I fondi Esg europei hanno raddoppiato l’esposizione sulla Difesa
Sono passati da 3,2 miliardi di euro nel 2022 a oltre 7,7 miliardi nel 2025. Emerge da un report di Etica Sgr in occasione dei 25 anni di finanza etica
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Pace e buona finanza stanno insieme. Il report di Etica Sgr - società di gestione del risparmio del gruppo Banca Etica, in occasione del 25/o anniversario dalla fondazione – mette in correlazione due aspetti di cui si parla (e scrive poco): la finanza può contribuire in modo concreto alla tutela della pace. «Non come ideale astratto ma come responsabilità verso le persone e i popoli», viene fatto notare. Il problema è che negli ultimi anni l’esposizione dei fondi Esg europei verso i titoli della Difesa è più che raddoppiata.
I numeri delle crisi mondiali
Il rapporto (gli ultimi dati aggiornati sono del 2023) evidenzia come nel mondo ci siano oltre 50 conflitti attivi, 59 crisi interstatali e 78 Paesi coinvolti in dinamiche di instabilità oltre i propri confini, il sistema internazionale registra la maggiore espansione della violenza armata dal 1946 e – considerato quanto successo nell’ultimo biennio – i dati sembrano in aumento. Questo provoca riflessi nel mondo finanziario: nel 2024 la spesa militare globale ha toccato il record storico di 2.718 miliardi di dollari, con i soli Paesi europei della Nato che hanno superato i 454 miliardi (l’Italia ha raggiunto i 38 miliardi), in linea con il target del 2% del Pil promosso dall’Alleanza Atlantica.
Gli studi mostrano anche che investire nel settore militare non è una strategia economica efficace: ad esempio si stima che un miliardo di euro destinato alla Difesa generi appena 741 milioni di produzione aggiuntiva, mentre la stessa cifra investita in istruzione, sanità o ambiente può arrivare a produrre fino a 1,9 miliardi. La differenza è altrettanto marcata sul fronte occupazionale: circa 3.000 nuovi posti di lavoro creati dalla spesa militare contro un potenziale fino a 18.000 nell’economia civile.
Guerre e finanza sostenibile
L’ultimo biennio ci mostra un’instabilità geopolitica crescente. Questo produce, come conseguenza, un impatto molto negativo con la finanza sostenibile.
Secondo il report, l’esposizione dei fondi Esg europei verso i titoli della Difesa è più che raddoppiata: da 3,2 miliardi di euro nel 2022 a oltre 7,7 miliardi nel 2025. Nel rapporto si evidenzia che «i fondi Articolo 8 con più del 5% del portafoglio in società belliche sono triplicati, mentre solo una minoranza — 28% dei fondi Articolo 9 e 16% degli Articolo 8 — applica un’esclusione totale sulle armi nucleari. Aziende come Lockheed Martin, Rheinmetall e Bae Systems compaiono in centinaia di portafogli Esg, trainate anche dalla performance: nel 2024 il comparto difesa ha segnato +17% contro il -27% dell’indice delle rinnovabili. Questo incentiva i gestori di capitali a mantenere o aumentare l’esposizione, anche a costo di sacrificare la coerenza con i criteri etici o ambientali, e ad assumersi rischi reputazionali». Tutto ciò «indebolisce la credibilità degli investimenti sostenibili».
