Hotel, in Europa investimenti ai massimi storici a 20 miliardi
Cala il peso dei grandi fondi pensione e dei capitali del Golfo, aumentano i family office incidendo per il 30% dei flussi. In Italia il comparto raggiunge 2,5 miliardi sulla spinta verso il Sud dell’Ue
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Gli investimenti nell’hospitality continuano a crescere e in Europa raggiungono livelli record, superando i 20 miliardi di euro. Anche l’Italia segue questo trend con 2,5 miliardi di investimenti nel 2025, confermandosi tra i mercati più dinamici insieme agli altri Paesi del Sud Europa. Scenario, prospettive e strategie degli operatori sono stati al centro della prima edizione del Real Estate & Hospitality Summit del Sole 24 Ore, tenutosi ieri a Roma presso l’Hotel Villa Pamphili. Nonostante un contesto geopolitico poco rassicurante, il settore dell’hospitality continua quindi a registrare ottime performance, confermando la propria solidità. Il tema delle sfide che attendono il comparto e della necessità di sostenerne il percorso di crescita è stato richiamato anche in apertura dei lavori cui hanno preso parte il direttore del Sole 24 Ore, Fabio Tamburini e la presidente del Gruppo il Sole 24 Ore, Maria Carmela Colaiacovo.
L’ascesa dei family office
A livello di mercato, l’Europa continua a beneficiare di dinamiche positive sia in termini di flussi turistici sia che di investimenti. «La novità rispetto al passato è che sempre più persone scelgono di trasferire la propria residenza nel continente, portando con sé patrimoni e capitali. Una spinta che deriva anche dai vantaggi fiscali», ha spiegato Giuseppe Amitrano, founder e group ceo di Dils. A cambiare è anche la composizione degli investitori. Rispetto al passato si registra una minore presenza degli investitori istituzionali core e di alcuni grandi fondi pensione, come quelli tedeschi. «Il cambiamento più significativo è rappresentato dall’ascesa dei family office, che stanno entrando sempre più nel settore e oggi incidono per circa il 30% degli investimenti», ha evidenziato Ofer Arbib, ceo di Colliers Global Investors Italy Sgr.
Le prospettive di crescita del mercato alberghiero
A sostenere le prospettive del comparto è anche la convinzione che il mercato dell’ospitalità abbia ancora ampi margini di crescita. «I trophy asset in Italia sono pochi, le possibilità di nuove costruzioni sono limitate e il ciclo delle conversioni si sta progressivamente esaurendo - ha ricordato Mario Ferraro, ceo di Smeralda Holding e vicepresidente del Consorzio Costa Smeralda -. In questo contesto, a fronte della crescita dei flussi turistici, investire nel settore alberghiero continua ad avere senso». Tra le criticità restano però l’incertezza normativa e la rigidità delle destinazioni d’uso, che in alcuni casi limitano lo sviluppo di nuovi format come le branded residence.
Un potenziale confermato anche dagli operatori internazionali. «In Europa ci sono circa sei milioni di camere d’albergo, di cui un milione in Italia», ha osservato Gaël Le Lay, ceo e co-founder di Petra-Hova Hospitality. La maggior parte degli hotel è ancora a conduzione familiare e, in molti casi, non è stata oggetto di significativi interventi di riqualificazione: «È qui che vediamo una grande opportunità di investimento e riqualificazione». Opportunità che riguardano sempre più anche le destinazioni secondarie e forme di ospitalità ibride che includono in alcuni casi anche la mobilità: «Con i treni riusciamo a raggiungere un pubblico più ampio e a collegare destinazioni più conosciute con altre meno note», ha spiegato Paolo Barletta, ceo del gruppo Arsenale.
Resort, destagionalizzazione e potenzialità della Sicilia
La ricerca di valore guarda in particolare anche i resort dove,secondo Donato Piscuoglio, head of real estate di Arrow Global Italia, la chiave è la destagionalizzazione: «Il valore dell’asset può crescere attraverso l’allungamento della stagione turistica». Una strategia che il gruppo sta sviluppando anche in Sicilia, regione che «ha ancora enormi potenzialità». Nonostante il boom degli hotel di lusso registrato negli ultimi anni - soprattutto a Roma, Milano, Venezia e Firenze - secondo Lorenzo Vianello, head of industry real estate di Unicredit, non c’è problema di eccesso di offerta. La necessità è piuttosto quella di rinnovare il patrimonio esistente: «Dei circa 32 mila hotel presenti in Italia, solo il 6-7% appartiene a catene o brand internazionali».
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