Camp Derby, Sigonella e le altre basi Usa in Italia: dove sono e chi decide quando usarle?
L’accordo fondamentale che disciplina lo status delle basi americane in Italia è quello bilaterale sulle infrastrutture (Bia), stipulato tra Italia e Stati Uniti il 20 ottobre 1954. Noto come “Accordo ombrello”, non è mai stato pubblicato. A delineare la procedura è il Memorandum del 2 febbraio 1995, che è invece consultabile
di Andrea Carli
7' di lettura
I punti chiave
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Sullo sfondo c’è la guerra tra Usa e Israele da una parte, e l’Iran dall’altra. E, scendendo più nel dettaglio, le recenti minacce di Teheran, secondo cui «azioni difensive da Paesi europei sarebbero considerate un atto di guerra».
Il tema, particolarmente delicato, è quello della possibilità per gli Stati Uniti di utilizzare le basi che hanno sul territorio italiano per operazioni contro il regime degli ayatollah. I Cinque Stelle hanno chiesto al Governo Meloni di dare la linea su questa questione.
Risultato: il ministro della Difesa Guido Crosetto in un tweet di risposta al profilo M5s, in merito all’utilizzo delle basi in Italia da parte delle forze militari Usa, ha chiarito: «Su Muos e Sigonella ed altro sono pronto a rispondervi ma vorrei ricordarvi cosa vi ho già detto in Parlamento: l’utilizzo delle basi militari sul territorio nazionale, specie quelle Usa, avviene in aderenza ad accordi quali il Nato Sofa del 1951, il Bilateral Infrastructure Agreement del 1954 aggiornato nel 1973 e attualizzato con il Memorandum d’intesa Italia-Usa del 1995. Come si può facilmente notare, quindi, tali cornici giuridiche regolamentano queste attività da decenni e nessun governo ha avvertito l’esigenza di modificarle». Non si ha notizia di accordi successivi al 1995.
Intanto si intensifica il traffico di droni e aerei americani che decollano dalla base Usa di Sigonella in Sicilia. Ma solo per rifornimento, logistica e sorveglianza aerea.
Almeno per il momento gli Stati Uniti non intendono utilizzare la postazione come trampolino di lancio per gli attacchi a Teheran e per farlo serve l’ok del governo italiano: finora «non c’è stata richiesta», ha chiarito il sottosegretario Alfredo Mantovano.








