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Il 5 per mille e la lotta contro il cancro

di Sala Gianmarco*

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Era il 2006 quando il legislatore italiano, in via sperimentale, introdusse il 5 per mille. Una misura semplice nella forma, una firma sulla dichiarazione dei redditi, un codice fiscale, ma profondamente innovativa nella sostanza: per la prima volta i contribuenti potevano indicare a quale ente destinare una quota dell’IRPEF già dovuta, senza alcun costo aggiuntivo. Vent’anni dopo possiamo dirlo con serenità: il 5 per mille è stata una bella intuizione tutta italiana, capace di trasformare un adempimento fiscale in un atto di cittadinanza.

Per chi lavora ogni giorno a sostegno della ricerca oncologica, il 5 per mille è infatti molto più di una voce di bilancio. È un’infrastruttura di fiducia. È il modo in cui centinaia di migliaia di persone rinnovano un patto silenzioso, ma solido con chi, nei laboratori e nei reparti, ogni giorno accorcia la distanza tra Ricerca e Cura. Di fatto è diventato un motore per il Terzo Settore. I dati appena pubblicati dall’Agenzia delle Entrate ci dicono che nel 2025 la nostra Fondazione ha raccolto 286.934 firme — il 4% in più rispetto all’anno precedente — per un totale di oltre 14,3 milioni di euro, il 18% in più del 2024: seconda nella classifica nazionale (dopo Fondazione AIRC). Quelle firme non sono numeri astratti, ma si traducono in progetti di ricerca pluriennali sulle principali patologie tumorali (colon, polmone, seno, melanomi, etc.), che senza una base economica stabile non potrebbero nemmeno essere immaginati. In questi vent’anni la ricerca sul cancro è cambiata profondamente: dalla genomica alle terapie a bersaglio molecolare, dall’immunoterapia all’intelligenza artificiale. Per stare al passo, l’Istituto di Candiolo - IRCCS deve pianificare nel medio e lungo periodo, e il 5 per mille ha permesso una continuità che il finanziamento pubblico da solo non garantisce. Nel nostro centro quasi 300 ricercatori italiani e internazionali lavorano in 40 laboratori. Progetti di ricerca d’eccellenza nazionale e internazionale esistono perché ogni anno qualcuno sceglie di firmare.

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C’è un aspetto importante spesso sottovalutato. Il 5 per mille ha contribuito a costruire una cultura condivisa. Ha avvicinato alla ricerca cittadini che non avrebbero mai pensato di occuparsene, spingendoli a informarsi e a verificare l’impatto delle loro scelte. Ha alzato la trasparenza per tutto il Terzo settore. Ha mostrato che dietro ogni scoperta clinica c’è una comunità che ha scelto di crederci. Lo strumento ha dimostrato di essere credibile e di godere della fiducia dei cittadini.

Guardando ai dati emerge un quadro incoraggiante. A livello nazionale, nel 2025 il 5 per mille ha registrato 18.460.316 firme, circa mezzo milione in più rispetto al 2024 (+2,8%): un segnale che lo strumento continua a guadagnare terreno nella consapevolezza collettiva. Il numero crescente di adesioni anno dopo anno traduce il consolidamento del 5 per mille nell’agire deicittadini.

C’è ancora spazio per migliorare sulla diffusione. Servono campagne di informazione, semplificazioni nelle procedure e un impegno istituzionale affinché ogni cittadino sappia che quella firma è gratuita, immediata e decisiva. Ma il cammino percorso in questi vent’anni attesta che il 5 per mille costituisce un pilastro della fiducia collettiva in continua ascesa, che raccoglie un consenso profondo quando se ne comprende la reale portata.

Vent’anni sono un tempo sufficiente per fare un bilancio. La sfida del cancro è ancora lì, complessa e quotidiana. Ma se oggi possiamo guardarla con qualche strumento in più rispetto al 2006 — per i pazienti e per le loro famiglie — lo dobbiamo a quel gesto ripetuto milioni di volte ogni anno: una firma, un codice fiscale, una fiducia che si rinnova. Continuare a meritarla è la nostra responsabilità. Difendere e rafforzare il 5 per mille affinché cresca è la responsabilità di tutti.

*Direttore generale fondazione piemontese contro il cancro di Candiolo - IRCCS

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