Anitec-Assinform

Ict, ricercatori e più credito d’imposta per recuperare il gap con gli altri Paesi

Nella seconda edizione del Rapporto “Ricerca e Innovazione Ict in Italia” quattro proposte per riguadagnare terreno sui competitor Ue, anche partendo dai punti di forza

di Andrea Biondi

4' di lettura

4' di lettura

Negli ultimi anni, la ricerca e innovazione (R&I) nel settore Ict in Italia ha assunto un ruolo strategico per affrontare le transizioni economiche e tecnologiche che rimodellano l’ordine globale. Nonostante i progressi, il nostro Paese sconta un ritardo strutturale rispetto alle principali economie europee e mondiali. La seconda edizione del Rapporto “Ricerca e Innovazione Ict in Italia” - realizzato da Anitec-Assinform in collaborazione con Apre (l’Agenzia per la Promozione della Ricerca Europea) e presentato a Roma presso il Palazzo dell’Informazione - offre uno spaccato preciso e puntuale su come colmare questo gap, evidenziando alcune priorità cruciali: potenziare il capitale umano, favorire la brevettazione e ridefinire gli incentivi fiscali.

Investire nelle persone

La carenza di ricercatori e specialisti Ict rappresenta uno dei principali ostacoli alla crescita della R&I. L’Italia è lontana dai livelli di Germania e Francia. Nel confronto temporale emerge che, mentre la quota di addetti R&S per il settore Ict sul totale dei settori aumenta in Germania (da 10,9% nel 2017 a 13,1% nel 2022), Francia (da 21,2% a 29%) ed Europa (da 18,7% a 21,3%), in Italia cala dal 18,5% al 13,3%, più di cinque punti percentuali. Lo stesso vale per i ricercatori, per i quali la quota su tutti i settori diminuisce da 21,6% a 15,8%, quasi sei punti.

Loading...

Certo, non mancano elementi positivi dai quali partire nell’analisi. L’84% degli investimenti in Ricerca e Sviluppo nel settore Ict è arrivato da fondi privati, a dimostrazione del forte impegno delle aziende italiane nell’innovazione tecnologica. Con 52mila addetti coinvolti in attività di R&I e quasi 19.600 ricercatori a tempo pieno, il settore privato si conferma dunque un motore fondamentale per lo sviluppo delle tecnologie digitali avanzate nel nostro Paese.

Il nodo del sottodimensionamento

Il Rapporto di Anitec-Assinform prosegue sottolineando che l’Italia ha ricevuto complessivamente 724,1 milioni attraverso il programma Horizon 2020 per progetti di R&I Ict e 293,2 milioni di euro a fine 2024 attraverso Horizon Europe, con un tasso di successo in aumento rispetto al passato, ma ancora inferiore a Paesi come Germania e Francia. Dall’altra parte, nonostante i progressi fatti, l’Italia infatti soffre ancora di un sottodimensionamento rispetto alle maggiori economie europee: la quota di spesa R&S intra-muros nel settore Ict per l’ltalia è scesa dal 9,5% al 6,7% della spesa complessiva dell’Ue 27 tra il 2010 e il 2022, il che evidenzia la necessità di incrementare rapidamente gli investimenti.

Gli interventi

Cosa fare dunque per rafforzare il ruolo dell’Italia nella Ricerca e Innovazione Ict e migliorare la competitività del paese di fronte alle sfide tecnologiche che si prospettano a livello globale? Il Rapporto Anitec-Assinform suggerisce varie misure da adottare. Innanzitutto l’aumento delle sinergie nella partecipazione ai programmi europei e Pnrr, rafforzare la collaborazione pubblico-privata per migliorare la partecipazione ai programmi Horizon Europe e Digital Europe e promuovere nei progetti di ricerca di frontiera l’utilizzo delle tecnologie abilitanti, come intelligenza artificiale, cybersicurezza e supercalcolo.

Un passo importante sta anche nell’incremento del credito d’imposta per la R&I Ict, aumentando aliquote e massimali riconoscendo il credito anche alle filiali delle grandi aziende high-tech e semplificando l’accesso alle agevolazioni fiscali, in modo da favorire sia le grandi imprese che le Pmi.

In terzo luogo, il Rapporto spinge per il rilancio del modello a rete per il trasferimento tecnologico che includa anche la ricerca Ict applicata, per coordinare gli investimenti e favorire la brevettazione. Infine c’è la necessità di rafforzare il capitale umano, potenziando la formazione e l’assunzione di ricercatori Ict promuovendo dottorati industriali e programmi di formazione avanzata con priorità per la ricerca applicata, per colmare il gap rispetto ad altri paesi europei.

De Santis (Confindustria): «L’industria investe»

«L’industria sta continuando ad investire nell’Ict. Dopo il Covid il sistema delle imprese ha continuato a crescere e i dati del 2023 dimostrano che le imprese hanno continuato a investire con una crescita del 6-7% all’anno, considerando intra ed extra muros. Quindi investiamo di più di quello che cresce l’economia italiana», ha sottolineato Francesco De Santis, vicepresidente per la Ricerca e lo sviluppo di Confindustria, in apertura della presentazione del Rapporto di Anitec-Assinform.

La spesa per R&S intra-muros nel settore Ict ha raggiunto nel 2022 quota 2,5 miliardi di euro, con una crescita dell’1,5 per cento rispetto al 2021 (i dati sono quelli definitivi Istat) valgono al settore Ict il primo posto per volume di investimenti nella Ricerca e Sviluppo intra-muros, proiettando il Paese ai livelli di pre-pandemia.

Carrozza (Cnr): «Servono investimenti»

«Siamo un leader mondiale nel campo dell’automazione industriale e della robotica e mi auguro che rimarremo tali. Per questo servono maggiori investimenti per rilanciare il settore Ict e quindi il digitale. Questo significa intelligenza artificiale e il Quantum. Il Cnr è molto impegnato nel partenariato esteso con 120 milioni di euro per il coordinamento dei maggiori centri per il Quantum in Italia», ha commentato dal canto suo Maria Chiara Carrozza, presidente del Cnr - Consiglio nazionale delle ricerche.

Bassoli (Anitec-Assinform): «Valorizzare le potenzialità del Paese»

«Il Rapporto evidenzia il dinamismo del settore Ict, ma sottolinea anche la necessità di un intervento strategico per superare le criticità ancora presenti», è la valutazione del Vicepresidente con delega alle Tecnologie Abilitanti e di Frontiera di Anitec-Assinform, Claudio Bassoli. «Per valorizzare le potenzialità del nostro Paese, è fondamentale rafforzare gli investimenti, incentivare la collaborazione pubblico-privata e promuovere lo sviluppo di competenze avanzate soprattutto nell’ambito della ricerca applicata ICT, assicurando così un ruolo centrale all’Italia nel panorama tecnologico europeo e globale».

Valentini (Mimit): «Dobbiamo investire di più»

«Il settore Itc ha una sua tenuta e stiamo tornando ai livelli pre Covid, ma lo sforzo non è ancora sufficiente. Dobbiamo investire di più. Dobbiamo fare rete con le Pmi perchè la concorrenza si fa sulla raccolta dei dati. Le Pmi sono nani a cavallo dei giganti e per questo i dati sono fondamentali. Ci troviamo in un mondo di concorrenza sfrenata», ha chiosato dal canto suo Valentino Valentini, viceministro delle Imprese e del Made in Italy.

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti