Identità digitali comuni per recuperare 108 miliardi di export mediterraneo
L’Assemblea parlamentare del Mediterraneo propone di estendere le validazioni digitali Ue ai Paesi del Sud e del Golfo. Il modello da seguire è quello degli scambi tra India ed Emirati per ridurre i protocolli e i duplicati bancari
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I punti chiave
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Nel 2025 gli scambi tra Unione europea e Paesi del vicinato Sud hanno superato i 248 miliardi di euro, con l’Ue che rappresenta circa il 41% del commercio dell’intera regione. L’export europeo ha superato i 133 miliardi e l’import dal Magreb i 115. Eppure oltre 108 miliardi di dollari di commercio potenziale restano ancora inespressi, nonostante oltre trent’anni di partenariato euro-mediterraneo. Anche il Golfo rappresenta un partner strategico. L’interscambio commerciale tra Ue e consiglio di Cooperazione del Golfo ha raggiunto 165,7 miliardi di euro, mentre gli investimenti diretti reciproci superano ormai i 350 miliardi.
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I numeri
Parallelamente Bruxelles ha aperto il primo negoziato di libero scambio con gli Emirati Arabi Uniti, segnale di un nuovo asse economico tra Europa e Golfo, dentro un perimetro che ha visto crescere il nostro export solo con gli Emirati Arabi Uniti del 48% dal 2019. I dati arrivano da Pam, l’Assemblea parlamentare del Mediterraneo, che durante l’ultimo forum economico organizzato in Marocco ha lanciato un’idea con l’obiettivo di aumentare il livello di integrazione. L’obiettivo sarebbe quello di costruire un quadro comune di fiducia, basato sul riconoscimento reciproco delle identità digitali nazionali, su standard condivisi, livelli comuni di sicurezza, interoperabilità tecnica e principi comuni in materia di privacy e cybersicurezza.
I protocolli Ue
Il regolamento eIDAS e il futuro European Digital Identity Wallet stanno costruendo un sistema capace di consentire ai cittadini europei di autenticarsi, firmare documenti, conservare attestazioni digitali e accedere ai servizi pubblici e privati in tutti gli Stati membri attraverso un unico portafoglio digitale. Così in un evento organizzato a San Marino, in collaborazione con SM Capital, da Giulio Centemero, presidente di Pam, si è discusso di “Identità digitale transnazionale: sicurezza, fiducia e sviluppo economico nell’area euro-mediterranea e del Golfo”. «Nel XXI secolo i corridoi economici non saranno fatti soltanto di porti, ferrovie o cavi sottomarini. Saranno fatti anche di identità digitali interoperabili, standard condivisi e fiducia istituzionale. La fiducia digitale è la nuova infrastruttura invisibile della competitività», ha spiegato Centemero, aggiungendo che «la competizione internazionale si giocherà sempre meno soltanto sulle infrastrutture fisiche e sempre più sulla capacità degli Stati di costruire fiducia reciproca nello spazio digitale».
Il modello India-UAE
La proposta nasce dentro il perimetro dei grandi accordi. Il nuovo patto per il Mediterraneo, lanciato a ottobre 2025. Il Global Gataway che con un pacchetto da 7 miliardi ha già avviato circa 30 miliardi di investimenti nel Sud del Mediterraneo. Il Piano Mattei e le risorse del nuovo bilancio pluriennale che punta a raddoppiare a 42 miliardi il pilastro per il Mediterraneo allargato. A frenare gli investimenti, ci sarebbero appunto le identità non riconosciute che decuplicano le verifiche, i costi di conformità per le banche e la gestione degli appalti non interoperabile. «Ogni volta che un’impresa apre un conto corrente all’estero, un investitore sottoscrive un fondo, uno studente si iscrive a un’università, un professionista firma un contratto o una banca effettua una verifica antiriciclaggio, le procedure ripartono quasi da zero» ha concluso Centemero. «Ogni Paese certifica identità e credenziali secondo regole differenti, generando costi amministrativi, tempi più lunghi e duplicazioni che frenano investimenti e mobilità». Il modello suggerito viene proprio dagli UAE. L’integrazione tra il sistema di identità biometrica indiano Aadhaar e la piattaforma di pagamenti degli Emirati Arabi Uniti rappresenta già oggi un esempio concreto di come infrastrutture digitali interoperabili possano ridurre drasticamente tempi, costi e complessità delle transazioni internazionali. In questo caso, il sistema di pagamenti istantanei Upi, ancorato all’identità biometrica, è collegato all’infrastruttura emiratina Aani. Lo schema consente pagamenti e rimesse in tempo reale, senza carte né contante. Se l’Europa trovasse un equivalente gli interscambi metterebbero il turbo. È un tema di lungo termine. Il dibattito - per un mercato comune che nasce prima dai protocolli digitali - è soltanto all’inizio.

