I valori morali e gli scritti di Guido Carli bussola in un mondo cambiato
La visione profetica e attualissima dell’ex governatore di Bankitalia in una raccolta dei suoi interventi dal 1960 al 1975
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«Se non si salirà verso la creazione di istituzioni e strutture adeguate a una dimensione mondiale dei problemi, si scenderà inevitabilmente verso un ritorno all’arbitrio e alla divisione dei nazionalismi». Così sosteneva Guido Carli nel 1971. Profetico non soltanto nella pervicacia con cui nel dopoguerra concepì e realizzò il sogno di un’Italia «società aperta», pienamente integrata nell’economia internazionale grazie all’adesione agli accordi di Bretton Woods, e di un’Europa unificata oltre la moneta, ma anche nella visione di un mondo interconnesso in cui gli ossimori potessero sciogliersi e convivere senza contrapposizioni: Stato e mercato, stabilità ed efficienza, interesse nazionale e interesse sovranazionale.
Chiedilo al Sole
Il monito a prepararsi per imparare a governare nodi globali compare in esergo al capitolo introduttivo del volume “Per la stabilità monetaria e il mercato” - capitolo firmato dallo storico dell’economia Giovanni Farese - che raccoglie 26 interventi di Carli svolti negli anni dal 1960 al 1975, quando fu Governatore della Banca d’Italia, e pubblicati sulla rivista “Bancaria”. Il volume - edito da Laterza, promosso dall’Associazione bancaria italiana (Abi) e dall’Istituto Luigi Einaudi per gli studi bancari, finanziari e assicurativi e curato da Federico Pascucci - è stato presentato ieri alla Luiss, di cui Carli fu uno dei fondatori. Convinto, come ha ricordato il rettore Paolo Boccardelli, che «l’università dovesse aprire le porte alla società civile e formare la classe dirigente del futuro».
«Questo libro produce stimoli intellettuali economici molto più rilevanti di quanto potevamo immaginare quando ne abbiamo deciso la pubblicazione», ha affermato il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, alludendo alle conseguenze della crisi in Iran e nel Golfo e segnalando le parole dello statista pronunciate prima della crisi petrolifera del 1973. Le reazioni del Governatore alle scosse, ha sottolineato Patuelli, furono sempre «qualcosa di più che risposte monetarie». Anche oggi, «non si deve delegare la lotta all’inflazione, un’Idra dalle sette teste, esclusivamente alla sagacia e all’autonomia delle banche centrali. Per combatterla serve l’iniziativa dell’Unione europea. Il Carli di Maastricht ci ispira a sollecitare dall’Ue un nuovo slancio come quello del primo Pnrr».
Lo ha detto con nettezza Paolo Savona, già presidente Consob, che con Carli lavorò sia in Bankitalia sia in Confindustria (nel 2026 ricorrono i 50 anni dalla presidenza di Carli in Viale dell’Astronomia): «Se in questo momento alle banche centrali venisse l’idea di innalzare i tassi di interesse creerebbero più danni di quanto necessario. L’inflazione da costi non può essere sanata da politiche monetarie stringenti». Se Savona ha indicato nel coraggio e nella capacità di adattamento alla realtà le principali qualità di Carli, il giurista Sabino Cassese, professore emerito alla Scuola Normale di Pisa, ha tratteggiato la «nuova diplomazia» inaugurata dal Governatore: non solo un «diplomatico della moneta», ma un precursore dei negoziati multilaterali che si rendono necessari quando «bisogna tenere conto non di due interessi, ma di molti». Ancora preveggente.
È stato il Governatore emerito Ignazio Visco a evocare, davanti agli «squilibri straordinari» che stiamo vivendo, l’esigenza di «una nuova Bretton Woods» come quella di cui Carli aveva intuito opportunità e poi declino: un sistema in cui «cercare di far rivivere l’idea che occorrono simmetria e condivisione di intenti». Nel frattempo, però, il rialzo dei tassi di interesse a suo avviso non può escludersi come strumento per contrastare non lo shock di offerta in sé, ma i «second round», gli effetti dell’aggiustamento dei prezzi delle imprese all’aumento dei costi. Certamente il nesso tra economia e sicurezza era ben chiaro a Carli, come ha osservato Marta Dassù, senior advisor for European Affairs presso l’Aspen Institute. «Quando Carli e il Governatore tedesco Karl Blessing decisero di non esigere la convertibilità in oro degli attivi delle proprie bilance dei pagamenti, perché avrebbe minato la solidità di Bretton Woods, scelsero una strada che non aveva molto senso per i due Paesi europei ma segnalava quanto Italia e Germania tenessero conto della dipendenza dagli Usa e quanto avessero bene in mente che era interesse di entrambe tenere ancorati gli Stati Uniti all’Europa».







