Telecomunicazioni

Il nuovo piano Sielte: dalla rete ai servizi ad alto valore

La chiusura dei cantieri del Pnrr apre una fase di diversificazione verso software, infrastrutture critiche, mobilità ed energia

(Adobe Stock)

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Sielte compie cent’anni. E l’anniversario corrisponde a un cambio di pelle al quale l’azienda si prepara, mentre il cantiere del Pnrr comincia a chiudersi. Per questa realtà nata a Genova nel 1925 come emanazione italiana di Ericsson, oggi controllata dalla famiglia Turrisi, con 4mila dipendenti, 31 sedi e oltre 900 milioni di fatturato nel 2025, il passaggio non è celebrativo. È industriale. Finita la corsa alla costruzione delle reti ultraveloci, alla quale Sielte ha partecipato come rappresentante di quel novero di realtà storicamente impegnate nella realizzazione della parte di infrastrutture per le Tlc, si apre la partita più difficile: trasformare fibra, competenze, e presenza territoriale in un modello meno dipendente dagli investimenti pubblici e più orientato a servizi, gestione e integrazione.

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Il secondo semestre del 2026 sarà il punto di svolta in questo senso. Sielte prepara un piano industriale 2026-2030 pensato per riequilibrare le attività, compensando la flessione della “creation” della rete con il rafforzamento della “delivery”: manutenzione, esercizio, assistenza. Ma il perimetro si allargherà a software, applicazioni Ict, soluzioni digitali, mobilità intelligente, smart city, energia rinnovabile, trasporti. La logica è non disperdere il capitale costruito nella stagione Pnrr, ma spostarlo dove si giocheranno sicurezza, produttività e sovranità tecnologica.

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«La fase post Pnrr deve rappresentare il passaggio da una stagione straordinaria di costruzione della rete a una nuova fase di valorizzazione delle competenze, delle infrastrutture e del capitale tecnologico accumulato», afferma Salvatore Turrisi, presidente di Sielte. E aggiunge: «Abbiamo contribuito in modo determinante alla realizzazione della connettività ultraveloce italiana – aggiunge Turrisi – e adesso è fondamentale non disperdere questo patrimonio industriale e umano».

La traiettoria affonda in una storia lunga. Sielte è stata nella ricostruzione telefonica del dopoguerra, nell’impiantistica elettrica e ferroviaria, nel progetto Socrate per il cablaggio in fibra degli anni Novanta. Dopo l’uscita da Ericsson e il rilancio sotto il gruppo Sieti-Itel, dal 2010 si è consolidata come system integrator nelle Tlc, nell’energia e nei trasporti. Ora l’obiettivo è fare un altro salto: da realizzatore di infrastrutture fisiche a gestore di piattaforme.

«La rete – sottolinea Turrisi – è ormai la piattaforma abilitante per servizi strategici ad alto valore aggiunto come la sicurezza delle infrastrutture critiche, le smart city, l’efficienza energetica e la modernizzazione della pubblica amministrazione. La vera sfida è governare la transizione dal building all’operating, accompagnando la filiera verso nuovi ambiti strategici come energia, trasporti e system integration».

Nel nuovo assetto conteranno due direttrici. La prima è geografica e commerciale: seguire i grandi committenti anche in aree meno “confortevoli”, ma allargare il portafoglio clienti. La seconda è industriale: rafforzare la diversificazione infrastrutturale. Nell’energia, Sielte punta a lavorare con le major e nelle rinnovabili, dalla costruzione degli impianti alle interconnessioni. Nei trasporti vuole crescere su ferrovie, strade, autostrade, porti e aeroporti.

Il rischio, per tutta la filiera Tlc, è che il dopo Pnrr lasci sul campo capacità produttiva e know-how. Per questo Turrisi insiste: «Il percorso di reskilling diventa decisivo», aggiunge Turrisi. «Servono politiche industriali capaci di sostenere formazione continua, riconversione professionale e investimenti privati. In uno scenario geopolitico sempre più competitivo, la sovranità tecnologica passa anche dalla capacità dell’Italia di preservare e rafforzare la propria filiera Tlc».

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