Idee weekend

Il diritto alla natura: visitare i grandi giardini italiani

Non solo parchi aperti e accessibili, ma nuove aree urbane convertite al green. Passeggiare fra alberi secolari, frutteti e aree concepite secondo i principi della biodiversità e del microclima.

di Laura Taccari

Villa Le Corti a San Casciano Val di Pesa nel Chianti. Nel parco si alternano specie mediterranee e lunghi sentieri tipici del giardino romantico, il viale dei cipressi, un giardino all’italiana, l’orto e il pomario. Non mancano corbezzoli, allori e viburni, accanto ad antichi e altissimi pini domestici. Degno di nota il prato che funge da tetto per lecantine, una sorta di giardino pensile ante litteram.

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La storia del paesaggio europeo può essere letta anche attraverso quella dei suoi giardini. Dal disegno geometrico dei parterre rinascimentali alla libertà compositiva ottocentesca, fino alle sperimentazioni naturalistiche contemporanee, ogni epoca ha costruito nel verde una propria idea di natura. In Italia, dove il giardino è da secoli una forma raffinata di espressione culturale, il patrimonio vive una nuova stagione di attenzione. Non solo grazie al restauro e all’apertura di parchi storici e alla riscoperta di dimore immerse nel verde, ma anche con interventi che ripensano il ruolo delle piante nella vita quotidiana delle città. La nuova edizione della guida di Grandi Giardini Italiani, il network fondato nel 1997 da Judith Wade e oggi guidato da Bianca Passera, riunisce circa 150 giardini, tutti visitabili. «Il progetto seleziona quelli accomunati da rigorosi standard qualitativi in termini botanici, artistici e storici», spiega la presidente.

Giardini storici così come orti e vigne in un intreccio di arte, landscape, storia e biodiversità a cui quest’anno si sono aggiunti Ca’ del Bosco in Franciacorta, la Limonaia del Castèl, a Limone sul Garda e Villa La Quiete a Treia, nel marchigiano. «Grandi Giardini Italiani è il primo network privato ad avvicinare i giardini al mercato dell’horticoltural tourism. Aiutiamo i proprietari offrendo servizi per aumentare i visitatori tra cui la promozione, la comunicazione on e offline e la biglietteria digitale», prosegue Passera.

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Progetto Milano Green Circle 90-91 con il sostegno del Gruppo Armani: qui la scelta delle specie arboree è stata dettata dalla volontà di aumentare la biodiversità e migliorare il microclima. ©Forestami

Anche le città ripensano il proprio rapporto con gli alberi. A Milano, il progetto Milano Green Circle 90/91 sta trasformando la circonvallazione della filovia in una lunga infrastruttura ecologica urbana. L’iniziativa vede protagonisti il Comune di Milano con la collaborazione di Forestami, format ideato dall’architetto Stefano Boeri con il sostegno del Gruppo Armani. «È un intervento non solo ornamentale, ma anche funzionale», spiega l’agronoma Laura Gatti, che dirige il progetto. «Vogliamo creare un corridoio botanico per aumentare la biodiversità e migliorare il microclima. Per la prima, date le condizioni di intenso traffico delle tratte, ci sono una combinazione di piante resistenti, tra arbusti e alberi perenni, come l’Elaeagnus x submacrophylla Compacta, sempreverde e fiorito in tardo autunno, quando per le api c’è poco altro. Poi, tra quelle che fanno da filtro alle polveri sottili, ci sono piante con foglie piccole e chioma densa o foglie molto ampie, ma con nervature accentuate o tricomi», conclude Gatti, facendo l’elenco delle più utili: «Phlomis fruticosa, Teucrium fruticans, Cotoneaster franchetii e Rosa rugosa».

Qui e sotto, Il Parco delle Dune di Genova con specie mediterranee: lentisco, fillirea, corbezzolo e cisto, capaci di adattarsi bene al clima. Ottimi per frangere i venti dal mare, lecci, pini o carrubi. ©MARTINA SANTIMONE

A Genova è stato da pochi mesi inaugurato il Parco delle Dune, lungo il tratto costiero di Pra’, realizzato da AG&P greenscape. «Il parco restituisce alle persone qualcosa che qui si era perduto: il rapporto con il mare e la natura. Il progetto introduce un nuovo paesaggio fatto di dune, vegetazione mediterranea e percorsi sul mare. Il principio che guida tutti i nostri progetti è Il diritto alla Natura, che è anche il titolo del nostro ultimo libro», spiega Paolo Palmulli, architetto paesaggista e partner dello studio. Il Parco, selezionato per il Padiglione Italia alla scorsa Biennale Architettura, si sviluppa lungo una sequenza di baie con identità differenti. L’ispirazione è mediterranea, con specie tipiche della macchia, come lentisco, fillirea, corbezzolo e cisto, capaci di adattarsi bene al clima, al vento e alla salsedine. «Alcuni alberi, come lecci, pini o carrubi, sono l’ideale quando l’obiettivo è, oltre all’ombra, frangere i venti dal mare e creare un ecosistema resiliente, a bassa manutenzione», conclude Paolo.

Nella campagna emiliana, il Parco Romantico della Fondazione Magnani-Rocca (teatro, a onor di cronaca, di un recentissimo furto) a Mamiano di Traversetolo, Parma, è stato recentemente oggetto di un intervento di restauro, realizzato nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza: dodici ettari di parco storico ripensato da un team composto dall’agronomo paesaggista Elisa Marmiroli e dall’architetto Alberto Bordi con tre diverse visioni: un parco paesaggistico, un giardino all’italiana e uno più contemporaneo. «Tre modi di immaginare il rapporto tra uomo e natura, che oggi possono diventare anche fonti di ispirazione per i giardini privati», spiega Elisa Marmiroli di Studio Arbora. «Il giardino paesaggistico, detto all’inglese perché nato in Inghilterra tra il XVIII e il XIX secolo, richiede spazio e respiro. Si lavora sulla sinuosità dei percorsi, si creano piccoli gruppi di alberi invece di file regolari e si progetta una sequenza di stanze verdi da scoprire camminando. Altro elemento tipico è l’acqua, oggi interpretabile, per esempio, con un biolago balneabile costruito per noi da Umor Acqueo.

Qui e sotto, il Parco Romantico della Fondazione Magnani-Rocca a Mamiano di Traversetolo, Parma, che riunisce tre diversi modelli di giardino, all’italiana, all’inglese e contemporaneo. Quest’ultimo è il primo esempio in Emilia-Romagna di “New Perennial Movement” secondo i principi di Piet Oudolf, il designer dei giardini ella High Line di New York e del museo Hauser & Wirth nel Somerset.

Le siepi sempreverdi che disegnano le aiuole oggi possono essere reinterpretate in modo contemporaneo, con fioriture stagionali e piante perenni, capaci di arricchire il giardino di colori e profumi nel corso delle stagioni». Nel giardino all’italiana della Magnani-Rocca, le aiuole sempreverdi sono state arricchite con una bordura di ortensie (Hydrangea paniculata, Great Star e Limelight) e con una collezione di quindici varietà di iris dai colori pastello. Il giardino contemporaneo, che non esisteva prima del restauro, è stato realizzato con oltre 6.500 piante appartenenti a 20 specie diverse di erbacee perenni (tra cui Echinacea purpurea, Persicaria amplexicaulis, Salvia nemorosa, Sesleria argentea, Stipa gigantea e Briza media), oltre a circa 200 bulbi. «L’obiettivo qui è progettare assecondando i processi naturali di un ecosistema e creando comunità di piante che siano belle, resilienti e capaci di evolvere nel tempo», conclude Marmiroli.

Anche il giardino di Villa Le Corti, nel Chianti, ha riaperto al pubblico, dopo un restauro promosso grazie al Pnrr. La proprietà, residenza di Clotilde e Duccio Corsini, è stata progettata nei primi anni del 1600 da Santi di Tito, uno dei più celebri architetti dell’epoca. Tra le eccellenze del parco, c’è un orto in elettrocoltura, una pratica agricola che impiega l’energia naturale dell’atmosfera e il campo magnetico terrestre per stimolare la crescita e la salute delle piante, senza uso di fertilizzanti. Ma va menzionato anche il prato che funge da tetto per le cantine: «Un giardino pensile ante litteram», lo definisce Marco Battaggia, architetto paesaggista che ha curato il progetto. «Il successo della salute e splendore di un prato dipende dal fatto che sia molto ben drenato», spiega. «Uno degli errori ricorrenti è piantare un albero al centro, in particolare quelli con radici superficiali che, cercando l’acqua dell’irrigazione, salgono creando enormi protuberanze». Il viale di cipressi, in questo caso Cupressus sempervirens, è uno dei simboli del territorio. Battaggia consiglia di piantarli in settembre; il primo anno richiedono tanta irrigazione perché hanno radici fittonanti che puntano in profondità. «Il disegno geometrico è ottenuto con siepi di bosso. Per avere sempre fiori, il giardino è diviso in zone; una ospita diverse varietà di rose, antiche e profumate che sbocciano a maggio, come la Rosa Cornelia, la Cecile Brunner, la Lady Hillingdon e la Ophelia. Emerocallidi, peonie e settembrini si trovano nelle aiuole perimetrali e fioriscono a fine estate, mentre al centro crescono due diosperi, comunemente detto cachi (Diospyros kaki), un melo da fiore e un ulivo, mentre all’esterno, lungo il perimetro, un pero e un melograno».

Le rose del giardino all’italiana di Villa Le Corti a San Casciano Val di Pesa nel Chianti.

Voliamo ora in Sicilia, dove la famiglia Planeta, una delle importanti aziende vitivinicole della regione, in occasione dei 30 anni del suo Chardonnay, rende omaggio ai paesaggi agricoli del Parco Archeologico di Selinunte. Il progetto prevede la realizzazione di un itinerario immerso nel paesaggio rurale del parco, a cura dell’architetto paesaggista Giuseppe Barbera, con la collaborazione di Tiziana Calvo e la consulenza di Manlio Speciale, consulente scientifico di Radicepura Horticultural Park. Una passeggiata lunga e magnifica – questo il nome dell’iniziativa che prende spunto da un articolo di Cesare Brandi, pubblicato nel 1966 sul Corriere della Sera – affianca tutti i complessi monumentali del sito, fino all’Antiquarium ospitato nel Baglio Florio per arrivare alla foce del fiume Modione, accanto al santuario di Demetra Malophoros. Cinque chilometri di intervento realizzato nel rispetto della storia e della natura», spiega Barbera. Il principio è quello del giardino naturale. «Abbiamo agito come lo avrebbe fatto un agricoltore locale. Al contadino siciliano non sarebbe mai venuto in mente di piantare un albero di jacaranda accanto alla casa. C’è un vecchio detto che riprendeva spesso anche Sciascia, secondo il quale gli agricoltori non amano gli alberi inutili, quindi avrebbero scelto un carrubo, straordinario sia per i frutti sia per l’ombra». Accanto, le tipiche piante aromatiche della macchia, come mirto, rosmarino, lentisco. E poi alberi da frutto, come albicocchi, gelsi, melograni, fichi. In ognuna delle tre aree svetta una palma da dattero, una sorta di segnale che guida il visitatore da lontano, lungo la passeggiata.

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