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Guide turistiche, dalle associazioni dubbi e perplessità sulle modalità d’esame

Le questioni più spinose riguardano natura del test e tempistiche. Dai comitati attivate petizioni per una riforma dell’impianto della prova

di Anna Mulassano

Credits: Andrea Piacquadio (Pexels)

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Sono molte le criticità connesse al secondo esame per le guide turistiche: tra queste, lo scarso tempo per prepararsi alle prove e la difficoltà a raggiungere le sedi designate per lo svolgimento. A sostenerlo sono il Coordinamento Aspiranti guide turistiche 2026 (Agt26) e il Comitato nazionale Guide Future. Il tema, dicono le associazioni di categoria, riguarda l’accesso alla professione.

Le criticità

Il numero di candidati che sosterranno la prova scritta del 5 giugno, pari a 17mila, è poco più di metà rispetto a quello registrato lo scorso anno, cioè 30mila. Secondo Guide Future, sono molti i fattori a incidere: il tasso di bocciatura dell’edizione 2025, il periodo di apertura del bando nel pieno della stagione turistica, la ridotta finestra temporale per iscriversi sono solo alcuni. Pesa poi, sottolineano le due associazioni, che alla scadenza per la presentazione delle domande, il 19 maggio, non fosse stato ancora reso noto il programma su cui prepararsi, pubblicato la sera del 20 maggio.

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«In concreto – commentano da Agt26 –, i candidati hanno aderito alla procedura, pagato la quota, scelto la lingua straniera e accettato il bando prima di conoscere il quadro operativo effettivo dell’esame: programma dettagliato, distribuzione dei quesiti, criteri applicativi e griglie di valutazione». Per quanto riguarda le sedi d’esame, secondo Agt26 più che di sedi di prossimità si tratta di poli macro-territoriali. Organizzare trasferte con costi di trasporto già elevati e, per molti, anche pernottamenti risulta gravoso. «Una situazione che rischia di produrre evidenti disuguaglianze e discriminazioni economiche e territoriali nell’accesso alla professione», commentano da Guide Future.

Il nodo della natura del test e dei tempi

Perplessità emergono anche sulla natura del test che, secondo il ministero del Turismo, non sarà nozionistico e riguarderà la conoscenza di base dei principali siti turistici italiani. Sia Guide future sia Agt26 sollevano obiezioni sulla formula e sostengono la necessità di un perimetro pubblico più chiaro. «L’accesso alla professione non può dipendere dalla capacità economica, dal tempo disponibile o dalla possibilità di intercettare strumenti privati per interpretare un programma pubblico» sintetizza il Coordinamento.

Anche sulle tempistiche di selezione si registrano incertezze: secondo Agt26, «è necessario distinguere tra rapidità della procedura e reale capacità dell’esame di produrre nuove guide abilitate in modo serio, trasparente e proporzionato».

Guide Future, comitato presieduto da Francesca Pannuti, ha sinora raccolto più di 5mila firme verificate a sostegno della richiesta di riforma dell’impianto d’esame (https://www.change.org/riformaesameguideturistiche), mentre Agt26 ne ha sinora ottenute poco più di 500 (Petizione · ESAME GUIDA TURISTICA 2026/27- SI RICHIEDE INTERVENTO URGENTE - Italia · Change.org).

I due enti di categoria chiedono poi un tavolo di lavoro sulle prove di selezione: «Ogni eventuale confronto istituzionale – chiosa Agt26 – sull’esame non dovrebbe escludere proprio chi sta tentando di accedere alla professione: candidati, diplomati, aspiranti guide e futuri liberi professionisti».

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