Una sfida politica per le diverse età
In quest’ottica, si possono cogliere i falsi presupposti alla base della narrativa convenzionale sulla “bomba a orologeria demografica”, che non fa distinzione tra gli effetti dell’invecchiamento e della longevità. Se si ipotizza la sola esistenza dell’effetto dell’invecchiamento, una società che invecchia rapidamente non fa presagire nulla di buono. Se, invece, si riconosce il ruolo della longevità, il quadro diventa molto più roseo.
L’età nominale non riesce a cogliere le informazioni alla base del declino dei tassi di mortalità. Quello che occorre è un approccio molto più sfaccettato che rifletta l’aspetto multidimensionale dell’invecchiamento. E sebbene fornisca informazioni supplementari, il tasso di mortalità, a sua volta, non è lo stesso della morbilità, dell’aspettativa di una vita sana (anni trascorsi in buona salute), o dell’aumento delle disuguaglianze legate alla salute. Come per l’età cronologica, il rapporto tra questi diversi concetti è in via di cambiamento.
In realtà, le condizioni dell’invecchiamento moderno sono estremamente variegate. Sebbene l’individuo medio oggi viva più a lungo e in salute, questo non vale per tutti. I dati medi relativi alle condizioni di salute nascondono differenze significative legate al reddito, all’istruzione, alla genetica, allo stile di vita e all’ambiente. E a mano a mano che sempre più persone avanzeranno negli anni, queste disparità diventeranno sempre più evidenti.
Per gestire i trend demografici attuali, i governi dovranno formulare politiche mirate sia all’invecchiamento sia alla longevità. Tutti i Paesi continuano ad avere bisogno di programmi tesi a supportare chi invecchia nel senso tradizionale del termine, ma c’è anche un bisogno crescente di politiche flessibili per aiutare i lavoratori più maturi a cogliere i benefici di una vita più lunga e produttiva. Innalzare l’età pensionabile ufficiale – una delle risposte politiche più comuni al problema della “società che invecchia” – non promuove questi altri obiettivi, e per coloro che non godono di una vita lunga e sana, equivale a un intervento crudele e involutivo.
Per trarre vantaggio dalla manna offerta dalla longevità, i governi devono sviluppare politiche tese ad aiutare i cittadini più anziani e ancora produttivi a trovare impieghi a tempo pieno o lavori con contratti più flessibili. A differenza dell’invecchiamento, la longevità apre le porte a politiche che vanno ben oltre le problematiche relative alla fine della vita. Come ha osservato lo storico del ventesimo secolo Peter Laslett, vite significativamente più lunghe ci invitano a tracciare una “nuova mappa della vita”.
Proprio come gli sviluppi del ventesimo secolo hanno dato forma a nuove e distinte fasi che riguardano gli anni dell’adolescenza e della pensione, l’aspettativa di vita nel ventunesimo secolo sta facendo spazio al delinearsi di nuovi stadi della vita. Per massimizzare i vantaggi della longevità, dovremo ripensare i percorsi dell’istruzione e delle carriere tradizionali, assicurando al tempo stesso che le giovani generazioni di oggi vivano più a lungo e in salute possibile.
Il futuro non è più quello di un tempo
A mano a mano che la ricerca per contrastare l’invecchiamento guadagnerà terreno, la longevità diventerà una caratteristica sempre più centrale del dibattito politico. La maggior parte dei discorsi sul futuro oggi ruota attorno alla legge di Moore e all’avvento dei robot; tuttavia, un’autentica svolta nella ricerca contro l’invecchiamento potrebbe avere effetti altrettanto importanti sulla vita delle persone e sull’organizzazione della società. «Entro la fine del secolo – osserva il genetista David Sinclair della Harvard Medical School – la gente potrebbe arrivare a vivere fino a 150 anni perché una combinazione di studi porterà alla formulazione di pillole che potremo iniziare a prendere a trent’anni per stimolare le difese dell’organismo contro le malattie e l’avanzare dell’età».
I progressi delle tecnologie per combattere l’invecchiamento potrebbero rivelarsi particolarmente utili per i Paesi che ne subiscono l’effetto, quindi sarebbe bene che i loro governi sostenessero la ricerca in quest’ambito. A differenza degli Usa e dei Paesi dell’Europa occidentale, che probabilmente riusciranno ad aiutare i loro figli del boom ad adeguarsi a una vita più lunga e produttiva grazie a riforme intelligenti, i Paesi in via di sviluppo con una popolazione che invecchia rapidamente dovranno investire ingenti risorse nella longevità per compensare gli effetti dell’invecchiamento. Giappone, Singapore e Corea del Sud hanno già realizzato importanti investimenti nell’automazione e nella robotica per compensare la perdita di produttività della forza lavoro che invecchia, e un loro più attivo coinvolgimento nella ricerca sulla longevità è solo una questione di tempo.
Anche se ogni nazione assisterà a un aumento dell’età media dei suoi abitanti nell’arco dei prossimi decenni, il rapporto tra le forze che alimentano questa tendenza sarà diverso da Paese a Paese. Per quelli che hanno avuto una transizione demografica rapida, l’effetto dell’invecchiamento potrebbe prevalere sulla longevità e lanciare sfide economiche e sociali importanti. Al contrario, i Paesi in cui l’effetto della longevità è già dominante vedranno aprirsi davanti a sé grandi opportunità economiche e sociali. In entrambi i casi, serviranno politiche nuove.
Innanzitutto, però, dobbiamo abbandonare la misurazione nominale dell’età che tratta gli anziani come un problema. È arrivato il momento di smettere di preoccuparsi delle “società che invecchiano” e di cominciare a concentrarsi sul tipo di cambiamento demografico che davvero conta. I governi dovrebbero offrire a coloro che si trovano nella posizione di cogliere i benefici di una vita più lunga e sana le opportunità per farlo, riducendo al minimo il numero delle persone a cui la longevità non è concessa. Investendo nel dividendo della longevità, saremo in grado di contenere la minaccia rappresentata da una società che invecchia.
Traduzione di Federica Frasca
Andrew Scott, docente di economia alla London Business School e research fellow presso il Centre for Economic Policy Research, è coautore (insieme a Lynda Gratton) del libro The 100-Year Life: Living and Working in an Age of Longevity.
Copyright: Project Syndicate, 2018.
www.project-syndicate.org
Il presente articolo è corredato da due grafici scaricabili qui.