Il Tribunale di Milano: fallita Ki Group Holding, un’altra ex società di Santanchè
Dichiarato l’avvio della liquidazione giudiziale - l’ex fallimento - per Ki Group Holding spa, società del gruppo del bio-food guidato fino al febbraio 2022 dall’attuale ministra del Turismo. E il tribunale monocratico di Roma ha disposto il giudizio per la ministra per l’accusa di diffamazione ai danni di Giuseppe Zeno, azionista di minoranza della società Visibilia Editore Spa
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Il Tribunale fallimentare di Milano ha aperto la procedura di liquidazione giudiziale, quella che ricalca il vecchio fallimento, per un’altra delle società del gruppo del bio-food un tempo guidato dalla ministra Daniela Santanchè e dall’ex compagno Giovanni Canio Mazzaro. Si tratta di Ki Group Holding spa, di cui avevano chiesto il fallimento i pm Marina Gravina e Luigi Luzi, gli stessi titolari dei procedimenti sulle ex società della senatrice di FdI, come Visibilia. La ministra è già indagata per bancarotta per il fallimento di Ki Group srl e un’accusa analoga potrebbe arrivare dopo il crac di Bioera e dopo l’ultimo della holding.
Fallimenti in serie
Già dopo l’udienza del 29 maggio era emerso con nettezza che si sarebbe arrivati al fallimento, come già accaduto, nel gennaio 2024, per Ki Group srl e lo scorso dicembre per Bioera spa. Fallimenti in serie che possono portare a nuove grane giudiziarie per la senatrice, già a processo anche per falso in bilancio e che rischia un altro rinvio a giudizio per truffa aggravata all’Inps in due filoni distinti del caso Visibilia. I legali della holding si erano rimessi alla decisione dei giudici dopo che era stata fissata udienza per discutere “l’inammissibilità della domanda di accesso” al concordato in bianco e l’istanza di apertura della procedura fallimentare.
Il piano di salvataggio mai presentato
Quasi sei mesi fa la spa aveva chiesto un concordato in bianco e nuove misure di protezione, assicurando che entro 60 giorni sarebbe stato presentato un “piano di salvataggio”. Cosa non avvenuta. Non sono stati presentati “né la proposta, né il piano di concordato, né il ricorso per omologa dell’accordo di ristrutturazione” o altro “strumento di regolazione della crisi”. Tra i maggiori creditori di Ki Group Holding ci sono il fallimento di Bionature, società sempre del settore alimentare che un tempo faceva parte di Bioera, e il fallimento di Penta Trasporti. Per Santanchè, tra l’altro, una precedente imputazione di bancarotta era andata in archiviazione, su richiesta dei pm, nella prima tranche dell’inchiesta sul gruppo editoriale Visibilia, perché la Editore spa si era salvata dal crac e poi era finita in amministrazione giudiziaria, decisa dal Tribunale civile.
La sentenza depositata: debiti erariali e previdenziali per 1,4 milioni
Ingenti “debiti erariali e previdenziali di circa 1,4 milioni di euro” a partire “da ottobre 2020”, un “patrimonio netto negativo” al 28 febbraio scorso di oltre 6,5 milioni di euro, la “mancata soluzione alternativa della crisi e dell’insolvenza, stante il mancato deposito dell’accordo di ristrutturazione dei debiti” e uno “stato di definitiva incapacità dell’impresa di fare fronte regolarmente alle proprie obbligazioni”. Lo scrivono i giudici della Sezione seconda civile e crisi d’impresa, Laura De Simone, presidente, Luisa Vasile e Francesco Pipicelli, nella sentenza, depositata e notificata oggi alle parti, con cui hanno dichiarato “l’apertura della liquidazione giudiziale” per Ki Group Holding, un’altra delle società del gruppo del bio-food un tempo guidato dalla ministra Daniela Santanchè e dall’ex compagno Giovanni Canio Mazzaro. Società fallita su istanza della Procura di Milano diretta da Marcello Viola e del pool di pm guidato dall’aggiunto Roberto Pellicano. Ma anche della Agenzia delle Entrate, che evidenziato debiti da parte della holding per oltre 400mila euro, con “esito negativo dei pignoramenti di crediti presso terzi tentati”. Come curatore fallimentare, che dovrà redigere una relazione che sarà depositata anche alla Procura, è stato nominato dai giudici Marco Garegnani.
Accusata di diffamazione da socio Visibilia, Santanchè a processo
Sempre oggi, il tribunale monocratico di Roma, nell’ambito di una udienza predibattimentale, ha disposto il giudizio per il ministro del Turismo, Daniela Santanchè, per l’accusa di diffamazione ai danni di Giuseppe Zeno, azionista di minoranza della società Visibilia Editore Spa. Il processo è stato fissato al prossimo 16 settembre: il giudice non ha accolto la richiesta avanzata dalla difesa che sollecitava il non luogo a procedere o di trasmissione degli atti ai pm di Milano dove è in corso un altro procedimento che vede contrapposti sempre le stesse due parti. La vicenda è legata ad alcune affermazioni fatte dalla parlamentare nel corso di una informativa al Senato del 5 luglio del 2023 in relazione all’indagine sulla società che coinvolge Santanchè. Nel capo di imputazione vengono riportare le affermazioni che secondo la Procura di Roma rientrano nel reato di diffamazione. Riferendosi a Zeno, la ministra afferma che si tratta di “...una sorta di finanziere che è partito molti anni addietro da Torre del Greco, si è trasferito prima a Londra, poi in Svizzera e successivamente a Montecarlo e ora risiede alle Bahamas...”. E ancora: Santanchè ha aggiunto che Zeno “fa riferimento a inverosimili e oscure mie manovre solo dopo - lo vorrei dire chiaro - aver inutilmente tentato di costringermi ad accordi per me inaccettabili. Questo, però, è un tema a parte su cui purtroppo non posso aggiungere altro, perché sarà oggetto di apposita inchiesta giudiziaria che chiarirà, anche grazie a registrazioni vocali, le finalità che hanno ispirato chi ha attivato tutto ciò e quando poi un socio di minoranza, residente nelle Bahamas, ha avanzato proposte per noi irricevibili, lo abbiamo contestualmente diffidato tramite uno studio legale.”. Sulla decisione del giudice ha espresso “soddisfazione” la parte civile che era presente in aula. “Il tribunale ha riconosciuto oggi - ha affermato Zeno, assistito dall’avvocato Antonio Piantadosi - che le parole espresse da Santanchè avevano contenuto lesivo nei miei confronti”.







