Iacovone (Bip): “L’AI crea valore solo con dati affidabili e una leadership condivisa”
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L’intelligenza artificiale è ormai entrata nei processi decisionali delle imprese, ma la sola adozione di nuovi strumenti non basta ad aumentare in modo strutturale la produttività. La sfida si gioca sulla qualità dei dati, sulla revisione dei processi, sulla capacità di integrare i sistemi AI nei modelli organizzativi e su una leadership in grado di guidare il cambiamento. Per Donato Iacovone, presidente di Bip, non è sufficiente distribuire licenze di intelligenza artificiale ai dipendenti per generare valore: serve una visione condivisa, capace di trasformare l’AI da insieme di strumenti individuali a capacità organizzativa diffusa.
Chiedilo al Sole
In che modo l’intelligenza artificiale può aumentare il valore per le imprese?
“Partiamo da una considerazione semplice: noi operiamo in una parte del mondo che, in larga misura, adotta modelli di AI sviluppati da altri. Significa che il vantaggio competitivo non sta nel modello in sé, ma nella capacità di adattarlo ai contesti aziendali, cambiando il modo in cui si lavora. Non basta inserire una nuova tecnologia: bisogna rivedere il modello operativo e far lavorare l’intelligenza artificiale agentica insieme alle persone”.
Perché alle aziende non basta concentrarsi solo sulla tecnologia?
“La spinta commerciale di chi produce soluzioni di intelligenza artificiale può indurre le imprese a pensare che basti aumentare il numero di licenze AI in uso. Il risultato è una “polverizzazione” delle iniziative con funzioni che, all’interno della stessa impresa, utilizzano modelli AI in modo individuale e non coordinato. Per generare valore serve invece un vero percorso di evoluzione del modello di management, capace di integrare l’AI nei processi, nelle responsabilità e nei modelli decisionali”.

