Il Capo di Stato Maggiore della Difesa

Difesa, Portolano: «Forti carenze nelle munizioni, bel gap da colmare»

Il generale è intervenuto davanti alla Commissione Difesa: «L’attuale quadro geopolitico e strategico continua ad essere contrassegnato da un profondo mutamento degli equilibri internazionali con un’evidente frattura tra i paesi che sostengono il modello democratico e quelli come Russia, Iran, Corea del Nord e altri che promuovono sistemi autoritari»

Il Capo di Stato maggiore della Difesa Luciano Portolano

4' di lettura

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La minaccia all’Europa arriva sempre più da Est. E il sostegno dell’Italia all’Ucraina aggredita dalla Russia ha intaccato, ridotto le scorte di munizioni interne. Occorre ripristinarle. La partita per colmare un pericoloso gap si gioca allo stato attuale su due terreni: quello della capacità di spesa e quello della capacità di produzione. I tempi sono stretti.

Sono in sintesi le indicazioni emerse dall’intervento del generale Luciano Portolano, intervenuto mercoledì 21 maggio davanti alla Commissione Difesa della Camera in audizione sulle linee generali dell’incarico ricoperto. Portolano ha espresso «forte preoccupazione lungo tutto il fianco est della Nato. Mosca e altri competitors - ha spiegato - stanno adottando con rinnovato impeto strategie di sovversione, disinformazione e persuasione con l’obiettivo di erodere l’influenza occidentale e guadagnare maggiore leva politica». «Il conflitto in Ucraina coinvolge direttamente le grandi potenze mondiali e ha conseguenze profonde sull’assetto di sicurezza europeo e internazionale. Mosca - ha sottolineato -, malgrado le stesse perdite sul campo di battaglia, sta ricostituendo le capacità militari perdute e crescendo militarmente, quantomeno nella sua dimensione convenzionale, ha un ritmo più rapido di quanto fosse stato previsto, infatti l’esercito russo oggi è più grande di quanto non fosse all’inizio della guerra e questa situazione desta in prospettiva una forte preoccupazione, anche in ragione di una rinnovata postura assertiva di Mosca, lungo tutto il fianco est della Nato».

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«Ci sono carenze nel munizionamento»

«I cambiamenti sono rapidi e di grande ampiezza; è necessario anticiparli. Lo strumento militare deve poter contare su soluzioni decisionali agili», ha affermato. La priorità è dunque quella di «rendere disponibile all’Italia uno strumento militare credibile e al passo con i tempi». Uno strumento militare «evoluto, efficace ed efficiente».

Il sostegno all’Ucraina ha intaccato le scorte nazionali

«Ci sono delle carenze nel munizionamento - ha ammesso Portolano - . Lo dico in maniera molto semplice: è un dovere da parte dell’Italia, così come della comunità internazionale sostenere l’Ucraina. L’Italia ha partecipato e continua a partecipare a questa nobile missione con impegno, tenuto conto dell’aggressione di un Paese come la Russia nei confronti di uno Stato sovrano. È un dovere, quindi, sostenere l’Ucraina nelle nelle sue capacità difensive a quella che è un’aggressione, quindi con la donazione anche di munizionamento di diversa tipologia. Munizionamento che - ha chiarito il Capo di Stato maggiore della Difesa - ha comportato un abbassamento nell’ambito del livello all’interno di quelli che sono gli stockpiles (scorte, ndr) nazionali».

Per integrare le scorte determinanti capacità di spesa e di produzione

Su quanto tempo ci vorrà per la per integrare nuovamente le scorte, Portolano ha spiegato che «dipende da due fattori: la capacità di spesa che io ho per poter acquisire munizionamento, ma essenzialmente è la capacità di produzione di chi poi mi deve garantire la capacità di produzione delle aziende, di chi poi mi deve garantire questo munizionamento».

«Bel gap da colmare»

Il generale ha ricordato che per le esigenze nazionali, «tenuto conto di quanto è stato donato all’Ucraina e della capacità oggi presente in quello che è l’inventario nazionale, c’è un bel gap da colmare che però richiede, al di là dei fondi a disposizione, la capacità di produrre in funzione della mia capacità di spesa quanto è necessario per ricolmare gli stockpiles. È una combinazione: i tempi sono relativi a una combinazione di capacità di spesa da una parte, ma nello stesso tempo capacità di produzione dall’altra».

«Difesa Ue è limitativa, relegata solo ai 27 Paesi»

In questa fase è importante dare un significato alle parole. «Definiamo cosa intendiamo per difesa europea: difesa dell’Unione Europea o difesa europea del continente europeo? La difesa dell’Unione Europea, dal mio punto di vista - ha affermato Portolano -, è limitativa, relegata soltanto ai 27 stati che adesso utilizzano dei meccanismi che sono alquanto restrittivi, anche nel campo di quello che è lo sviluppo, l’innovazione e la ricerca. Per me invece quando parliamo di eurodifesa del continente europeo, parliamo di pilastro europeo dell’Alleanza. In questo contesto dobbiamo essere complementari a quella che è l’Alleanza atlantica».

In Europa serve una struttura di comando e controllo che oggi non esiste

«Se vogliamo essere efficaci nell’ambito della difesa europea in maniera complementare a quella che è la Nato - ha chiarito il generale -, abbiamo bisogno di realizzare una struttura di comando e controllo che oggi non esiste - ha aggiunto -. L’Ue ha il comando di pianificazione e condotta ma con capacità estremamente limitate. Dobbiamo istituire la figura di un comandante unico europeo che sia il referente a livello politico, sulla base di quella che dovrebbe essere la politica estera, la politica di difesa del continente europeo, quindi Unione Europea più i rimanenti paesi».

Portolano ha poi parlato della necessità di «creare una rete di standardizzazione o processi di standardizzazione tra tutti i Paesi. Oggi esiste in ambito Nato, in quanto esistono dei processi standard e dei documenti che impongono la standardizzazione tra tutti i paesi, non esiste invece in quello che lega l’Unione Europea alla rimanente dei Paesi Nato». E ancora: «Una rete di informazioni classificate, una rete intelligence oggi a livello europeo non esiste, cosa che esiste invece a livello Nato, così come non esiste un fusion center che sia in grado di raccogliere dati, elementi, informazioni da poter rendere disponibili a tutti i Paesi che rientrano a far parte di questa struttura di difesa europea».

Evidente frattura tra paesi democratici e autoritari

Il contesto è caratterizzato da un proliferare delle minacce alla sicurezza. «È chiaro a tutti - ha continuato il generale - come l’attuale quadro geopolitico e strategico continua ad essere contrassegnato da un profondo mutamento degli equilibri internazionali con un’evidente frattura tra i paesi che sostengono il modello democratico e quelli come Russia, Iran, Corea del Nord e altri che promuovono sistemi autoritari. Questo divario ideologico si intreccia peraltro con l’aperta competizione per l’accesso alle risorse energetiche e alle materie prime con le ingerenze per procura sulle principali rotte commerciali e si manifesta anche con i destabilizzanti conflitti in corso in Ucraina e in Medio Oriente così come con forme di contesa spesso sotto la soglia del conflitto».

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Rinnovata centralità per il Mediterraneo allargato

Secondo Portolano, «è questo un quadro in cui il Mediterraneo allargato sta assumendo una rinnovata centralità fungendo da punto focale per gli interessi vitali e strategici nazionali per la sicurezza dell’Europa e più in particolare del fianco sud dell’Alleanza».

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