Makhzoumi: «Il Libano deve diventare produttore di gas e soprattutto fornitore di energia»
Intervista al politico e magnate Fouad Makhzoumi. «Il deep state detiene ancora oggi il controllo del Paese. Se riusciremo a far riprendere allo Stato il controllo del territorio, facendo sì che solo lo Stato sia armato e non le milizie, allora si potrà pensare allo sviluppo». Idee e spunti per far partecipare il Libano alla ricostruzione della Siria e «per creare un ruolo dentro lo schema delle nuove rotte energetiche».
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24OreNextMed ha intervistato Fouad Makhzoumi, il deputato libanese e miliardario che ha realizzato la sua fortuna nel settore delle condutture in fibra di vetro, trasformando una piccola start-up locale ad un gigante globale. È entrato in politica in Libano come outsider per contribuire a cambiare il futuro del Paese. In particolare, per superare l’ostacolo più importante a suo avviso per lo sviluppo economico del Libano, l’esistenza del deep state. Esperto del settore energetico nel Mediterraneo orientale offre la sua prospettiva sul futuro nell’area ed opportunità per l’imprenditoria italiana nella regione Mena.
Chiedilo al Sole
In un recente articolo di opinione pubblicato da lei per The Economist, descrive un programma per riprendere il controllo di Beirut, e include: non solo la ricostruzione, ma lo sviluppo economico del Paese. Può spiegare cosa comporterebbe?
«In Libano, il “deep state” è nato al momento della nostra indipendenza nel 1943 e detiene ancora il controllo sul Paese. Il problema è la copertura politica che utilizza: prima c’era la questione della Palestina, poi la Siria, ora Hezbollah. L’idea centrale è di favorire lo sviluppo delle parti più povere del Paese (la parte orientale, al confine con la Siria, nel Nord e nel Sud). Si è investito poco in queste aree per promuoverne lo sviluppo. La geografia determina la geopolitica di ogni Paese. Non si può vivere in una nazione in cui la maggior parte dei suoi confini sono aree di conflitto. Se riusciremo a far riprendere allo Stato il controllo di tutto il territorio, facendo sì che solo lo Stato sia armato e non le milizie, sarà compito delle istituzioni prendersi la responsabilità di promuovere lo sviluppo, non solo la ricostruzione. I piani di ricostruzione sono concepiti immaginando che quanto costruito, dopo qualche anno verrà distrutto nuovamente, mentre un nuovo sviluppo significa che lo Stato investe e costruisce strade, scuole, ospedali, reti idriche ed energetiche. Questo approccio porterebbe la popolazione ad essere attaccata al proprio territorio, ma con la propria lealtà rivolta verso lo Stato non a Hezbollah o ad altri partiti politici, fenomeno che invece vige da tanti anni in Libano. Fino ad adesso, il governo era costretto dal “deep state” a finanziare i partiti politici, permettendo loro di mantenere il controllo delle loro municipalità ed aree».
Dopo aver incontrato il presidente del Libano, Joseph Aoun (6 luglio 2026), lei ha dichiarato che l’accordo quadro tra Israele e Libano rappresenta un’occasione storica per ripristinare la sovranità dello Stato. Quali conseguenze ha avuto l’attuale guerra (nella quale il Libano è entrato per volontà di Hezbollah, non per una decisione dello Stato), il 2 marzo, sugli accordi marittimi siglati dal Libano ed Israele nel 2022 e cosa si aspetta per il futuro?
«Già nel 2015 invitai Amos Hochstein in Libano per parlare, a una conferenza che avevo organizzato, focalizzata sull’obiettivo del Libano di diventare un Paese produttore di gas. Ma a quell’epoca, prima che il presidente Biden lo nominasse emissario speciale della Casa Bianca per il Medio Oriente, Hochstein disse chiaramente che tutti gli indicatori mostrano la presenza di giacimenti di gas, ma se non si fosse arrivati a un accordo di pace nella regio-ne, sarebbe stato molto difficile per le compagnie iniziare l’estrazione di gas a fini commerciali. Perché nessuna grande compagnia avrebbe investito in un’area di conflitto. Facendo riferimento all’ultimo rapporto di qualche anno fa, non sappiamo ad esempio se la compagnia Total avrebbe trovato del gas se avesse continuato le esplorazioni. Tuttavia, credo ci siano alte probabilità di presenza di gas come abbiamo visto a Cipro ed in Israele. Siamo nello stesso bacino e dunque credo ci sia del gas anche in Libano, ma se non otteniamo prima la pace, dubito che il Paese vedrà mai la produzione di petrolio o gas».

