Economia in crisi

I dazi di Trump spingono il Canada in recessione tecnica

Le tensioni con gli Usa hanno frenato export e investimenti delle imprese. Dopo il calo di fine 2025, nel primo trimestre il Pil è sceso dello 0,1% annualizzato. E ancora deve arrivare lo shock per la guerra in Iran

di Luca Veronese

Il premier del Canada Mark Carney ricevuto da Donald Trump alla Casa Bianca, lo scorso ottobre REUTERS

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L’incertezza negli scambi commerciali e la battaglia dei dazi scatenata da Donald Trump, anche con i Paesi confinanti, hanno spinto l’economia del Canada in recessione tecnica. Tra gennaio e marzo, il Pil canadese si è infatti contratto inaspettatamente per il secondo trimestre consecutivo: il calo dell’attività dello 0,1% - dato annualizzato - è stato dovuto al rallentamento delle esportazioni e alla debolezza degli investimenti delle imprese e del governo.

Il rallentamento

Gli analisti avevano prospettato un’espansione robusta, dell’1,5% annualizzato, in linea del resto con la crescita indicata dalla Banca del Canada. La debolezza del primo trimestre ha fatto seguito a una contrazione rivista dell’1% da Statistics Canada per l’ultimo trimestre del 2025. Rispetto al trimestre precedente, il Pil del primo quarto dell’anno è rimasto invariato.

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L’economia del Canada aveva fatto registrare due trimestri consecutivi in contrazione, l’ultima volta, nel 2020, durante la pandemia di Covid-19. E in precedenza durante lo shock petrolifero, all’inizio del 2015. «Nel complesso, si tratta di dati molto deboli sotto diversi punti di vista: mostrano infatti come l’incertezza nel commercio internazionale e i dazi continuino a frenare la crescita, mentre i consumatori hanno poche risorse a disposizione per la spesa futura», spiega Katherine Judge, economista di Cibc Capital Markets.

Il dollaro canadese è sceso al minimo della mattinata dopo la pubblicazione del rapporto di Statistics Canada, attestandosi a 1,3809 dollari canadesi per dollaro statunitense. I rendimenti dei titoli di Stato canadesi sono scesi ai minimi di giornata, confermando la sovraperformance rispetto ai Treasury, con il rendimento a due anni in calo di 7,7 punti base al 2,430%.

«Non ha senso edulcorare questo risultato deludente, poiché l’economia ha chiaramente faticato a crescere dall’inizio della guerra commerciale, con la crescita complessiva ulteriormente frenata dal rapido rallentamento demografico», afferma Doug Porter, capo economista della Bank of Montreal. I dati sul Pil, inferiori alle attese, coincidono anche con un mercato del lavoro più debole del previsto, delineando un quadro difficile per l’economia canadese, mentre i dazi statunitensi continuano a mettere sotto pressione alcune imprese. «Nel complesso, questo dovrebbe davvero smorzare le voci su un possibile aumento dei tassi di riferimento, dato che l’economia non è in condizioni di sopportare tassi più elevati», ha aggiunto Porter.

I tassi

La Banca centrale canadese ha mantenuto il tasso di riferimento al 2,25% per quattro riunioni consecutive, scegliendo di ignorare l’impatto a breve termine dell’aumento dei prezzi del petrolio sull’inflazione, considerando con preoccupazione il rallentamento delle condizioni economiche.

Il Pil del primo trimestre è stato influenzato negativamente da un elevato livello di importazioni, compensato tuttavia da un elevato accumulo di scorte, ha dichiarato l’istituto di statistica. Le esportazioni sono diminuite dello 0,5%, a causa del calo delle vendite di autovetture e veicoli commerciali leggeri, duramente colpiti dai dazi statunitensi. Mentre il commercio verso l’estero di petrolio greggio, bitume e gas naturale ha continuato a crescere.

Altri elementi di incertezza

La spesa delle famiglie è aumentata, soprattutto nei servizi finanziari e nei prodotti alimentari, ma il contributo al Pil è stato in gran parte annullato dal calo degli investimenti delle imprese e del governo. Gli investimenti delle imprese sono diminuiti dello 0,7%, registrando il quinto calo trimestrale consecutivo.

Ulteriori elementi di incertezza vengono per il Canada dalla prossima revisione dell’accordo di libero scambio nell’America del Nord, e dallo shock sui prezzi del petrolio causato dalla guerra in Medio Oriente iniziata a fine febbraio. La Banca del Canada aggiornerà le sue previsioni sull’economia nazionale a luglio: fino a qui ha affermato che la crescita quest’anno dovrebbe attestarsi all’1,2%, in calo rispetto all’1,7% del 2025.

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