Asia

Il Governo indiano alza il prezzo dei carburanti per la prima volta in quattro anni

Le tre compagnie petrolifere statali costrette a un aumento di poco più del 3%. Alzati anche i dazi sull’importazione di oro e argento

dal nostro corrispondente Marco Masciaga

Motociclisti in coda in una stazione di servizio di Mumbai lo scorso 11 maggio EPA

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NEW DELHI - A più di due mesi dal vertiginoso aumento delle quotazioni petrolifere causato dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, il governo indiano si è rassegnato a trasmettere ai suoi cittadini almeno una piccola parte degli aumenti che fino a ieri sono stati assorbiti da tre compagnie statali. I prezzi di benzina e gasolio, che erano fermi ormai da 4 anni, sono saliti di tre rupie, poco più del 3%, toccando rispettivamente 97,77 e 90,67 rupie al litro.

La mossa dell’esecutivo guidato dal primo ministro Narendra Modi giunge a sole 24 ore dalla decisione di portare dal 6 al 15% i dazi sull’importazione di oro e argento. In entrambi i casi si tratta di scelte mirate a contenere l’emorragia di valuta estera provocata dall’importazione di materie prime, dopo che lo scorso 1° maggio le riserve sono scese a 690,7 miliardi di dollari – equivalenti a 10-11 mesi di importazioni – da un picco di 728 miliardi toccato a marzo. L’opposizione ha accusato il governo di avere aspettato troppo a lungo a sbloccare gli aumenti per ragioni elettorali, visto che nelle ultime settimane quattro Stati e un Territorio dell’unione sono andati al voto per rinnovare i parlamenti locali.

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Ma mentre l’aumento della tassazione sull’import di metalli preziosi farà entrare nuove risorse nelle casse dello Stato (per ragioni culturali la domanda di oro in India è piuttosto anelastica), l’aumento dei prezzi alla pompa servirà solo a rallentare il ritmo a cui Indian Oil, Hindustan Petroleum e Bharat Petroleum - le tre major che controllano più del 90% delle 103mila stazioni di servizio sparse sul territorio nazionale - stanno accumulando perdite.

A conferma che il governo, benché tardivamente, ha deciso di affrontare la crisi energetica, ieri il primo ministro Modi è volato negli Emirati Arabi Uniti per la prima tappa di un viaggio di Stato che lo porterà anche in Svezia, Norvegia, Italia e Paesi Bassi. Ad Abu Dhabi sono stati siglati una serie di accordi che in futuro dovrebbero contribuire ad accrescere le riserve strategiche - e con esse la sicurezza energetica - di New Delhi.

L’India è particolarmente sensibile alle variazioni del prezzo del greggio perché è il terzo consumatore e importatore a livello mondiale e negli ultimi mesi ha visto il suo conto energetico con i Paesi esportatori crescere rapidamente, in parte per l’aumento delle quotazioni del petrolio (di cui importa più del 90% del proprio fabbisogno) e in parte per l’indebolimento della rupia, che al momento è la valuta asiatica che ha perso più valore da inizio anno.

Secondo il chief economist di Emkay Global Financial Services, Madhavi Arora, l’aumento del costo dei carburanti annunciato venerdì avrà un impatto diretto sull’indice dei prezzi al consumo di 15 punti base, mentre i riverberi indiretti amplificheranno l’effetto sul dato finale. Benché il dato per i consumatori sia, almeno per il momento, inferiore al target del 4% della Reserve Bank of India, le pressioni inflazionistiche iniziano ad avvertirsi: ad aprile l’indice dei prezzi all’ingrosso è salito dell’8,3% rispetto a un anno fa, un ritmo più che doppio di quello registrato a marzo (+3,88%).

Tra le misure prese in questi giorni c’è anche l’obbligo per alcune categorie di dipendenti statali di lavorare da remoto due giorni alla settimana e l’aumento della percentuale di etanolo miscelata nella benzina. Una decisione controversa, quest’ultima. Sia per le conseguenze di medio-lungo termine sulla produzione agricola e sulla sicurezza alimentare di centinaia di milioni di persone sia per quelle immediate sulla salute dei motori meno moderni.

Per dare l’esempio, alcuni politici indiani hanno annunciato di aver ridimensionato i lunghi cortei di auto che accompagnano i loro spostamenti e che sono parte integrante dello sfoggio di potere di molti tra coloro che ricoprono incarichi pubblici. Ma - a conferma che la situazione è grave, ma non seria - il chief minister del Maharashtra, Devendra Fadnavis, giovedì si è fatto riprendere per Mumbai mentre si recava al lavoro in moto (con addirittura il ministro della Cultura aggrappato dietro), salvo essere subito dopo crocifisso dai partiti di opposizione per aver circolato con il certificato di conformità della sua Royal Enfield scaduto.

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