale. Annunciando a fine luglio la decisione finale di investimento, l’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, ha parlato di una «tappa concreta verso Cipro produttore ed esportatore di gas europeo», capace di aprire la strada a un hub regionale nel Mediterraneo orientale grazie alle infrastrutture idrocarburifere già esistenti in Egitto, sottolineando il peso per «la diversificazione e la sicurezza dell’approvvigionamento energetico europeo». Oltre al gas, Mitsotakis e il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi hanno anche annunciato l’intenzione di collegare le rispettive reti elettriche e rilasciato dichiarazioni concordi sui rapporti bilaterali e sui dossier palestinese e libanese.
Il riavvicinamento tra Atene e Il Cairo non nasce nel vuoto. Il 7 agosto Turchia, Arabia Saudita e Pakistan avevano formalizzato la Mecca Defence Alliance, un patto di sicurezza che prevede interoperabilità militare, esercitazioni congiunte e cooperazione industriale nella difesa, lasciando intendere - come confermato dai ministeri degli rsteri turco e pachistano - che l’adesione resta aperta ad altri Paesi. L’Egitto, pur non firmatario, ha preso parte ai colloqui preliminari a quattro ed è considerato, insieme al Bangladesh, il candidato più naturale a un futuro ingresso. Lo stesso Erdogan ha dichiarato ad Al Jazeera, sempre in agosto, che un’adesione egiziana «resta possibile»e rimane «un’opzione aperta». Il ministro degli Esteri egiziano Badr Abdelatty ha però precisato che Il Cairo sta ancora valutando i profili di legittimità e costituzionalità di un simile passo - segno della volontà di preservare la propria politica estera multi-vettoriale.
Al crescente riarmo turco, che coinvolge anche una potenza nucleare, la Grecia ha risposto a distanza di poche settimane con un accordo di difesa da 3 miliardi di euro con Israele, paese le cui tensioni con Ankara non sono mai state così alte. Nell’ambito dell’intesa, battezzata Scudo di Achille, Tel Aviv fornirà ad Atene un sistema di difesa aerea multilivello, integrabile con i diversi rami delle forze armate, Marina compresa. Tra i molti fattori in gioco, questi sviluppi disegnano un vero e proprio riarmo sullo scacchiere dell’Egeo. In questo contesto, il gasdotto cipriota va letto non solo come un tassello della sicurezza energetica europea, ma come l’ultima mossa implicita nella partita greco-turca: un modo, per Atene, di blindare i rapporti con Il Cairo e il proprio peso regionale. Non a caso lo stesso Mitsotakis, il giorno del vertice, ha voluto ribadire proprio questo sentimento: «la stabilità non significa in alcun caso arretramento o tolleranza verso i fatti compiuti», ha detto. «La Grecia non ha paura di difendere le proprie posizioni con fermezza, né di impiegarsi nel dialogo», ha concluso.

