Ventunesima edizione

I volti delle paure quotidiane a Fotografia Europea 2026

Fotografia Europea a Reggio Emilia si conferma come piattaforma culturale capace di connettere ricerca artistica e lettura del presente

di Veronica Costanza Ward

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Fotografia Europea si distingue per la capacità di intercettare, anno dopo anno, il clima sociale contemporaneo, cogliendone le tensioni più profonde e le declinazioni più intime. La longevità della manifestazione si radica in una progettualità solida e in una visione curatoriale che ha saputo rinnovarsi, trasformando il festival in un punto di riferimento per la fotografia contemporanea, in Italia e oltre.

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“Fantasmi del quotidiano”

Il titolo dell’edizione 2026, “Fantasmi del quotidiano”, si inserisce in questa traiettoria e propone un’indagine sullo stato emotivo collettivo. In un contesto storico attraversato da incertezze diffuse, paure e inquietudini si propagano oltre i confini sociali, generazionali e geografici, assumendo forme molteplici. La fotografia, in questo quadro, si configura come dispositivo di emersione e condivisione: rende visibile ciò che è latente, restituisce forma a un sentimento universale come la paura, sottraendolo alla dimensione individuale.

I fantasmi evocati dal festival non si esauriscono nella dimensione della minaccia. Sono piuttosto presenze sospese, tracce e possibilità, elementi che abitano il presente come residui del passato o anticipazioni del futuro. L’edizione invita così a interrogare ciò che sfugge allo sguardo immediato, a prestare attenzione ai margini e alle stratificazioni dell’esperienza contemporanea. Attraverso l’immagine fotografica emergono narrazioni silenziose che contribuiscono a ridefinire il nostro rapporto con il reale.

Fotografia Europea a Reggio Emilia: tutto il meglio alla ventunesima edizione

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Il programma si sviluppa dal 30 aprile al 14 giugno 2026, con venti mostre nel circuito ufficiale e oltre trecento nel circuito Off, distribuite in numerose sedi cittadine.

I Chiostri di San Pietro, cuore del festival, ospitano il nucleo curatoriale affidato a Tim Clark e Luce Lebart. Tra i progetti esposti, Bravo di Felipe Romero Beltrán esplora le traiettorie migratorie lungo il Rio Bravo, al confine tra Messico e Stati Uniti, trasformato in luogo simbolico di attesa e sospensione. Mohamed Hassan, con Our Hidden Room, indaga i temi dell’identità, della famiglia e della salute mentale attraverso un dialogo visivo e testuale che intreccia esperienza personale e memoria culturale.

A Palazzo da Mosto, la mostra collettiva Ghostland riflette sulla condizione ipermediata contemporanea, in cui la realtà appare progressivamente filtrata e frammentata dall’intermediazione tecnologica. Palazzo Scaruffi, per la prima volta incluso nel circuito del festival, ospita 200x200. Due secoli di fotografia e società, mentre la Chiesa dei Santi Carlo e Agata accoglie Ghostwriter di Elena Bellantoni, progetto che rielabora i “fantasmi della storia” attraverso una pratica performativa incentrata sul corpo.

Accanto al programma principale, si articolano numerose mostre partner. Ai Chiostri di San Pietro, la sezione di fotografia di Palazzo dei Musei presenta Luigi Ghirri. A Series of Dreams, un riallestimento che approfondisce il rapporto tra immagine e dimensione sonora nell’opera dell’autore. Allo Spazio Gerra, Canterò soltanto il tempo propone un percorso dedicato a Francesco Guccini, costruito come un racconto visivo che mette al centro il valore della parola.

Collezione Maramotti ospita la prima personale italiana di Ndayé Kouagou, Heaven’s Truth, che attraversa video, performance e scrittura, mette in discussione i codici della comunicazione contemporanea attraverso una narrazione volutamente disarticolata. Nel circuito Off, si segnala infine il progetto di Brad Downey allo SpazioC21. Con Dead God, Thank You, l’artista riflette sul rapporto tra natura, temporalità e consumo, mentre What Lies Beneath affronta i temi dell’autorialità e dell’appropriazione dell’immagine. In questo contesto si inserisce anche il recupero di alcuni murales realizzati da Banksy nel 2003 a Berlino, riportati alla luce come reperti di una memoria visiva recente, ma già stratificata.

 

 

 

FOTOGRAFIA EUROPEA 2026 // XXI EDIZIONE, FANTASMI DEL QUOTIDIANO, a cura di Arainna Catania, Tim Clarke, Water Guadagnini, Luce Lebart, Reggio Emilia, fino al 14 giugno

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