Lo studio

I mancini più competitivi, ecco perché resistono nell’evoluzione con minore ansia da prestazione

Rappresentano solo il 10% della popolazione ma proprio questa predisposizione alla competizione spiegherebbe la la persistenza del mancinismo durante la storia dell’uomo: il lavoro dell’Università D’Annunzio pubblicato su Scientific Reports

di Licia Caprara

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Soffrono meno di ansia da prestazione, molto meno, e si misurano sul terreno della competizione con una bella sicurezza. Sono i mancini, le cui caratteristiche caratteriali e comportamentali sono state studiate dai ricercatori del Dipartimento di Psicologia dell’Università “D’Annunzio” Chieti-Pescara e messe in correlazione con i destrimani.

Rappresentano solo il 10 per cento della popolazione, ma sarebbe proprio questa predisposizione alla competizione a spiegarne la “resistenza”, vale a dire la persistenza del mancinismo nel corso dell’evoluzione della specie, che si manifesta in percentuale bassa ma stabile.

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Lo studio

Lo studio si è sviluppato in più fasi, partendo dalle informazioni riguardanti oltre mille persone che avevano compilato dei questionari online con i quali indagare la preferenza per la mano, le motivazioni psicologiche e altri tratti della personalità. Successivamente le risposte sono state utilizzate per calcolare il cosiddetto quoziente di lateralità (Ql), un indice usato per misurare la dominanza di una mano rispetto all’altra.

In base alle risposte, il team ha poi selezionato 483 individui fortemente destrorsi e 50 fortemente mancini per sottoporli a una seconda serie di questionari: la finalità era valutarne il livello di competitività, ansia o depressione, e verificare se la preferenza per la mano dominante fosse collegata a un tipo specifico di personalità.

Il test dei 9 pioli

Da questo gruppo, 24 mancini e 24 destrimani sono stati invitati poi in laboratorio per completare un compito chiamato “Test dei 9 pioli”, che consiste nel posizionare nove piccoli pioli in una tavola il più velocemente possibile usando una sola mano. I mancini hanno ottenuto punteggi più alti nell’ipercompetitività ed erano meno propensi dei destrimani a sottrarsi alla competizione per l’ansia. Non è stata, invece, rilevata alcuna correlazione significativa tra la preferenza della mano e la destrezza fisica. Nel compito con la tavoletta forata, 11 dei 24 destrimani sono risultati più veloci, suggerendo che la spinta a competere è nella mente, non il risultato di una particolare abilità fisica.

Il “plus” competitivo

Secondo i ricercatori questo lavoro va a suffragare la Strategia Evolutivamente Stabile (ESS), una teoria secondo la quale i destrorsi sono avvantaggiati nella cooperazione in gruppi numerosi, ma i mancini hanno un plus competitivo nelle situazioni uno contro uno.

Lo studio è parte di un progetto finanziato dal ministero dell’Università e della Ricerca, ed è stato presentato e vinto nel 2022 da Giulia Prete, professoressa associata di Psicologia generale, e Luca Tommasi, professore ordinario di Psicobiologia. L’intera ricerca, conclusa a fine febbraio di quest’anno, era finalizzata proprio a indagare la lateralizzazione in un’ottica evoluzionistica e comparativa, e ha coinvolto tre Unità di Ricerca (Università di Trento, Chieti, e Bari). Il lavoro sui mancini, pubblicato su Scientific Reports, è stato condotto alla “D’Annunzio” e ha coinvolto diversi ricercatori, che hanno collaborato alla raccolta e analisi dei dati presentati, sotto il coordinamento di Prete e Tommasi.

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