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H&M, ricavi stabili e redditività in crescita. Ma il titolo scivola in Borsa

Il gruppo svedese ha registrato nel terzo trimestre vendite nette per 5 miliardi e un utile operativo a 535,6 milioni di euro, margine al 10,6%

 (AP)

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H&M chiude il terzo trimestre con un miglioramento dei principali indicatori economici, sostenuto dalla crescita dell’utile e dall’espansione dei margini. Ma i ricavi restano stabili. I dati deludono comunque il mercato che sta penalizzando il titolo sulla piazza di Stoccolma con una flessione di quasi 3 punti percentuali.

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«Il nostro lavoro, in particolare negli acquisti, nel controllo dei costi e nell’efficientamento delle attività, ha contribuito a rendere il business più redditizio. Sebbene nel trimestre le vendite abbiano registrato un andamento positivo, vediamo ulteriori margini per aumentarle in futuro» ha dichiarato Daniel Ervér, ceo di H&M. Durante la call con gli analisti l’ad ha poi sottolineato: «Vediamo ulteriori opportunità di consolidamento della catena di approvvigionamento che possono contribuire a mitigare gli effetti dei fattori esterni negativi».

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Intanto per il trimestre in corso il gruppo ha sottolineato che le vendite nel mese di settembre 2026 sono attese in crescita dell’1% a valute locali rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.

Andamento del terzo trimestre

Nel dettaglio nel periodo compreso tra giugno e agosto 2026, il gruppo svedese del fast fashion ha registrato vendite nette per 57,19 miliardi di corone svedesi (5,07 miliardi di euro), rispetto ai 57,02 miliardi di corone (5,06 miliardi di euro) dello stesso trimestre dell’anno precedente. A valute locali, la crescita delle vendite è stata dell’1%, nonostante il numero di negozi a fine periodo sia risultato inferiore di circa il 2% rispetto a un anno prima.

Sul fronte della redditività l’andamento ha registrato un miglioramento: l’utile lordo è salito a 30,87 miliardi di corone (2,74 miliardi di euro), dai 30,14 miliardi (2,67 miliardi di euro) del terzo trimestre 2025, mentre il margine lordo è passato dal 52,9% al 54%. Sul risultato hanno inciso positivamente, per circa 1,6 punti percentuali, alcuni effetti una tantum legati a dazi e importazioni di merci che avevano appesantito il costo del venduto nei trimestri precedenti. Su questo fronte l’investor relator durantee la conference call con gli analisti ha chiarito che il gruppo non si aspetta ulteriori impatti positivi per il semestre in corso.

Sul fronte dei costi, le spese di vendita e amministrative sono diminuite dell’1%, a 24,83 miliardi di corone (2,20 miliardi di euro), rispetto ai 25,17 miliardi (2,23 miliardi di euro) dell’anno precedente. Il contenimento dei costi ha contribuito alla crescita dell’utile operativo, che ha raggiunto 6,04 miliardi di corone (535,6 milioni di euro), contro i 4,91 miliardi (435,9 milioni di euro) del terzo trimestre 2025. Il margine operativo si è così portato al 10,6%, dall’8,6% del terzo trimestre 2025, beneficiando anch’esso per circa 1,6 punti percentuali degli effetti una tantum legati a dazi e importazioni. «Stiamo aumentando velocità e precisione lungo tutta la catena del valore, adottando un approccio sempre più basato sui dati e ampliando l’utilizzo dell’intelligenza artificiale» ha sottolineato Daniel Ervér, ceo di H&M, durante la call con gli analisti.

L’utile netto è salito a 4,10 miliardi di corone (363,6 milioni di euro), rispetto ai 3,21 miliardi (285 milioni di euro) dello stesso periodo dell’esercizio precedente. L’utile per azione è passato da 2,01 a 2,58 corone, pari rispettivamente a circa 0,18 e 0,23 euro. Positivo anche l’andamento della generazione di cassa: il flusso di cassa dalle attività operative è aumentato del 19%, raggiungendo 11,91 miliardi di corone (1,06 miliardi di euro), contro i 9,99 miliardi (885,8 milioni di euro) di un anno prima.

A fine agosto le rimanenze ammontavano a 39,36 miliardi di corone (3,49 miliardi di euro), in aumento rispetto ai 37,94 miliardi (3,37 miliardi di euro) di un anno prima. Secondo il gruppo, la crescita è riconducibile soprattutto al maggiore valore delle merci in transito, a causa delle interruzioni nelle catene di approvvigionamento globali, oltre che agli effetti temporanei del processo di consolidamento della rete logistica europea. H&M considera comunque positiva la composizione delle scorte.

Per quel che riguarda la geografia dei ricavi il cfo ha precisato nella call: «Le vendite sono cresciute in tutte le regioni, ad eccezione dell’Europa occidentale, dove le condizioni di mercato sono state penalizzate dalla prudenza dei consumatori e dagli elevati livelli di scontistica, soprattutto in Germania e nel Regno Unito», mentre il ceo ha specificato: «In Germania operiamo in un contesto difficile, ma stiamo guadagnando quote di mercato. Meno soddisfatti, invece, della performance nel Regno Unito». Inoltre ha precisato: «La chiusura del magazzino in Belgio ha avuto un impatto anche sulle vendite del terzo trimestre, ma questo effetto dovrebbe attenuarsi nel resto del quarto trimestre». Riguardo poi alle tensioni geopolitiche, Ervér ha osservato: «Il conflitto in Medio Oriente ha provocato disagi nei trasporti marittimi e nel trasporto aereo, causando ritardi nella consegna di alcune merci nel terzo trimestre».

Nei nove mesi vendite stabili a valute locali

Guardando ai primi nove mesi dell’esercizio, il quadro evidenzia una dinamica delle vendite ancora debole a fronte di un miglioramento della redditività. Le vendite nette del gruppo sono state pari a 161,62 miliardi di corone (14,34 miliardi di euro), contro i 169,06 miliardi (15,00 miliardi di euro) dello stesso periodo dell’esercizio precedente. A valute locali, tuttavia, il fatturato si è mantenuto in linea con quello dei primi nove mesi dell’anno precedente.

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L’utile lordo è sceso a 87,05 miliardi di corone (7,72 miliardi di euro), dagli 88,74 miliardi (7,87 miliardi di euro) precedenti, ma il margine lordo è migliorato dal 52,5% al 53,9%. Parallelamente, le spese di vendita e amministrative sono diminuite del 4%, a 73,59 miliardi di corone (6,53 miliardi di euro), dai 76,59 miliardi (6,80 miliardi di euro) di un anno prima. A valute locali, i costi si sono mantenuti sostanzialmente sui livelli dell’anno precedente.

Il risultato è stato un aumento dell’utile operativo, passato da 12,03 miliardi di corone (1,07 miliardi di euro) a 13,46 miliardi (1,19 miliardi di euro), con il margine operativo in crescita dal 7,1% all’8,3%. Anche l’utile netto ha registrato un incremento, raggiungendo 8,77 miliardi di corone (777,6 milioni di euro), contro i 687,8 milioni di euro dei primi nove mesi dell’esercizio precedente. L’utile per azione è salito da 4,86 a 5,53 corone, pari rispettivamente a circa 0,43 e 0,49 euro.

Infine, il flusso di cassa dalle attività operative ha raggiunto 26,52 miliardi di corone (2,35 miliardi di euro), con una crescita del 17% rispetto ai 22,71 miliardi (2,02 miliardi di euro) di un anno prima.

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