Regno Unito

Il Discorso di Re Carlo non cambia la situazione: Starmer è appeso a un filo

Il discorso del Re non ha potuto cambiare la situazione di fondo: una profonda insoddisfazione verso il premier

di Nicol Degli Innocenti

Il primo ministro britannico Keir Starmer attraversa la Camera dei Comuni per partecipare all'apertura ufficiale del Parlamento al Palazzo di Westminster, a Londra, in Gran Bretagna, il 13 maggio 2026. REUTERS/Toby Melville/Pool

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LONDRA - Tregua di breve durata in onore di Re Carlo III, ma dietro le quinte la lotta politica è continuata. Il Parlamento si è riunito oggi per il tradizionale “discorso del Re” di presentazione del programma legislativo del Governo, con un chiaro contrasto tra il cerimoniale di rito all’insegna della continuità e le faide interne al partito laburista. Il premier, i ministri, i deputati e i notabili del Regno che hanno ascoltato in rispettoso silenzio le parole del Re erano ben consapevoli del fatto che se ci sarà un cambio di leader e di Governo forse nessuna delle idee proposte diventerà realtà.

Keir Starmer per ora resta in sella, ma con autorità e autorevolezza fortemente minate dalla sconfitta elettorale e dalla defezione di diversi sottosegretari e deputati. Stamani il premier ha incontrato a Downing Street Wes Streeting, ministro della Sanità, per un incontro durato pochi minuti e si presume non troppo caloroso. Fonti vicine a Streeting hanno dichiarato che il ministro «non voleva distogliere l’attenzione dal discorso del Re», ma che forse già domani l´esponente dell’ala moderata del partito darà le dimissioni per poter ufficialmente sfidare Starmer candidandosi alla successione.

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Per entrare in lizza serve il sostegno di almeno 81 deputati, che pare Streeting si sia assicurato, forte dei successi che ha ottenuto nel migliorare il servizio sanitario nazionale riducendo le lunghe liste di attesa. La mossa del ministro della Sanità è mirata ad accelerare i tempi e neutralizzare il suo più temibile concorrente, Andy Burnham, il popolarissimo sindaco di Manchester, che non può candidarsi fino a quando non sarà (nuovamente) eletto deputato a Westminster.

Tutto ancora da decidere

Se Streeting come previsto sfiderà Starmer, è certo che il premier non si tirerà indietro e lascerà che siano i deputati a decidere. Oltre 100 hanno dichiarato di sostenere Starmer, oltre 90 hanno chiesto le sue dimissioni, ma la maggior parte dei 403 deputati laburisti a Westminster non si è pronunciata. La lotta resta quindi aperta, e il partito resta diviso.

Su questo sfondo di incertezza Re Carlo con ermellino e corona ha presentato il programma del Governo, parole scritte da Downing Street che il Re si limita a leggere. Le frasi iniziali hanno descritto un mondo che «oggi è più pericoloso e instabile che in qualsiasi altro momento delle nostre vite». La premessa del discorso era che in questo contesto «non si può continuare con lo status quo» ma bisogna accelerare con il cambiamento per rendere la Gran Bretagna «più forte e più equa».

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Di fatto, però, i 37 disegni di legge presentati da Re Carlo non contengono novità o rotture con il passato ma solo misure già annunciate dal Governo. Tutto era noto, dal rafforzamento dell’autonomia energetica alla nazionalizzazione di British Steel per tornare ad avere un’industria siderurgica tutta britannica, dall´introduzione delle carte d´identità digitali alla concessione del voto ai sedicenni, fino alla controversa ulteriore stretta sull´immigrazione.

Il Re ha sottolineato l’importanza del riavvicinamento all’Europa, anche per rafforzare i legami commerciali e rilanciare l´asfittica economia britannica che soffre tuttora per l’impatto della Brexit. Starmer ha promesso «un grande salto in avanti» nei rapporti con Bruxelles nel summit di quest’estate, ma senza spiegare come. Gli spazi di manovra restano estremamente limitati, dato che il premier resta contrario a un ritorno nell’unione doganale o nel mercato unico.

Il discorso del Re quindi, così come l’appello di Starmer di martedì, non ha potuto cambiare la situazione di fondo: una profonda insoddisfazione verso il premier sia nel partito che nel Paese. Oggi anche undici sindacati tra cui Unite e Unison, tradizionali sostenitori e finanziatori del Labour, in un comunicato congiunto hanno dichiarato che Starmer deve farsi da parte prima delle prossime elezioni per non condannare il partito alla sconfitta.

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