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Il campionato mondiale di calcio di quest’anno non è mai stato più tecnologico

Dal Var con il fuorigioco in 3D alle Bodycam. Pierluigi Collina ci ha spiegato le innovazioni introdotte da Lenovo

di Luca Tremolada

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Il Mondiale 2026 sarà diverso: una gigantesca fabbrica di dati travestita da torneo di calcio. Per la prima volta la FIFA spalma la Coppa del Mondo su tre Paesi — Stati Uniti, Canada e Messico — e trasforma 104 partite in un laboratorio globale di intelligenza artificiale. Dietro le quinte non c’è solo uno sponsor tecnologico. C’è una piattaforma industriale.

Il motore è Lenovo, che farà da sistema nervoso dell’evento: oltre 17 mila dispositivi distribuiti in 16 stadi, milioni di dati da elaborare, 6 miliardi di spettatori da raggiungere e 7 milioni di persone da gestire fisicamente sugli spalti. Quando il margine d’errore tende a zero, la tecnologia smette di essere marketing e diventa infrastruttura critica. Come la rete elettrica. O il controllo del traffico aereo.

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In un incontro con la stampa tech l’ex arbitro e attuale presidente del Comitato arbitri della FIFA Pierluigi Collina e Valerio Rizzo, responsabile del progetto in Lenovo, che ha realizzato il progetto insieme alla Fifa hanno spiegato l’impatto di queste novità e cosa cambierà nella pratica per noi spettatori. A partire da quella che è forse la più odiosa innovazione per un tifoso: il fuorigioco al Var.

Al Mondiale 2026, il fuorigioco cambia (letteralmente) dimensione: in quelli che saranno i campionati del mondo più tecnologici di sempre, l’offside sarà tridimensionale grazie al 3D Var. La tecnologia usa Digital Twin: gemelli digitali dei giocatori costruiti in tempo reale. Ogni atleta viene ricostruito come avatar 3D con dimensioni fisiche reali, postura e posizione millimetrica. L’arbitro non vedrà più una riga blu e una rossa su un’immagine piatta. Vedrà corpi nello spazio. Come un simulatore aerospaziale applicato al centravanti.I replay saranno condivisi simultaneamente tra arbitri, broadcaster e maxischermi dello stadio. Più trasparenza. Più spettacolo. E probabilmente nuove polemiche, perché nel calcio la tecnologia non elimina il dibattito e neppure l’arbitraggio umano cerca di rendere le scelte più comprensibili. Nella pratica l’operazione ha numeri e costi importanti. . In pratica ci hanno spiegato gli oltre milleeduecento giocatori che sbarcheranno nel continente americano si sottoporranno a una seduta con una sofisticatissimo scan in 3D per avere una avatar di loro stessi. Non ci saranno più omini da metaverso con corpi tutti uguali e sopratutto che non tengono conto delle dimensioni del piede. Con un dettaglio peculiare: tutti saranno calvi e non per un omaggio a Collina. Il motivo è che i capelli non contano (o non dovrebbero contare) quando viene misurato il fuorigioco.

Il ruolo della tecnologia applicata è proprio quello di misurare e rendere più intellegibile una decisione, non sostituire il lavoro dell’arbitro. Viene dette più o meno lo stesso quando si ragione sull’impatto dell’Ai nel mercato del lavoro. Nel caso del calcio a monitorare quello che succede in campo ci sono sette più 14 videocamere e un chip nel pallone per capire quando avviene il contatto con il piede. Secondo Pierluigi Collina è Presidente del FIFA Referees Committee e Chief Refereeing Officer della FIFA il dato che manca è una tecnologia in grado di misurare l’impatto. «In questo momento - ha detto rispondendo a una domanda del Sole 24 Ore - anche un chip sulle scarpe degli atleti potrebbe rilevare la posizione ma quella la possiamo ottenere già dalle telecamere. Quello che potrebbe servire è misurare l’impatto e la forza di un piede in caso di fallo». L’arbitro sul campo è in questo momento l’unico in grado di valutare questo “parametro”.

L’altra novità si chiama Fottball Ai Pro.

Con Football AI Pro cambia il paradigma. La piattaforma, sviluppata da FIFA e Lenovo, mastica petabyte di archivio storico e incrocia oltre 2 mila metriche tattiche e atletiche. Non serve più parlare il linguaggio degli algoritmi: basta fare una domanda.“Cosa succede se abbasso il baricentro contro questa squadra?”. “Quale fascia soffre di più negli ultimi venti minuti?” L’AI risponde in pochi secondi con simulazioni, grafici e animazioni tridimensionali. Una specie di ChatGPT del calcio, ma addestrato sui movimenti senza palla. La novità vera è politica prima ancora che tecnica: tutte le 48 nazionali avranno accesso allo stesso database. Democratizzazione del dato applicata al pressing alto Niente auricolari in panchina durante la gara. Almeno per ora. La FIFA tiene l’umano dentro il recinto decisionale.

La body cam dell’arbitro smette di sembrare un terremoto

Infine, c’è la Referee Cam promette da anni immersione totale. Ma c’era un problema tecnico gigantesco: il mal di mare televisivo. Una telecamera addosso a un arbitro che corre produce immagini ingestibili. Lenovo inserisce nel flusso un AI Stabilizer che corregge i movimenti in tempo reale. Risultato dovrebbe essere quello di immagini fluide, leggibili, trasmissibili in diretta. Per il pubblico è intrattenimento. Per gli arbitri è quasi una scatola nera. Perché vedere esattamente ciò che vede il direttore di gara significa anche misurare la qualità della sua visuale durante episodi decisivi. L’occhio umano entra dentro l’algoritmo di validazione.

Riproduzione riservata ©
  • Luca Tremolada

    Luca TremoladaGiornalista

    Luogo: Milano via Monte Rosa 91

    Lingue parlate: Inglese, Francese

    Argomenti: Tecnologia, scienza, finanza, startup, dati

    Premi: Premio Gabriele Lanfredini sull’informazione; Premio giornalistico State Street, categoria "Innovation"; DStars 2019, categoria journalism

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