Il potere terapeutico dell’arte: così aiuta il benessere psicologico ed emotivo
Presentata una monografia su Michelangelo: il settantesimo volume della collana curata dall’industria farmaceutica fiorentina
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Per un’azienda che da sempre si prende cura della salute, anche la bellezza, quella dell’arte con la ‘A’ maiuscola, può rappresentare una forma di terapia. È con questo spirito che il Gruppo Menarini porta avanti da 70 anni una tradizione singolare nel panorama industriale europeo: affiancare ai farmaci la diffusione dell’arte, considerata non solo patrimonio culturale ma anche strumento di benessere e conoscenza. Un’operazione di mecenatismo culturale di sapore quasi rinascimentale che ben si inscrive nelle iniziative dell’arte che cura, un concetto che si sta affermando con sempre maggior decisione: l’esperienza estetica può avere effetti positivi sul benessere psicologico, emotivo e persino fisico di una persona.
Ma l’amore per l’arte di Menarini si è concretizzato nel lontano1956 con Il Testimone d’Egitto, un reportage tra le meraviglie dei faraoni che inaugurò una lunga stagione editoriale. Il volume dedicato a Michelangelo si inserisce in questa tradizione: un invito a guardare all’arte non solo come memoria del passato, ma come energia viva capace di nutrire lo spirito, proprio come la medicina si prende cura del corpo.
Presentato a Firenze dalla sua autrice, la professoressa Cristina Acidini, magistralmente introdotta da Barbara Jatta, Direttrice dei Musei Vaticani, il volume (Pacini editore) fa sfoggio delle magistrali foto in bianco e nero delle sculture firmate dal maestro della fotografia Aurelio Amendola e delle magnifiche riproduzioni degli affreschi michelangioleschi, vibranti nella magnificenza dei colori.
La storia del Divin Artista
Generoso e avaro, premuroso e brusco, infaticabile e geniale. È solo una parte del florilegio di aggettivi che tentano di descrivere l’immenso Michelangelo, il ‘Divin Artista’ che lavorerà il marmo fino a 6 giorni prima della morte, nonostante le mani straziate dall’artrosi.
Nella sua lunghissima vita riceverà committenze da tanti papi, due dei quali (Leone X e Clemente VII de’ Medici) provenienti dalla sua Firenze, che si contenderà con Roma il suo pendolarismo artistico. Ma sono stati altri pontefici a renderlo immortale: Giulio II della Rovere, per il quale realizzerà la volta della Sistina e il suo monumentale mausoleo funebre mai completato (a Roma, a San Pietro in Vincoli) e Paolo III Farnese che gli affida il Giudizio Universale della Sistina e la Cappella Paolina, un gioiello nascosto agli occhi dei più e riservato alla sacralità delle preghiere private del papa. Basterebbe questo per riempire decine di volumi di storia dell’arte, comunque una mission impossible perché è inconcepibile contenere il genio di Michelangelo nella finitezza di un libro stampato. Anche se certo, ogni nuova pubblicazione aiuta a scoprire la sua genialità da un altro angolo. E l’ultima in ordine di tempo è appunto il magnifico Volume d’arte Menarini, il settantesimo di questa serie magistrale, che attualizza il concetto di mecenatismo d’arte ai giorni nostri. Una collana che dal 1976 a raccontare l’arte con coerenza e qualità altissima, ritornando con un inatteso bis a parlare di Michelangelo, per celebrare i 140 anni della Menarini, la multinazionale fiorentina presente in 140 Paesi del mondo.







