Il Piemonte mira a diventare leader in Europa della rivoluzione AI
La Regione sarà la sede del Centro italiano dedicato all’intelligenza artificiale. Il presidente Alberto Cirio ha ricevuto dal Comitato europeo delle Regioni l’incarico di scrivere il parere sul tema
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I punti chiave
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Un settore in grande sviluppo in Piemonte
Il Piemonte vanta una solida tradizione nell’industria dell’automotive, della manifattura, dell’informatica e dell’elettronica e dei semi-conduttori, oltre a un ambiente universitario e di ricerca di livello. In generale, si tratta di un contesto attento alle innovazioni, come l’Intelligenza artificiale. Nel 2022, secondo Anitec-Assinform, l’associazione che in Confindustria raggruppa le aziende Ict, il giro d’affari dell’Ai in Piemonte ha superato i 43 milioni di euro, contro 422 milioni a livello nazionale. La Regione ha inoltre importanti prospettive di crescita e, secondo le stime, metterà a segno un +67,2% rispetto al 2022 entro la fine di quest’anno. Nel 2024 si prevede quindi che il mercato dell’intelligenza artificiale arriverà a toccare 72,9 milioni di euro.
«Promuovere un approccio europeo al tema rappresenta un obiettivo strategico per restare al passo con l’innovazione e creare un coordinamento tra Stati, regioni e città, in particolare per quanto riguarda il settore pubblico – spiega il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio - Le Regioni possono svolgere un ruolo chiave nel garantire la formazione sia a livello pubblico sia privato, e la sinergia tra industria, istituzioni accademiche, start-up anche grazie ai finanziamenti del Pnrr. Quindi è un grande onore - ha concluso - che il Piemonte sia stato scelto per questo incarico, riconoscendo la nostra eccellenza in campo tecnologico, confermato dalle tante applicazioni dell’Ai che già oggi sono parte integrante del nostro sistema manifatturiero e produttivo».
Divario tecnologico e posti di lavoro
L’industria manifatturiera, sempre secondo lo studio CIM4.0 presentato a Torino, sarà quella che trarrà maggiori benefici dall’adozione dell’Ia, con un guadagno atteso di 3.800 miliardi di dollari entro il 2035. Tale strumento potrebbe essere fondamentale per aiutare le piccole medie imprese nel loro percorso verso la sostenibilità economica e ambientale. Ci sono però diverse criticità da affrontare. Saranno, per esempio, diversi i lavoratori che dovranno reinventarsi o che rischieranno di perdere il proprio posto (8,4 milioni in Italia, secondo Confartigianato, dei quali il 27% in Piemonte e Valle d’Aosta). L’Ai però potrebbe creare 97 milioni di nuovi impieghi in tutto il mondo, afferma il report presentato alla Fiera A&T, contrastando così le preoccupazioni legate al licenziamento in massa.
Perchè la transizione rechi più benefici che difficoltà, occorre evitare però il così detto “Ai Divide”, cioè il divario nell’adozione dell’Intelligenza artificiale tra grandi e piccole realtà. Per gli analisti di CIM 4.0, nel mondo solo l’8% delle piccole e medie imprese utilizza l’Ai nella produzione e il 6% nella logistica, mentre nelle grandi aziende tali percentuali raggiungono rispettivamente il 26% e il 32%. Costi elevati, una mancata formazione o ritardi nella digitalizzazione sono i fattori che frenano le Pmi anche in Italia.








