Mostre

Helen Frankenthaler, tra museo e mercato

Al Kunstmuseum di Basilea una grande retrospettiva sul lavoro dell’artista rafforza la domanda istituzionale e accompagna la crescita dei valori

di Maria Adelaide Marchesoni

Helen Frankenthaler in her studio on East 83rd Street, New York, 1974 Creditline: Photograph by Alexander Liberman, Getty Research Institute, Los Angeles (2000.R.19) Photo Credit: Werke © 2026 Helen Frankenthaler Foundation, Inc / ProLitteris, Zurich

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Negli ultimi anni, le istituzioni museali europee hanno avviato una programmazione sempre più attenta alle artiste, trasformando quella che un tempo era un tentativo di colmare una lacuna in una linea curatoriale consolidata. Dalle grandi retrospettive storiche alle mostre tematiche, il panorama espositivo riflette oggi una presenza femminile diffusa e strutturale.

È in questo contesto che si inserisce la mostra dedicata a Helen Frankenthaler (1928-2011) al Kunstmuseum Basel (dal 18 aprile al 23 agosto 2026), una mostra dove emerge il linguaggio pittorico di Frankenthaler, fondato sulla celebre tecnica del soak-stain, una pittura che rinuncia alla gestualità densa dell’Espressionismo astratto più ortodosso per aprirsi a una dimensione più fluida e luminosa, in cui forma e colore coincidono.

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Con oltre 50 opere, di cui 37 prestate dalla Fondazione Helen Frankenthaler, che coprono sei decenni, la mostra offre un’ampia panoramica dell’opera di una delle figure più eminenti dell’astrazione americana mai realizzata in Europa fino a oggi, nonché la sua prima mostra personale istituzionale in Svizzera. Un aspetto centrale del progetto espositivo è il confronto con l’arte storica, fonte di ispirazione lungo tutto il suo percorso. Per la prima volta, i dipinti di Frankenthaler sono messi in dialogo con opere che spaziano dal XV al XX secolo, in un accostamento che arricchisce la comprensione della sua pittura astratta. Ecco alcuni esempi: accanto a un dipinto di ninfee di Claude Monet, «La passerelle sul le basin aut nymphéas», 1919 che fa parte della collezione del Kunstmuseum è appesa l’opera «Claude’s Message», 1976 una rivisitazione di Frankenthaler in chiave espressionismo astratto, oltre alla reinterpretazione di «Fish (Still Life)», 1864 di Edouard Manet (dell’Art Institute of Chicago) nell’opera dedicata all’artista «For E.M.», 1981.

L’impulso alla realizzazione della mostra fa leva anche su una donazione della Fondazione Helen Frankenthaler nel 2024, come ha spiegato la direttrice del museo Elena Filipovic. “L’opera «Riverhead» (1963) è arrivata a Basilea, colmando una lacuna nella collezione di arte americana e allo stesso tempo, è stata la scintilla iniziale per realizzare la mostra”.

«Claude’s Messag», 1976 Entstehungszeit: 1976 di Helen Frankenthaler

Helen Frankenthaler Foundation

La Helen Frankenthaler Foundation è un’organizzazione non profit dedicata alla promozione delle arti visive e alla valorizzazione dell’eredità dell’artista, divenuta pienamente operativa nel 2013 e oggi principale custode del suo patrimonio. Gestisce una rilevante collezione di opere, favorendone la diffusione attraverso prestiti a musei internazionali, e sostiene il sistema dell’arte con programmi per la sostenibilità ambientale, la ricerca, la conservazione e le pubblicazioni scientifiche, tra cui il catalogo ragionato. A queste attività si affiancano programmi di residenza, sostegno a giovani artisti e interventi filantropici, in particolare a favore delle istituzioni culturali in momenti di crisi.

“Abbiamo ricevuto richieste sempre più numerose da importanti musei internazionali - racconta , direttrice della Helen Frankenthaler Foundation - soprattutto a partire dal 2019, quando abbiamo organizzato la presentazione della collezione a Palazzo Grimani, a Venezia. Da quel momento molte istituzioni ci hanno contattato, sia per singoli prestiti destinati a mostre specifiche, sia per selezioni più ampie di opere in occasione di grandi esposizioni e la mostra al Kunstmuseum ne è un esempio significativo”.
“Fin dalla sua costituzione nel 2013 - spiega la direttrice - la Fondazione ha sempre sostenuto musei e organizzazioni culturali. A partire dal 2020 abbiamo introdotto anche forme di unrestricted grant, offrendo supporto più flessibile alle istituzioni già partner, per aiutarle ad affrontare un momento particolarmente complesso. Il nostro supporto non è rivolto ai singoli individui, ma a istituzioni. Tra i programmi più recenti c’è HF Climate Change, giunto al sesto anno, attraverso il quale aiutiamo musei e organizzazioni a ridurre i consumi energetici, migliorare l’efficienza e liberare risorse da destinare alle attività espositive. Si tratta di un programma attualmente rivolto alle istituzioni americane e lanciato nel 2021, l’iniziativa ha già distribuito oltre 17,5 milioni di dollari a 249 organizzazioni.”

«For E.M.», 1981 di Helen Frankenthaler

“Helen Frankenthaler non ha mai voluto un museo a lei dedicato: ha preferito che il suo lascito fosse destinato alla circolazione internazionale delle opere e alla diffusione del suo lavoro nel mondo. La Fondazione non richiede loan fees, ma i musei devono sostenere i costi legati al prestito e tra i costi che incidono maggiormente sono i trasporti e quelli assicurativi, in relazione al valore attuale delle opere; in alcuni casi interveniamo direttamente offrendo supporto economico. Le nostre attività sono rese possibili da un solido endowment, oltre che dalla vendita occasionale di alcune opere, che ci consente di finanziare sia i prestiti sia i programmi di sostegno. L’interesse per l’opera di Frankenthaler è in costante crescita, soprattutto in Europa ma anche in Asia e in Sud America. Sempre più istituzioni riconoscono il suo ruolo di innovatrice della pittura astratta e di figura fondamentale come artista donna. Disponiamo di una collezione importante e possiamo renderla accessibile a livello globale. Alcune aree, come il Medio Oriente, sono ancora meno coinvolte, mentre in Asia – in particolare in Giappone e Corea – le richieste stanno aumentando” conclude la direttrice

L’artista e il suo mercato

Figura pionieristica dell’Espressionismo astratto, Frankenthaler (1928–2011) occupa una posizione centrale nell’arte americana del dopoguerra. La sua tecnica del soak-stain ha rivoluzionato la pittura astratta e ha contribuito allo sviluppo della «Color Field Painting» negli Stati Uniti a partire dalla metà degli anni Cinquanta, accanto a protagonisti come Mark Rothko, Barnett Newman, Clyfford Still, Morris Louis e Kenneth Noland.

Il mercato di Helen Frankenthaler si è rafforzato soprattutto dagli anni Duemila, nel contesto di una più ampia rivalutazione delle artiste del dopoguerra. Oggi si colloca in una fascia medio-alta: le opere più importanti, in particolare le grandi tele degli anni Sessanta e Settanta legate alla tecnica soak-stain, raggiungono cifre tra i 4 e i 7 milioni di dollari. Il record è detenuto da «Royal Fireworks» (1975), venduto per circa 6,7 milioni di dollari da Sotheby’s nel giugno 2020 a fronte di una stima tra i 2 e i 3 milioni. Altri lavori significativi superano stabilmente il milione, con risultati talvolta superiori alle stime, come dimostra una vendita del 2026 da Christie’s New York: «Strike (1965), stimato fino a 800 mila dollari, è stato aggiudicato a 1,175 milioni.

«April Mood», 1974 di Helen Frankenthaler. Copyright: © 2026 Helen Frankenthaler Foundation, Inc. / ProLitteris, Zurich Creditline: ASOM Collection Photo Credit: ASOM Collection

Si tratta però di un mercato selettivo, fortemente legato alla qualità, al periodo e alle dimensioni delle opere, e quindi meno uniforme rispetto ad altri protagonisti dell’Espressionismo astratto. Un elemento distintivo è l’ampiezza della base collezionistica, che va oltre gli specialisti dell’astrazione, contribuendo a una domanda relativamente stabile. Più accessibile ma anche più variabile è invece il segmento delle opere su carta e delle stampe. nel 2025 i prezzi medi si attestano intorno alle 8.500 dollari, con una certa stabilità ma volumi in calo rispetto ai picchi recenti . Ciò riflette un rallentamento generale del mercato, più che una perdita di interesse specifica.

«Blue Moon», 1963 di Helen Frankenthaler. Copyright: © 2026 Helen Frankenthaler Foundation, Inc. / ProLitteris, Zurich Creditline: ASOM Collection Photo Credit: Robert McKeever

Nel complesso, Frankenthaler è oggi considerata una presenza consolidata ma ancora in crescita. Si colloca oggi in una fascia “mid-to-high market”: meno costosa dei grandi nomi maschili dell’astrazione (come Rothko o de Kooning), ma in forte rivalutazione. Nella prossima asta del prossima in calendario il 14 e 15 maggio da Sotheby’s a New York saranno offerti sei dipinti, tra cui «Cape Orange» grande acrilico su tela stimato tra 3,5 e 5 milioni di dollari.

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