Investimenti nell’AI

Il fondo saudita PIF raggiunge i 900 miliardi di asset in gestione

L’entità sovrana, guidata da Yasir Al-Rumayyan, chiude il 2025 con ricavi in crescita del 9% a 120 miliardi e un utile netto di 17. Il valore del patrimonio nel 2021 era di 530 miliardi e nel 2015 di soli 150

Yasir Al-Rumayyan. (Foto AP/Charles Rex Arbogast)

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Il Public Investment Fund (PIF) dell’Arabia Saudita ha chiuso il 2025 con risultati in forte crescita, confermandosi come uno degli strumenti centrali della trasformazione economica del regno. Secondo il bilancio, i ricavi sono saliti del 9% fino a 120 miliardi di dollari, mentre l’utile netto è più che raddoppiato, raggiungendo 17 miliardi. Un balzo che riflette la maggiore maturità del portafoglio del fondo e il contributo crescente delle società e dei progetti sviluppati negli ultimi anni. Nota negativa, il ritorno per gli azionisti è stato del 5,8% contro il 7,2 segnato nel 2024, sebbene in linea con la media annualizzata a partire dal 2017. Il dato più impressionante resta però quello relativo alla dimensione complessiva del fondo. Gli asset gestiti da PIF hanno ormai superato i 900 miliardi di dollari, contro i circa 530 miliardi nel 2021 e appena 150 miliardi nel 2015. In un decennio il patrimonio si è dunque moltiplicato di circa sei volte, grazie a un’espansione che ha coinvolto sia il mercato saudita sia quello internazionale.

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Sul fronte interno, il fondo ha rafforzato il proprio ruolo di motore della diversificazione economica saudita. Dal 2021 gli investimenti cumulati nei settori prioritari del Paese hanno raggiunto 199 miliardi di dollari. Turismo, intrattenimento, tecnologia, intelligenza artificiale, mobilità, industria e infrastrutture sono al centro di questa strategia. Secondo il fondo guidato da Yasir Al-Rumayyan, le attività hanno contribuito per oltre 342 miliardi di dollari al PIL reale non petrolifero dell’Arabia Saudita tra il 2021 e il 2025. Tra le mosse più rilevanti dello scorso anno spicca l’accelerazione sull’intelligenza artificiale. PIF ha lanciato HUMAIN, società interamente controllata che opererà lungo tutta la catena del valore dell’AI, dai data center al cloud, fino ai modelli avanzati e alle applicazioni. In parallelo, PIF e Aramco hanno definito i termini per l’ingresso del gruppo energetico con una quota di minoranza significativa. L’obiettivo è chiaro: costruire infrastrutture digitali domestiche e posizionare l’Arabia Saudita come attore di primo piano nell’economia globale dell’AI.

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Per quanto riguarda i progetti di bandiera, il NEOM Green Hydrogen Project ha superato il 90% di completamento, segnando un passo decisivo in una delle iniziative energetiche più ambiziose del regno. A Qiddiya City ha aperto Six Flags Qiddiya City, primo parco Six Flags fuori dal Nord America. Red Sea Global ha continuato ad ampliare il proprio portafoglio turistico con sviluppi a Shura Island. Nel complesso, questi avanzamenti mostrano come una parte del portafoglio stia passando dalla fase di progettazione e costruzione a quella operativa e di generazione dei ricavi. PIF, stando al bilancio ufficiale, ha inoltre proseguito nella diversificazione delle fonti di finanziamento. Nel 2025 ha collocato il suo primo green bond in euro, raccogliendo 1,65 miliardi di euro con una domanda superiore di oltre sei volte all’offerta. Ha anche lanciato il primo programma di commercial paper, aggiungendo uno strumento di raccolta a breve termine a una struttura finanziaria che già comprende bond, sukuk e prestiti. Il rapporto segna infine la chiusura della strategia 2021-2025 e l’avvio del nuovo ciclo 2026-2030. Dopo dieci anni di espansione rapidissima, la sfida per PIF non sarà piu’ soltanto crescere, ma trasformare l’enorme mole di investimenti accumulati in rendimenti sostenibili, maggiore partecipazione del settore privato e un contributo strutturale all’economia saudita non petrolifera.

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