Il diritto alla natura: visitare i grandi giardini italiani
Non solo parchi aperti e accessibili, ma nuove aree urbane convertite al green. Passeggiare fra alberi secolari, frutteti e aree concepite secondo i principi della biodiversità e del microclima.
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La storia del paesaggio europeo può essere letta anche attraverso quella dei suoi giardini. Dal disegno geometrico dei parterre rinascimentali alla libertà compositiva ottocentesca, fino alle sperimentazioni naturalistiche contemporanee, ogni epoca ha costruito nel verde una propria idea di natura. In Italia, dove il giardino è da secoli una forma raffinata di espressione culturale, il patrimonio vive una nuova stagione di attenzione. Non solo grazie al restauro e all’apertura di parchi storici e alla riscoperta di dimore immerse nel verde, ma anche con interventi che ripensano il ruolo delle piante nella vita quotidiana delle città. La nuova edizione della guida di Grandi Giardini Italiani, il network fondato nel 1997 da Judith Wade e oggi guidato da Bianca Passera, riunisce circa 150 giardini, tutti visitabili. «Il progetto seleziona quelli accomunati da rigorosi standard qualitativi in termini botanici, artistici e storici», spiega la presidente.
Giardini storici così come orti e vigne in un intreccio di arte, landscape, storia e biodiversità a cui quest’anno si sono aggiunti Ca’ del Bosco in Franciacorta, la Limonaia del Castèl, a Limone sul Garda e Villa La Quiete a Treia, nel marchigiano. «Grandi Giardini Italiani è il primo network privato ad avvicinare i giardini al mercato dell’horticoltural tourism. Aiutiamo i proprietari offrendo servizi per aumentare i visitatori tra cui la promozione, la comunicazione on e offline e la biglietteria digitale», prosegue Passera.
Anche le città ripensano il proprio rapporto con gli alberi. A Milano, il progetto Milano Green Circle 90/91 sta trasformando la circonvallazione della filovia in una lunga infrastruttura ecologica urbana. L’iniziativa vede protagonisti il Comune di Milano con la collaborazione di Forestami, format ideato dall’architetto Stefano Boeri con il sostegno del Gruppo Armani. «È un intervento non solo ornamentale, ma anche funzionale», spiega l’agronoma Laura Gatti, che dirige il progetto. «Vogliamo creare un corridoio botanico per aumentare la biodiversità e migliorare il microclima. Per la prima, date le condizioni di intenso traffico delle tratte, ci sono una combinazione di piante resistenti, tra arbusti e alberi perenni, come l’Elaeagnus x submacrophylla Compacta, sempreverde e fiorito in tardo autunno, quando per le api c’è poco altro. Poi, tra quelle che fanno da filtro alle polveri sottili, ci sono piante con foglie piccole e chioma densa o foglie molto ampie, ma con nervature accentuate o tricomi», conclude Gatti, facendo l’elenco delle più utili: «Phlomis fruticosa, Teucrium fruticans, Cotoneaster franchetii e Rosa rugosa».
A Genova è stato da pochi mesi inaugurato il Parco delle Dune, lungo il tratto costiero di Pra’, realizzato da AG&P greenscape. «Il parco restituisce alle persone qualcosa che qui si era perduto: il rapporto con il mare e la natura. Il progetto introduce un nuovo paesaggio fatto di dune, vegetazione mediterranea e percorsi sul mare. Il principio che guida tutti i nostri progetti è Il diritto alla Natura, che è anche il titolo del nostro ultimo libro», spiega Paolo Palmulli, architetto paesaggista e partner dello studio. Il Parco, selezionato per il Padiglione Italia alla scorsa Biennale Architettura, si sviluppa lungo una sequenza di baie con identità differenti. L’ispirazione è mediterranea, con specie tipiche della macchia, come lentisco, fillirea, corbezzolo e cisto, capaci di adattarsi bene al clima, al vento e alla salsedine. «Alcuni alberi, come lecci, pini o carrubi, sono l’ideale quando l’obiettivo è, oltre all’ombra, frangere i venti dal mare e creare un ecosistema resiliente, a bassa manutenzione», conclude Paolo.
Nella campagna emiliana, il Parco Romantico della Fondazione Magnani-Rocca (teatro, a onor di cronaca, di un recentissimo furto) a Mamiano di Traversetolo, Parma, è stato recentemente oggetto di un intervento di restauro, realizzato nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza: dodici ettari di parco storico ripensato da un team composto dall’agronomo paesaggista Elisa Marmiroli e dall’architetto Alberto Bordi con tre diverse visioni: un parco paesaggistico, un giardino all’italiana e uno più contemporaneo. «Tre modi di immaginare il rapporto tra uomo e natura, che oggi possono diventare anche fonti di ispirazione per i giardini privati», spiega Elisa Marmiroli di Studio Arbora. «Il giardino paesaggistico, detto all’inglese perché nato in Inghilterra tra il XVIII e il XIX secolo, richiede spazio e respiro. Si lavora sulla sinuosità dei percorsi, si creano piccoli gruppi di alberi invece di file regolari e si progetta una sequenza di stanze verdi da scoprire camminando. Altro elemento tipico è l’acqua, oggi interpretabile, per esempio, con un biolago balneabile costruito per noi da Umor Acqueo.













