La ricerca

I farmaci anti-obesità potrebbero ridurre il rischio metastasi di alcuni tumori

Studi già suggeriscono che possono aiutare a fare prevenzione, ora si investiga sul ruolo di questi medicinali all'interno di una strategia terapeutica oncologica.

di Maria Rita Montebelli

Weight-loss drugs: Capture the positive lifestyle changes in individuals benefiting from revolutionary weight-loss medications Natchaya - stock.adobe.com

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Tra i principali fattori di rischio modificabili per tumore, oltre al fumo, all'alcol, ad alcune infezioni, all'esposizione al sole senza protezioni, alla dieta sbagliata e alla sedentarietà figurano anche sovrappeso/obesità e diabete. L'obesità in particolare è correlata ad almeno 13 tipi di tumore diversi, mentre il diabete rende le persone che ne sono affette fino a due volte più propense a sviluppare alcuni tipi di tumore. Questo accade perché la disfunzione metabolica (ad esempio aumento dei livelli di glicemia e di insulina), che accompagna queste due malattie croniche, crea un ambiente favorevole allo sviluppo e alla crescita del tumore e lo stesso fa lo stato di infiammazione cronica che le caratterizza.

È dunque lecito ipotizzare che i nuovi farmaci anti-obesità e anti-diabete basati sulle incretine (GLP-1 analoghi) possano avere un ruolo non solo nella prevenzione, ma anche nel trattamento di questi tumori. Ma questo è ancora tutto da provare. Studi condotti in passato suggeriscono che i farmaci basati sul GLP-1 possono aiutare a prevenire lo sviluppo di alcuni tumori correlati all'obesità, in particolare quelli del colon retto. Poco ancora si sa invece sul possibile ruolo di questi farmaci all'interno di una strategia terapeutica oncologica.

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Lo studio che sarà presentato al congresso ASCO 2026

Ma adesso, un importante studio, che sarà presentato tra qualche giorno al congresso annuale dell'American Society of Clinical Oncology (ASCO 2026), comincia a mettere un po' di solidità, intorno a questa ipotesi. La ricerca, di tipo osservazionale, ha collezionato un totale di 12mila pazienti provenienti da vari Paesi del mondo, tutti con un tumore del colon, del polmone, del colon retto o del seno (in stadio I-III) e tutti in terapia con farmaci basati su GLP-1 o con DDP-4 inibitori (gliptine, farmaci orali per il trattamento del diabete di tipo 2). La domanda alla quale ha tentato di rispondere questa ricerca è se questi farmaci, nelle persone già affette da un tumore, possano impedire alla malattia di dare metastasi.

Questo studio della Cleveland Clinic real world ha utilizzato i dati di 12.112 pazienti (contenuti nel database TriNrtX Global Health Research Network) per confrontare gli effetti dei farmaci basati sul GLP-1 o delle gliptine sulla progressione di 7 tumori correlati all'obesità: seno, prostata, polmone (non a piccole cellule), colon retto, fegato, rene, pancreas (adenocarcinoma). Metà dei partecipanti aveva cominciato il trattamento con un farmaco GLP-1 (liraglutide, pramlintide, dulaglutide, tirzepatide, lixisenatide o semaglutide) e l'atra metà un gliptine, dopo la diagnosi di tumore. Lo studio è andato a verificare quante persone, in ognuno dei due gruppi, erano progredite allo stadio IV (metastatico).

La domanda sottesa a questo enorme studio è se il sistema GPL-1 possa giocare un ruolo nel comportamento di questi tumori; in precedenza era stato osservato che la presenza di recettori per il GLP-1 (GLP-1R) sulle cellule tumorali si associa ad una migliore sopravvivenza in alcuni tumori, ma ad un peggior esito in altri. Per questo, gli autori dello studio sono andati a valutare i dati del Cancer Genome Atlas, confrontando l'espressione tumorale di GLP-1R con la sopravvivenza globale nei 7 tipi di tumore oggetto di questo studio.

I farmaci GLP-1 riducono il rischio di progressione in 4 tumori

Per quattro dei 7 tipi di tumore studiati (polmone, mammella, colon retto e fegato) le persone in terapia con GLP-1 avevano dal 38 al 50% di probabilità in meno di progredire al IV stadio, rispetto alle persone in terapia con gliptine. E in questi 4 tumori, le metastasi sono comparse in una percentuale inferiore nel gruppo trattato con GLP-1 rispetto al gruppo gliptine. In particolare hanno sviluppato metastasi nel tumore del polmone il 10% del gruppo GLP-1 contro il 22% del gruppo gliptine; per la mammella le rispettive percentuali erano 10% contro 20%; per il colon retto: 13% contro 22%, per il fegato 19% contro 28%. Negli altri tre tumori (prostata, pancreas, rene) il gruppo trattato con GLP-1 mostrava una minore progressione a metastasi, rispetto all'altro gruppo, ma la differenza non era statisticamente significativa.

Complessivamente dunque, un'elevata espressione del recettore per il GLP-1 (GLP-1R) è risultata associata ad un rischio di morte inferiore del 33%, rispetto ad una bassa espressione. E questo in particolare nel tumore della mammella, dove il rischio risultava ridotto del 45%.

L'associazione tra un'elevata espressione del recettore target del trattamento con farmaci basati sul GLP-1 e una migliore sopravvivenza, suggerisce dunque che questi farmaci potrebbero avere un effetto protettivo in queste forme tumorali. Ma si tratta di uno studio osservazionale, che non può dunque provare una relazione causa-effetto.

“Il nostro studio – commenta l'autore principale dello studio Mark David Orland del Cleveland Clinic - ha evidenziato che l'uso dei farmaci GLP-1, rispetto alale gliptine e ad altri farmaci antidiabetici, si associa ad una significativa riduzione della progressione del cancro in 4 tipi di tumori solidi. E questo fornisce evidenze scientifiche preliminari che giustificano la realizzazione di ulteriori studi”.

Come i farmaci potrebbero mettere i bastoni tra le ruote al tumore

Le ricerche attualmente in corso stanno cercando di capire come i farmaci basati sul GLP-1 possano controllare la progressione del cancro. Tra le ipotesi sul tavolo ci sono quella di una loro azione diretta sulle cellule tumorali per impedirne la crescita; o di un'influenza sul sistema immunitario e sulla sua capacità di attaccare le cellule tumorali; il loro ruolo nell'infiammazione o ancora la possibilità di modificare il modo col quale le cellule tumorali ottengono l'energia necessaria a sopravvivere e moltiplicarsi.

Sono già in programma studi clinici randomizzati controllati sui farmaci GLP-1 nelle persone con tumore, che potrebbero fornire prove più solide sui rapporti tra GLP-1 e progressione del cancro.

Prudenza ma anche tante speranze

“Gli agonisti recettoriali del GLP-1 – ricorda Marcin Chwistek, direttore del programma di Oncologia di Supporto e Cure Palliative presso Fox Chase Cancer Center ed esperto ASCO in cure di supporto - non sono mai stati solo farmaci per ridurre la glicemia. Le loro proprietà antinfiammatorie e immunomodulatrici hanno da tempo suggerito che possano avere effetti di più ampia portata. I risultati scaturiti da uno studio su questi numeri e la coerenza del risultato in diversi tipi di tumore, giustificano la realizzazione di studi prospettici randomizzati.”

Quando si parla di tumore bisogna essere sempre molto cauti. Per non illudere i pazienti in primo luogo e non dare troppo hype a notizie che, in seguito, potrebbero rivelarsi bolle di sapone, come è già successo nel recente passato con la vitamina D e con gli omega-3. Ma sul ruolo dei farmaci basati sul GLP-1 nel trattamento di alcuni tumori c'è un razionale molto più solido. E dunque, almeno la speranza che questi farmaci possano aiutare a contenere l'aggressività di certi tumori è non solo lecita, ma anche scientificamente plausibile. Saranno adesso necessari studi caso-controllo randomizzati per verificare e validare questa che per al momento è ancora solo un'importante promessa.

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