Opinioni

Il progetto “Capitale Europea della Cultura” del 2033

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In un’epoca caratterizzata da crescenti tensioni e fratture del tessuto sociale ed economico globale, l’azione dell’Unione “Capitali Europee della Cultura”, a poco più di quarant’anni dalla sua nascita nel 1985, continua a perseguire lo scopo di far sentire i popoli europei più uniti tramite la cultura.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Il programma “Città Europea della Cultura”, rinominato nel 1999 la Capitale Europea della Cultura (ECoC in inglese), è oggi una delle politiche culturali più longeve dell’Unione. All’inizio, durante l’anno di celebrazione del titolo, l’iniziativa si concentrava sulle forme d’arte e i festival locali, ma già dagli anni ‘90 con Glasgow (ECoC 1990) e più avanti con Liverpool (ECoC 2008) il programma ha assunto un ruolo innovativo, favorendo la messa in moto di una vera rigenerazione urbana. Il bilancio operativo medio destinato dalle città vincitrici è passato da circa 25 milioni di euro a quasi 51 milioni (grafico 1), segno di un peso economico crescente che ha trasformato un’iniziativa simbolica in un motore di sviluppo.

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La letteratura scientifica sul tema conferma che vi sono significativi effetti misurabili, come l’aumento medio dei pernottamenti dell’8% nell’anno di celebrazione del titolo e un incremento del 4,5% del PIL delle città vincitrici rispetto a quelle non premiate nello stesso paese. A questi risultati si affiancano benefici sociali e culturali più difficili da quantificare, ma altrettanto rilevanti legati al rafforzamento dell’identità locale, all’aumento della qualità della vita dei residenti e al miglioramento dell’accesso e della partecipazione alla cultura (Giovannelli et al. 2026).

L’Italia è stata protagonista del programma ECoC nel 1986 con Firenze, nel 2000 con Bologna e nel 2004 con Genova. Poi, dopo l’introduzione della prima vera normativa, la Decisione n. 1622/2006/CE, è stato il turno di Matera nel 2019. L’esperienza della città dei Sassi ha dimostrato come essere nominata ECoC sia stato un reale moltiplicatore economico. Tra il 2014 - anno della nomina - e il 2019 - anno del titolo - le presenze turistiche nella città sono passate da 244.847 a 730.434 (+198,3%), con gli arrivi internazionali più che raddoppiati (+134,7%) (Padula, 2020). Solo nel 2019 la spesa turistica ha raggiunto i 121,3 milioni di euro, generando un impatto sul PIL cittadino di 224,3 milioni di euro: circa il 15% del PIL comunale. A beneficiarne non è stato solo il comparto turistico: un’analisi condotta sulla filiera dei fornitori della Fondazione Matera-Basilicata 2019, nata per gestire l’evento ECoC, ha rilevato un evidente effetto spill-over sul tessuto imprenditoriale lucano che ha beneficiato del 59% degli impegni di spesa vincolanti, per il 44% del budget complessivo. L’effetto positivo dell’evento ha investito anche il tasso di natalità delle imprese culturali e creative, che a Matera, tra il 2015 e il 2019, ha raggiunto l’8,1% rispetto alla media nazionale pari al 4,9%, mentre le imprese giovanili sono cresciute del 2,89% in netta controtendenza rispetto al dato registrato nel Mezzogiorno (-5,9%) e in Italia (-7,69%). Nello stesso arco di tempo, l’occupazione in provincia di Matera è salita del 10%, contro il 4% della media nazionale (Fondazione Matera, 2019).

I benefici non si limitano solo a questi dati, Matera gode ancora della legacy che l’esperienza europea le ha lasciato. La Fondazione Matera-Basilicata 2019 continua ancora oggi a promuovere e coordinare iniziative culturali. Matera quest’anno è tornata sotto i riflettori internazionali con il titolo di Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo, insieme a Tétouan (Marocco), con un programma che rafforza le connessioni culturali e storiche dell’area euro-mediterranea, puntando sull’innovazione creativa e sulla partecipazione attiva delle comunità locali.

Ma come si diventa ECoC oggi?

Le città candidate devono presentare un progetto che abbia: (i) una strategia di lungo periodo, (ii) una dimensione europea, (iii) una qualità dei contenuti culturali e artistici, (iv) una capacità organizzativa, (v) il coinvolgimento della cittadinanza e (vi) una gestione economica sostenibile (art. 5 Decisione n. 445/2014/UE).

Il 2027 sarà un anno decisivo per l’Europa e per l’Italia. È, infatti, l’anno in cui il Parlamento e il Consiglio Europeo adotteranno la nuova decisione che, dal 2034 al 2048, regolerà l’intero programma, ed è altresì l’anno in cui l’Italia pubblicherà l’invito alle città italiane a presentare le candidature per designare la Capitale Europea della Cultura del 2033 (art. 7 Decisione n. 445/2014/UE). Un’occasione per fare il punto su cosa abbia davvero funzionato finora e interrogarci su quale postura dovranno assumere le città italiane all’avvio di questa competizione.

Al di là dei criteri progettuali da rispettare, il successo dell’iniziativa dipende dalla capacità di includere l’evento ECoC nella strategia di sviluppo urbano di lungo periodo. I casi di maggior successo citati condividono una governance inclusiva e multilivello e un forte coinvolgimento della cittadinanza fin dalle prime fasi della candidatura; al contrario, esperienze meno efficaci, come Cork (ECoC 2005) o Istanbul (ECoC 2010), mostrano che la mancanza di una leadership politica solida e di un reale coinvolgimento delle comunità locali può vanificare il potenziale trasformativo del titolo. Un territorio realmente competitivo non è quello che attrae più turisti nel breve periodo, ma quello capace di garantire un percorso di prosperità duraturo che tuteli al tempo stesso il benessere dei residenti e la sostenibilità delle proprie risorse economiche, sociali, culturali e politiche (Ritchie & Crouch, 2000).

È questa la postura che le città italiane sono chiamate ad assumere all’avvio della competizione per il 2033: prima ancora di domandarsi quanti visitatori potranno ospitare, dovranno chiedersi se sono pronte a costruire una visione strategica di lungo periodo che metta la cultura al servizio dello sviluppo del territorio, integri i cittadini nei processi decisionali e sappia tradurre i progetti in un’eredità duratura. Per farlo serve una condizione che la candidatura da sola non garantisce ovvero mettersi in ascolto dei propri territori.

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Bibliografia

Fondazione Matera-Basilicata 2019, Open Data Matera 2019, Gli impatti economici di Matera 2019 presente al link: https://opendata.matera-basilicata2019.it/it/impatti/

Giovannelli, M. C., Oldani, C., & Franco, S. (2026). The European capital of culture: a systematic review of the literature. Journal of Policy Research in Tourism, Leisure and Events, 1–18.

Padula, G. (2020). L’impatto economico di Matera Capitale Europea della Cultura 2019: L’exploit 2014-2019, i rischi dopo il 2020: le nuove sfide a Matera e in Basilicata. Rapporto finale (aggiornamento maggio 2021). CityO Srl, per la Fondazione Matera-Basilicata 2019.

Ritchie, J. R. B., & Crouch, G. I. (2000). The competitive destination: A sustainable tourism perspective. Tourism Management, 21(1), 1–7.

(*) Università degli studi della Tuscia

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