Il chatbot ci conosce meglio del partner? Quattro test per scoprirlo
ChatGPT, Gemini, Claude e Meta AI ricordano preferenze, conversazioni e abitudini, ma possono anche trasformare indizi sparsi in un profilo personale. Ecco i prompt per capire che cosa sanno, distinguere fatti e deduzioni e provare a cancellare le informazioni più sensibili. Prima che il problema diventi di privacy. O di coppia.
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Qualcuno, in una sera afosa d’estate, potrebbe avere l’idea di fare un gioco: indoviniamo se il chatbot mi conosce meglio di te (moglie o marito). Insana idea: potremmo scoprire che a vincere è il chatbot. Sarebbe una notizia peggiore per la nostra privacy o per la vita di coppia? Chi può dirlo. Però se vogliamo tastare il terreno è possibile fare alcune prove.
Chiedilo al Sole
Primo prompt: “elenca le informazioni personali e le preferenze che puoi usare per personalizzare le tue risposte su di me. Dividile in: informazioni dichiarate esplicitamente, informazioni tratte da chat precedenti o memoria, informazioni da app o servizi collegati, deduzioni. Per ogni voce indica livello di confidenza e fonte, se disponibile. Non presentare una deduzione come un fatto”.
Il prompt serve a separare ciò che è stato detto apertamente da ciò che il sistema ha dedotto.
Secondo test: “quali informazioni stai usando ora per rispondermi? Indica se provengono da memoria, cronologia delle chat, istruzioni personalizzate, file o integrazioni collegate”.
Questo test aiuta a distinguere la memoria permanente dalla cronologia e dai contenuti di servizi collegati.




