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I sei grandi paradossi di Milano in mostra alla Triennale

L’esposizione racconta le contraddizioni di una città in inarrestabile evoluzione sociale attraverso l’interpretazione di artisti afrodiscendenti

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È evidente ormai che i divari economici e sociali che hanno caratterizzato Milano sono esplosi, restituendo una struttura urbana sempre più frammentata, una realtà complessa, in cui convivono tendenze contrapposte, veri e propri paradossi che influenzano l’accesso alle opportunità e condizionano il destino di una parte sempre più ampia della popolazione.

La mostra Milano, paradossi e opportunità è un omaggio e una sfida alla città, un progetto corale che parte da un’analisi dei dati urbani condotta dal SI Lab dell’Università Bocconi, che hanno individuato sei grandi paradossi che oggi segnano Milano.

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A ciascuno di essi è stato associato un artista, che ha proposto un’interpretazione personale attraverso una propria opera.

Lo Spazio Cuore, prima sala a piano terra, che è archivio bibliografico di Triennale, diventa fino al 9 novembre, archivio vivente e relazionale, un luogo di confronto, creazione collettiva e continua ibridazione, pensati per stimolare una riflessione sul futuro di Milano e sulla necessità di innovarla in modo inclusivo, responsabile e coraggioso. Un’immersione nelle contraddizioni della città, per riconsiderare scenari apparentemente irreversibili.

Non a caso gli artisti sono per la maggior parte afrodiscendenti che conoscono la vita nelle città dove i grovigli di culture sono lontani dai centri che contano, dove la divisione sociale e anche semplicemente i divari paesaggistici e architettonici impattano sulla percezione del benessere nei diversi quartieri.

Conoscono cosa significa essere uno straniero, le difficoltà per i documenti, la vita ai margini delle città.

Justin Randolph Thompson Those of Us Buried Alive Are Called Mineral Rich, 2025. (Foto Paolo Tonato)

Justin Randolph Thomson

A partire dall’artista e curatore italo afroamericano Justin Randolph Thomson che nell’opera Those of Us Buried Alive Are Called Mineral Rich utilizza tubi innocenti, schermi, video, frammenti di trapunta, cera, legno, crema da scarpe, strofinacci da meccanico, libri dalla collezione del Centro Piemontese di Studi Africani per esplorare la costruzione della nozione di pax romana ottenuta attraverso il dominio economico e territoriale del centro sul margine dell’impero. In un contesto milanese dove i redditi crescono più nel centro e gli affitti aumentano maggiormente in periferia, l’opera di Thompson svela il lavoro insito nel mantenimento e nell’acuirsi di questa disuguaglianza.

Theo Imani, Milano #1, (dalla serie A New Map of Italy), 2025 Milano#2, (dalla serie A New Map of Italy), 2025, 2025, Stampa Lenticolare, 84 x 52, 84 x 52 cm. (Foto Paolo Tonato)

Theophilus Imani

Theophilus Imani, artista italo-ghanese, nelle opere Milano #, Milano#2, dalla serie A New Map of Italy, usa la tecnica della stampa lenticolare giocando tra visibilità e invisibilità per invitare a riconsiderare la percezione dello spazio urbano. In una città come Milano dove le famiglie con due o più figli stanno scomparendo e quelle unipersonali si sono diffuse ovunque, questa prospettiva diventa metafora della frammentazione sociale e della solitudine urbana.

Muna Mussie

Muna Mussie, italo-eritrea porta l’opera PR (Public Relations), due dadi ottaedrici di filato metallico, alluminio, ferro e vetroresina ricamati in Braille che rappresentano uno la rosa dei venti e l’altro alterna una R (Ricco) e una P (Povero), simboleggia un binomio inscindibile in cui l’uno sostiene l’altro. La faccia del dado priva di segni spinge a superare il semplice sguardo e a sfidare classificazioni nette.

Leyla Degan. 2025, Cianotipie, soundscape e due casse, 42 x 29,7 cm. (Foto Paolo Tonato)

Delio Jasse Jim C. Nedd, Leyla Degan

Intensa l’installazione di Delio Jasse, angolano, che in Zone 1, Zone 2, attraverso la tecnica del collage e la sovrapposizione di documenti, materializza il tema dell’accesso all’istruzione, evidenziando come le barriere burocratiche possano limitare la possibilità di fruire degli spazi pubblici.

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Jim C. Nedd, artista italo-colombiano, con l’opera Vuelvo al Sur, mostra la dialettica tra invisibilità e desiderio, invitando a riflettere su ciò che viene nascosto, trascurato o eccessivamente esposto. A Milano, la sua opera stimola una riflessione sul ruolo silenzioso ma essenziale della natura, spesso ai margini dello sguardo cittadino, ma cruciale nel contrastare fenomeni come le isole di calore che con l’aumento della temperatura terrestre, rendono le temperature delle aree urbane con forte presenza di asfalto e scarsità di vegetazione e parchi, più alte rispetto a zone rurali circostanti, soprattutto durante la notte.

Infine, l’artista italo-somala Leyla Degan, nella sua opera Untitled, esplora il modo in cui i dati vengono strutturati e utilizzati, con particolare attenzione alla crescente partecipazione civica nei quartieri.

 

 

Milano, paradossi e opportunità, a cura di: Damiano Gullì e Jermay Michael Gabriel, direttore Black History Months Milano, Triennale di Milano, all’interno dell’esposizione Inequalities, fino al 9 novembre 2025

 

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