Politica e territori

I sindaci: dura governare senza risorse

Abitazioni e servizi le priorità. Sala (Milano): fondi ai cittadini per acquistare case. Gualtieri: nel piano del governo mancano le risorse

di Lello Naso

Governare le città

Nella foto: Marco Ferrando; Carlo Masci; Roberto Gualtieri; Mario Conte; Franco Ianeselli; Giuseppe Sala

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Si sentono una riserva, attiva, della Repubblica. L’avamposto che, dopo aver amministrato e fatto politica sul campo, mette a disposizione della comunità la propria esperienza per il futuro, anche a livelli di governo superiori. Mario Conte, sindaco di Treviso; Roberto Gualtieri, sindaco di Roma; Franco Ianeselli, sindaco di Trento; Carlo Masci, sindaco di Pescara e Beppe Sala, sindaco di Milano, stimolati dal vicedirettore di Avvenire, Marco Ferrando, rivendicano il lavoro fatto alla guida delle rispettive comunità. A partire dalla madre di tutte le domande per un sindaco: si possono amministrare le città?

«Si devono», risponde Sala, «consapevoli delle enormi difficoltà del presente, a partire dalla carenza di risorse. Solo credendo nella crescita si possono reperire i fondi per garantire servizi ai cittadini. Dal trasporto pubblico, che a Milano costa ogni anno 150 milioni di deficit, al welfare, 400 milioni di spesa. Dobbiamo crescere attingendo risorse dai più abbienti, chi paga gli affitti in Galleria che sotto la mia gestione sono passati da 35 a 85 milioni, per dare ai più bisognosi. Crescita più solidarietà è la ricetta».

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Ianeselli crede che il buon governo di una città passi da necessario rispetto delle sue vocazioni: «Trento», spiega «è l’ultimo presidio italiano prima del mondo tedesco. Deve scegliere tra baluardo e contaminazione. E’ una città che deve garantire qualità agli studenti ed essere attrattiva per farli rimanere da laureati. Ha un’anima sociale: va governata con le associazioni, sul territorio».

«Treviso», dice Conte, «è una realtà piccola, con poche risorse in cui i problemi vengono amplificati. Abbiamo un deficit di competenze burocartiche, vorremo tanto avere l’autonomia di Trento. Spesso ci scontriamo con le burocrazia e con un livello superiore che ci impedisce di fare tutto quello che vorremmo».

Gualtieri sfata il luogo comune della Roma ingovernabile. «Se lo fosse, non mi sarei candidato», scherza, ma non troppo. «La città era ridotta male, ma posso dire che abbiamo ben governato». A partire dalla quotidianità «Sul territorio», dice, «vediamo per primi i fenomeni e li affrontiamo nel concreto. Siamo laboratorio e avamposto. Per il clima, i trasporti, le fragilità, la città digitale. Anche se abbiamo le armi spuntate. Non possiamo alzare la tassa di soggiorno a dieci euro a gente che paga 30mila euro per una camera. Non possiamo aumentare la tassa di occupazione per i tavolini in piazza di Spagna. I cittadini chiedono più servizi, ma le risorse sono sempre meno».

Dalla metropoli alla provincia. «Siamo il front office della popolazione», spiega Masci. «Mai come in questo periodo abbiamo dovuto fronteggiare emergenze sociali. A Pescara, gli interventi dei servizi erano 8mila nel 2019, sono stati 20mila nel 2025. Il Pnrr ci mette di fronte alla sfida di gestire le opere realizzate. Abbiamo fatto 5 nuovi asili nido, ma dovremo gestirli». Senza fondi, è il refrain sottinteso.

Sulle priorità, oltre alle risorse, i sindaci concordano sull’emergenza abitativa, troppo a lungo dimenticata. Gualtieri sottolinea come, in un mercato immobiliare che non funziona, servono investimenti mirati sulla casa. «Nel piano casa non ci sono risorse aggiuntive per gli Erp, le abitazioni con affitti minimi per i cittadini con redditi molto bassi. Stiamo comprando case sul mercato per darle in locazione a canoni bassi. Paghiamo le politiche scellerate di dismissioni immobiliari della seconda repubblica».

«Il piano casa del governo», dice Sala, «è un inizio. Ma bisogna prendere atto che, se in Italia ci sono 40 milioni di abitazioni, tantissime, nelle città mancano. Bisognerebbe partire finanziando direttamente i cittadini per acquistare le case degli enti, delle banche e delle assicurazioni che vogliono liberarsene».

Conte racconta della consegna di 60 appartamenti in cohousing a Treviso. Segnala il rischio che i fondi Ue per la casa, trasferiti ai comuni attraverso lo Stato, rischiano di non arrivare in porto e lancia una proposta molto concreta, da sindaco. «Caserme e scuole dimesse, molte,», dice, «dovrebbero essere immediatamente trasferite ai comuni che possono rigenerarle in tempi brevissimi e consegnarle alla popolazione». Mascia sottolinea la costruzione di 4 nuovi studentati a Pescara e la necessità di ristrutturare il patrimonio edilizio pubblico esistete «disastrato». Ianeselli invoca un vecchio, semplice piano socialdemocratico: «Fare case popolari e consegnarle a chi ne ha bisogno. Avendo il coraggio di andare in altezza per non consumare suolo, anche in città piccole».

Soluzioni concrete, da sindaci. Tutti, tranne Gualtieri, alla fine del secondo mandato e tutti disponibili, ma solo se chiamati, a nuovi incarichi politici. Solo Gualtieri rinuncia a Satana e a tutte le tentazioni. «Farò il sindaco per otto anni, non vedo altro». Il mestiere più complicato, ma forse più bello della politica. Come dice Masci, «quello in cui ti levi la maglia della tua parte e metti quella della città. Tutti oggi, aldilà degli schieramenti, abbiamo raccontato gli stessi problemi e suggerito soluzioni analoghe, quelle del buon senso e del buon governo». In fondo, sarebbe la politica.

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