Scenari

Hantavirus: cosa dicono i numeri e perché l’attenzione resta alta fino a inizio giugno

La buona notizia è che finora tutti gli undici contagi sono passeggeri della nave focolaio Hondius, cosa che confermerebbe la bassa contagiosità

di Marzio Bartoloni

Hantavirus

3' di lettura

English Version

3' di lettura

English Version

Prima di tutto i numeri: restano complessivamente undici i casi di contagio da hantavirus finora notificati all'European Centre for Disease Prevention and Control (Ecdc), di cui otto confermati, due probabili e uno non conclusivo. Dall'ultimo aggiornamento non sono stati segnalati nuovi casi o decessi. Numeri, questi, che includono anche le tre persone uccise dal virus. Il rischio per la popolazione europea resta - ribadiscono gli Ecdc - “molto basso”.

La buona notizia è che finora tutti gli undici contagi sono passeggeri della nave focolaio Hondius, cosa che confermerebbe la bassa contagiosità del virus noto da anni e che avviene solo con un contatto prolungato come è stato nel caso dei passeggeri della crociera durata oltre un mese. Dunque cosa aspettarsi e fino a quando l'allerta va tenuta alta?

Loading...

Le date da ricordare e i tempi di incubazione

Per capire lo scenario che si pospetta bisogna partire dalle date della crociera focolaio. Calendario alla mano ecco le date principali: il 6 aprile scorso il paziente zero, un cittadino olandese di 70 anni, si ammala a bordo della nave: presenta febbre, mal di testa e lieve diarrea. L'11 aprile l'uomo olandese accusa difficoltà respiratorie e muore a bordo. La causa del decesso non viene determinata nell'immediato. Il 24 aprile il corpo dell'uomo viene sbarcato sull'isola di Sant'Elena, insieme alla moglie e una ventina di altri passeggeri, mentre il 25 aprile la donna olandese, che presenta sintomi di malessere, prende un volo di linea da Sant'Elena al Sudafrica con 88 passeggeri e membri dell'equipaggio. Il 26 aprile la donna olandese muore in Sudafrica collassando in aeroporto dopo aver tentato di imbarcarsi su un volo Klm da Johannesburg ad Amsterdam per tornare a casa. Queste date vanno incrociate con i tempi di incubazione del virus che sono fino a sei settimane (42 giorni)

Le quarantene e le date da cerchiare

L'Oms già dal primissimi giorni dell'allarme ha spiegato che nonostante la bassa contagiosità è probabile che ci saranno altri casi, in particolare tra i 180 passeggeri della crociera o tra i loro contatti, in particolare della donna che ha volato da Sant'Elena a Johannesburg. Ma quanti potrebbero essere e quando potrebbero comparire? Difficile fare stime precise ma le date da cerchiare, in base ai tempi di incubazione, sono quindi quelli dei giorni di fine maggio e inizio giugno. Il turista britannico che aveva viaggiato sullo stesso volo della donna olandese deceduta a Johannesburg rimarrà a esempio in isolamento a Milano - in base ai 42 giorni di quarantenza - fino al 6 giugno.

A confermare il fatto che bisogna tenere alta l'allerta ameno per i prossimi 20-25 giorni è anche l'epidemiologo Gianni Rezza: “Se effettivamente i casi che si stanno verificando sono stati acquisiti tutti sulla nave da crociera, il contagio si spiega facilmente: in una nave si vive praticamente insieme. Poi non si può escludere qualche ulteriore contagio, soprattutto ci può essere qualche timore per quanto avvenuto sull'aereo che ha volato da Sant'Elena a Johannesburg, in quello da Johannesburg ad Amsterdam la signora contagiata è stata poco tempo. Se si fanno le cose per bene bisognerà aspettare alcuni giorni, fino a fine maggio, il tempo di incubazione purtroppo per questo virus è lungo”

Il rischio di mutazioni è basso, virus stabile

Insomma bisogna stare con gli occhi aperti almeno fino a fine maggio o inizio giugno, ma non c'è un allarme tale per cui bisogna essere preoccupati: se è giusto che le autorità sanitarie siano vigili è anche vero che l'hantavirus non è mutato e sono rari i focolai epidemici anche se purtroppo è molto aggressivo. Certo c'è sempre il rischio di possibili mutazioni dell'hantavirus, come sottolinea anche Andreas Hoefer, esperto di microbiologia ed epidemiologia molecolare del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc). “I virus - spiega - possono mutare nel tempo, ma al momento non ci sono motivi per pensare che questo sia mutato per diventare più trasmissibile. Ciò che stiamo osservando sia dal punto di vista epidemiologico che microbiologico suggerisce che il virus si stia comportando come di consueto”.

Rezza chiarisce che il fatto che l'Hantavirus muti o non muti “non è noto. In alcuni pazienti è stato sequenziato e appartiene al gruppo delle Ande, leggermente diverso dal focolaio dell'Argentina e per ora del tutto stabile. Al momento dunque non sono emerse mutazioni tali da cambiare le caratteristiche di contagiosità. E' stabile perché è endemico nella popolazione di alcuni topi che si trovano soprattutto in Argentina: quando un virus sta nel suo 'serbatoio naturale' tende a non mutare”.

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti