Edilizia

Icop, «con Ops su Trevi saremmo competitor su scala globale»

Intervista all'ad Piero Petrucco. «Vedo la nostra proposta come una possibile declinazione degli obiettivi di Cdp», tra gli azionisti di spicco della società romagnola

PIERO PETRUCCO  IMAGOECONOMICA

3' di lettura

English Version

3' di lettura

English Version

 (Il Sole 24 Ore Radiocor) - «Il tema è aggregare due soggetti medio-grandi per farne uno grande, cioè al livello dei tre, quattro competitor mondiali» nell'ingegneria del sottosuolo. Così l’amministratore delegato di Icop, Piero Petrucco – in un’intervista a Radiocor – ha riassunto la logica industriale alla base dell’Offerta pubblica di scambio (Ops) totalitaria su Trevi (con successivo delisting), annunciata lo scorso 28 giugno, e "non concordata" con la società target. Un’operazione con un controvalore complessivo nell’ordine dei 273 milioni di euro e da cui nascerebbe un’entità con ricavi pro-forma superiori al miliardo di euro, e un backlog combinato di oltre 2 miliardi.

«Abbiamo studiato l’operazione nella convinzione di poter trarre grandi sinergie», afferma l'ad. «Siamo due imprese che operano nello stesso settore», ma c'è anche una complementarità geografica: «Un punto che vediamo come di grande forza», sostiene, e che «ci darebbe la possibilità di poter fare progetti molto importanti». Come negli Usa, dove Icop è entrata negli scorsi anni acquisendo Atlantic GeoConstruction Holding: «Siamo presenti nel mercato dei data center e dei grandi operatori privati, laddove Trevi» lo è «con grandi clienti pubblici, in primis l’Usace» (United States Army Corps of Engineers), spiega l’ad, che cita la «possibilità di integrare quote e spazi di mercato diversi» nel Paese.

Loading...

Della stessa opinione è Giacomo Petrucco, consigliere e investor relator di Icop, rappresentante della quarta generazione di imprenditori alla guida della società benefit friulana. L'azionista di riferimento di Icop è infatti Cifre, holding dei Petrucco, che detiene il 78,4% del capitale. Secondo il consigliere, la possibilità è quella di «aumentare la produttività agendo sul lato dei processi e dell'innovazione, non solo nella guerra al ribasso sui costi. Un modello in cui hai una scala per fare innovazioni direttamente con tecnologia proprietaria aumenta l'efficienza».

Cdp, azionista rilevante in Trevi

L’altro attore rilevante dell’Ops è Cassa depositi e prestiti (Cdp), tra i principali azionisti di Trevi con il 21% del capitale. In una nota dei mesi scorsi, Cdp aveva indicato per Trevi una possibile “funzione di aggregatore di aziende altamente specializzate”. «Io vedo la nostra ipotesi, la nostra proposta, come una possibile declinazione di quell'obiettivo, perché in fondo si parla di aggregazione di soggetti per creare un’entità forte in grado di operare in tutta la gamma dei servizi», commenta in proposito l’ad di Icop. «Credo che tutti i tasselli si compongano in maniera interessante, spero che questa cosa venga colta e interpretata per quello che è», aggiunge.

«Lo schema dell'Ops vuole proprio essere la condivisione alla pari delle sinergie. Siamo molto convinti che attraverso l'Ops ci sia una condivisione sostanziale tra gli azionisti delle due entità, in questo percorso del gruppo da costruire», fa notare Giacomo Petrucco. Nella stessa direzione sembrerebbero andare anche le parole del sottosegretario al ministero dell'Economia, Federico Freni, che nei giorni scorsi ha dichiarato: «Sarei molto felice» se l’operazione andasse in porto, «potrebbe nascere un campione mondiale importante con un apporto italiano radicatissimo». Dal punto di vista economico, Icop è una realtà che nel 2025 ha visto ricavi per 428,3 milioni (+135%); dal lato Trevi, nello stesso periodo, si parla di un fatturato da 624,017 milioni (- 5,9%).

Cosa dice il cda di Trevi

Il cda di Trevi nei giorni scorsi ha definito l’offerta “non sollecitata, né preventivamente concordata”, discutendo la sua capacità di “riflettere le prospettive future della società”, indicate nel piano industriale al 2029. Ma lo stesso piano apriva alla possibilità di valutare opportunità di “sviluppo inorganico”, si legge, quindi senza escludere l’M&A. «Ci sembra che questo disegno sia molto coerente» con quella direttrice, conferma Giacomo Petrucco. «Trevi ora, se ha una debolezza, è di essere troppo esposta sui mercati emergenti, come quello del Middle East. È chiaro che ripartire queste esposizioni in un gruppo più ampio riduce significativamente il rischio», sostiene il consigliere.

Margini maggiori da unione tra specialisti

In generale, l'Ops su Trevi «è sicuramente un disegno molto diverso da quello che, per esempio, può essere l'aggregazione di un general contractor con uno specialista, che provoca uno sviluppo non armonico», sottolinea Piero Petrucco. Icop e Trevi sono infatti due aziende specialiste, ma se quest’ultima dovesse unirsi a un appaltatore generalista le conseguenze, secondo l’ad, sarebbero prima di tutto economiche: «I player specialistici hanno dei margini e degli Ebitda maggiori; si va dal 18% circa di Icop, fino margini tra il 9-10%, o anche meno, dei general contractor».

Futuro e governance

Sulla governance, Giacomo Petrucco promette: «con il tempo presenteremo un piano più articolato». Ma la direzione è già delineata: «La stabilità di un azionista di riferimento che abbia una visione imprenditoriale, secondo noi, è importante nel dare un'anima a un progetto industriale». D'altronde, Icop è nata come impresa familiare nel 1920, per poi ristrutturarsi nella governance con la terza generazione dei Petrucco. «L'Icop di oggi è un'impresa familiare nell'azionariato, se vediamo l'azionista di riferimento, ma è largamente managerializzata, come è giusto che sia, nelle strutture di governance», conclude il consigliere.

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti