Harris lancia il messaggio finale: «Unità del Paese contro Trump meschino tiranno»
La candidata democratica parla dall’Ellisse di Washington davanti a 50mila persone. Quattro anni fa Trump aveva incitato qui la folla che assalì il Congresso
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Ha parlato dall’Ellisse, dal National Mall nel cuore di Washington. E Kamala Harris, per quello che ha presentato come «il grande messaggio finale della sua campagna presidenziale», ha scelto il luogo non a caso: da qui, a pochi passi dalla Casa Bianca, Donald Trump - sconfitto alle elezioni - invitò la folla il 6 gennaio del 2021, chiedendo ai suoi sostenitori di «lottare come dannati» contro «le elezioni rubate». «Fight like hell» disse l’allora presidente, ancora in carica, spingendo i più esagitati fino all’assalto del Congresso, in una delle pagine più buie nella storia delle istituzioni americane.
Con la White House sullo sfondo, Kamala Harris, candidata democratica, si è proposta come l’antitesi di Trump: «È il momento di voltare pagina, di superare le divisioni. È il momento di una nuova generazione di leader in America. E io sono pronta», ha detto la vicepresidente impegnandosi a «governare per tutti», davanti a più di 50mila persone venute ad ascoltarla.
Ma, a una settimana dal voto, assieme all’appello all’unità nazionale, da Harris è arrivato anche un durissimo attacco a Trump, nuovamente candidato per i repubblicani, e alle sue politiche «oggi più di ieri divisive e pericolose per la democrazia americana».
«Trump è la persona che quattro anni or sono da questo luogo ha spedito una folla inferocita e armata al Parlamento per ribaltare il volere del popolo che si era espresso in libere e giuste elezioni, elezioni che sapeva di aver perso. Trump è un meschino tiranno ma gli elettori non accetteranno di sottomettersi», ha detto Harris. Anche negli ultimi comizi Trump ha invece ricordato il 6 gennaio come «una giornata d’amore».
«Queste elezioni - ha sottolineato Harris dall’Ellisse alzando i toni - sono più di una scelta tra due partiti e due diversi candidati. Sono una scelta tra avere un Paese che abbia radici nella libertà per tutti gli americani o uno governato dal caos e dalle divisioni». In uno dei passaggi di maggior effetto ha affermato che Trump, se vittorioso, entrerà alla Casa Bianca «con un elenco di nemici dei quali vendicarsi»: «Io entrerò con una lista delle cose da fare», ha detto. Ancora, ha definito Trump «instabile» e «ossessionato da ritorsioni», «consumato dalle polemiche» e «a caccia di potere incontrollato».



