Stati Uniti

Il capo dell’antiterrorismo Kent si dimette a causa della guerra: «L’Iran non era una minaccia imminente»

L’ex direttore del National Counterterrorism Center denuncia pressioni israeliane, rifiutando di sostenere un conflitto che ritiene ingiustificato e dannoso per la sicurezza nazionale Usa

Joe Kent. (AP Photo/Jenny Kane)

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La guerra degli Usa in Iran ha provocato le dimissioni eccellenti di un alto funzionario dell’antiterrorismo, Joe Kent, che aveva ricevuto per ben due volte l’appoggio del presidente Donald Trump nei suoi tentativi di candidarsi al Congresso. Kent ha annunciato le sue dimissioni in una nota pubblicata sul suo account X, sostenendo esplicitamente il ruolo di Israele nel aver trascinato gli Stati Uniti in un conflitto ingiustificato dal punto di vista della sicurezza interna americana.

L’ormai ex direttore del National Counterterrorism Center ha affermato che Trump è stato ingannato da alti funzionari israeliani e dai media americani, che lo avrebbero indotto a credere che l’Iran rappresentasse una minaccia imminente per la sicurezza Usa.

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«Non posso in coscienza sostenere la guerra in corso in Iran», ha scritto Kent in una lettera pubblicata su X. «L’Iran non rappresentava una minaccia imminente per la nostra nazione, ed è chiaro che abbiamo iniziato questa guerra a causa delle pressioni di Israele e della sua potente lobby americana».

Una spia del malcontento nella base di Trump

Kent, un repubblicano trumpiano con legami con l’estremismo di destra, era stato confermato nel suo incarico lo scorso luglio con 52 voti favorevoli e 44 contrari. Come capo del National Counterterrorism Center, era al vertice di un’agenzia incaricata di analizzare e individuare le minacce terroristiche. Le sue dimissioni riflettono il malcontento all’interno della base di Trump riguardo alla guerra e dimostrano che i dubbi sulla giustificazione dell’uso della forza in Iran si estendono all’ala destra della base del presidente e a membri di alto livello dell’amministrazione.

Il presidente americano ha fornito motivazioni contrastanti per gli attacchi e ha respinto le affermazioni secondo cui Israele avrebbe costretto gli Stati Uniti ad agire. All’inizio di questo mese, il presidente della Camera Mike Johnson, repubblicano della Louisiana, aveva suggerito che la Casa Bianca riteneva Israele determinato ad agire autonomamente, mentre il segretario di Stato, Marco Rubio, scatenando una tempesta tra i sostenitori del presidente, aveva suggerito che la determinazione di Israele a colpire l’Iran avesse costretto gli Stati Uniti ad agire. Rubio in seguito ha ritrattato queste affermazioni e Trump ha negato che questa fosse la motivazione dell’amministrazione Usa. «In base a come si stavano svolgendo i negoziati, penso che avrebbero attaccato per primi», aveva affermato il presidente statunitense, quando gli è stato chiesto se Israele lo avesse costretto a intervenire sull’Iran. «Non volevo che accadesse. Quindi, semmai, potrei aver costretto Israele a farlo».

Questa argomentazione non convinse Kent, la cui moglie Shannon è stata uccisa in un attentato suicida in Siria nel 2019. Nella sua lettera di dimissioni, Kent ha scritto - rivolgendosi direttamente a Trump - che Israele ha messo in atto «una campagna di disinformazione che ha completamente minato la vostra piattaforma “America First” e ha seminato sentimenti bellicisti per incoraggiare la guerra con l’Iran». «Prego che riflettiate su ciò che stiamo facendo in Iran e per chi lo stiamo facendo», ha scritto l’alto funzionario dimissionario.

Il presidente Usa ha commentato alla sua maniera, respingendo al mittente le critiche: «Sono felice che sia fuori, sosteneva che l’Iran non era una minaccia». «Era un bravo ragazzo ma molto debole sulla sicurezza», ha aggiunto Trump.

Il curriculum di Kent

Prima di entrare nell’amministrazione Trump, Kent si era candidato due volte senza successo al Congresso nello Stato di Washington. Ha anche prestato servizio nell’esercito, partecipando a 11 missioni come Berretto Verde, per poi lavorare alla CIA.

I democratici si sono fortemente opposti alla sua conferma al vertice dell’antiterrorismo, sottolineando i suoi legami passati con figure di estrema destra e cospirazionisti vari. Durante la sua campagna elettorale per il Congresso del 2022, Kent avrebbe pagato Graham Jorgensen, membro del gruppo militante di estrema destra Proud Boys, per una consulenza. Ha inoltre collaborato a stretto contatto con Joey Gibson, fondatore del gruppo nazionalista cristiano Patriot Prayer, e ha ottenuto il sostegno di diverse figure di estrema destra.

Durante l’udienza di conferma al Senato, Kent si era anche rifiutato di prendere le distanze da una teoria del complotto secondo cui agenti federali avrebbero istigato l’attacco del 6 gennaio 2021 al Campidoglio, così come dalle false affermazioni secondo cui Trump avrebbe vinto le elezioni del 2020 contro il democratico Joe Biden.

Ciononostante, i repubblicani hanno elogiato le qualifiche di Kent in materia di antiterrorismo, sottolineando la sua esperienza militare e nell’intelligence. Il senatore Tom Cotton, presidente repubblicano della commissione intelligence, ha dichiarato in un discorso in aula che Kent aveva «dedicato la sua carriera alla lotta al terrorismo e alla sicurezza degli americani».

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