IATA, vertice all’ombra della guerra: carburante alle stelle e utili delle compagnie a rischio
La chiusura di Hormuz e l’aumento del prezzo del jet fuel dominano il summit mondiale. Dai vettori aumenti tariffari, tagli alle rotte e ipotesi di consolidamento.
di Mara Monti (Rio de Janeiro)
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5' di lettura
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L’industria del trasporto aereo si riunisce da oggi a Rio de Janeiro per l’assemblea annuale della IATA (International Air Transport Association), chiamata a confrontarsi con quella che molti operatori considerano la più grave crisi del settore dopo la pandemia. La guerra in Iran e la conseguente chiusura dello Stretto di Hormuz hanno provocato una forte impennata dei costi del carburante, costringendo le compagnie aeree a cancellare voli, aumentare le tariffe e prepararsi al rischio di razionamenti del jet fuel durante l’estate.
Il vertice, in programma dal 6 all’8 giugno, è il più importante appuntamento mondiale del trasporto aereo e riunisce centinaia di dirigenti di compagnie aeree, costruttori e fornitori. La IATA rappresenta oltre 370 vettori, pari a circa l’85% del traffico aereo globale, e arriva all’appuntamento in un momento radicalmente diverso rispetto a pochi mesi fa. A dicembre l’associazione prevedeva per il 2026 profitti record per 41 miliardi di dollari; oggi il settore si prepara invece a una significativa revisione al ribasso delle stime.
Moody’s ha tagliato l’outlook per il settore
A confermare il peggioramento dello scenario è Moody’s Ratings, che ha abbassato l’outlook del comparto da stabile a negativo. Secondo l’agenzia, i rincari del carburante legati al conflitto iraniano e alle interruzioni delle rotte attorno allo Stretto di Hormuz ridurranno in modo significativo gli utili operativi delle compagnie nel 2026. Le stime più pessimistiche indicano una contrazione superiore al 35%, prima di una possibile ripresa nel 2027.
I primi segnali della frenata sono già visibili. I dati IATA di aprile hanno registrato il primo calo del traffico aereo mondiale dalla fase di ripresa post-pandemica, riflettendo soprattutto la forte riduzione delle attività dei principali vettori del Golfo, tra cui Emirates, Etihad Airways e Qatar Airways.
Le compagnie reagiscono in modo sparso alla crisi
Le compagnie stanno reagendo alla crisi in modi diversi. I vettori che possono contare su una domanda robusta e su una clientela premium dispongono di maggiori margini per trasferire sui passeggeri parte dell’aumento dei costi. Tuttavia, recuperare integralmente il rincaro del carburante appare difficile. Bob Jordan, amministratore delegato di Southwest Airlines, ha dichiarato che le compagnie statunitensi hanno aumentato le tariffe sette volte dall’inizio del conflitto senza registrare un indebolimento della domanda, ma ha aggiunto che gli attuali livelli tariffari restano insufficienti a compensare l’intero incremento dei costi energetici: Cirium, la società di analisi aeronautiche ha calcolato che per ogni dollaro di aumento del carburante per aviazione, l’impatto sui costi del settore è di 2,86 miliardi di dollari a livello globale.


