I tassi fermi e i cinque termometri della Bce
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Cinque termometri spiegano perché, almeno per ora, la BCE ha tenuto fermi i tassi. Quattro lancette sono economiche, la quinta è quella di cui la presidente Lagarde non parla mai, pur potendo essere almeno importante quanto le altre: è il desiderio psicologico di non ripetere l’errore di politica monetaria commesso nell’ultima restrizione monetaria. Ora è auspicabile che l’efficacia di questa scelta sull’andamento delle aspettative non venga intorbidito, a partire dai prossimi giorni, e fino alla prossima riunione, dalle parole in libertà di falchi e corvi, che creano ingiustificati movimenti dei tassi.
Chiedilo al Sole
La domanda di partenza è chiedersi sotto quali condizioni i tassi di interesse rimangono fermi. I casi principali sono due. La prima situazione è quella in cui il tasso di interesse nominale di riferimento è quello di equilibrio, cioè corrisponde tendenzialmente alla somma tra il tasso reale, chiamato tasso naturale, e l’inflazione ottimale. Quando il tasso nominale è in equilibrio è chiamato tasso neutrale, perché riflette un orientamento della politica monetaria non è né espansivo né restrittivo. Per l’area Euro, anche se la BCE non lo ha mai esplicitamente dichiarato, il tasso neutrale, relativo al tasso di riferimento sui depositi delle banche commerciali presso Francoforte, può essere considerato pari a 200 punti base. Tale livello fu toccato nel luglio del 2025, ed è rimasto immutato fino alla riunione della BCE dello scorso giugno, quando, aumentando il tasso di venticinque punti base, la BCE ha trasformato la politica monetaria da neutrale a restrittiva.
Quindi ieri è stata confermata una intonazione restrittiva della politica monetaria. Dunque siamo in una seconda situazione: la banca centrale ha mantenuto un orientamento non neutrale, ma non lo ha accentuato. La ragione è un banchiere centrale cambia i tassi quando l’analisi dei costi e dei benefici attesi lo convince a farlo; e lo fa, guardando a cinque diversi termometri.
Partendo dagli elementi oggettivi, nel caso di una politica monetaria restrittiva si guardano i benefici attesi in termini di efficacia disinflazionistica, ed i costi attesi riguardo ai corrispondenti rischi recessivi.
Poiché il mandato della BCE impone dare maggiore peso ai rischi inflazionistici, i banchieri centrali devono tenere d’occhio gli effetti sui prezzi dello shock geopolitico rappresentato dalla guerra tra Stati Uniti ed Israele, da un lato, e Iran dall’altro lato.







